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C’era una volta: UN MOSTRO!

“C’era una volta: UN MOSTRO! Anzi, tanti mostri! Questa è una storia pienissima di mostri. Quelli bruttissimi, con il moccio che cola, le pustole, le unghiacce gialle e i peli dritti e duri.
Ma tu non hai paura, vero? Perché noi, i mostri, siamo abituati a combatterli e sconfiggerli. Li polverizziamo, li sminuzziamo, li trituriamo, li vaporizziamo. Li facciamo scomparire insomma. Per questo i mostri si stanno lamentando: perché non riescono più a fare il loro mestiere. Non ci credi? Vieni a vedere…”

Comincia così il divertente – ma serissimo – libro, scritto dall’Assessore al Diritto alla Salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria e sport, Stefania Saccardi: Storia di Etciù (Firenze: Giunti 2019). È la storia di un ragazzino, che ha i sintomi dell’influenza: l’unico modo che ha la mamma per vincere la sua resistenza a rimanere a letto è quello di spiegargli le ragioni di questo suo temporaneo allontanamento dagli altri bambini:

“– Lo capisco, ma non puoi. Tra l’altro, rischi di far ammalare anche gli altri bambini. Devi rimanere in casa e lasciare che i tuoi anticorpi, i soldatini che dentro di te combattono le malattie, sconfiggano il virus.

– Cos’è un virus, mamma?”.

Inizia, in questo modo, una storia più che avvincente nel mondo della Medicina e della Sanità, “spiegata a mio figlio”, secondo un modello forse felicemente inaugurato dallo scrittore Tahar Ben Jelloun.

Lo scrittore franco-marocchino utilizzò la formula del dialogo con sua figlia di circa dieci anni per spiegare, attraverso le sue domande, il significato della parola “razzismo”.

Anche altri autori hanno seguito questo esempio, adottando la forma del colloquio domanda-risposta per veicolare concetti complicati, affrontare temi spinosi, rendere facile ciò che, al contrario, è tanto, tanto difficile.

Stefania Saccardi ha lo stesso obiettivo, ma sfugge all’impostazione didascalica: non vuole spiegare, ma vuole far comprendere. E, per ottenere questo risultato, abbandonando qualunque atteggiamento paternalistico, sceglie la lingua dei bambini.

In questo modo, raggiunge anche gli adulti. Non era facile sintetizzare e rendere comprensibile le attività erogate da un servizio sanitario che conta su oltre 50.000 persone tra medici, infermieri e tecnici, che lavorano quotidianamente nei 40 ospedali della Toscana, nelle strutture e nei servizi sanitari del territorio.

Non era facile trasmettere a un ipotetico interlocutore, abituato a godere dei benefici di questo sistema in maniera automatica, la lunga strada percorsa per raggiungere quei parametri di efficienza, appropriatezza, efficacia, equità che fanno parte del nostro mondo.

Stefania Saccardi ci è riuscita, “nonostante” il suo curriculum…

Avvocato, libera professionista, già vicepresidente di Avvocatura Indipendente, ha lavorato nell’ufficio stampa del Ministero dell’Interno e successivamente ha ricoperto il ruolo di capo della segreteria politica del sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia, per poi essere eletta in Consiglio comunale di Firenze, ricoprendo il ruolo di vicesindaco e di assessore al welfare, alla cooperazione internazionale, allo sport e alla casa e di presidente della Società della Salute di Firenze. Dal 2013 al 2015 è stata vicepresidente della Regione Toscana per poi essere riconfermata nella decima legislatura, con il ruolo attuale.

Nel libro, che vive di uno stile ilare e giocoso, corredato da immagini azzeccatissime, viene ripercorsa la lunga battaglia contro le malattie che hanno colpito le società fino a tempi recenti, molte delle quali sono ancora una minaccia per la sopravvivenza individuale e collettiva.

“I bambini ormai non conoscono più il mio nome, io, il mostro dei mostri! Mi ha chiesto se fossi il mostro mangiacalzini o quello delle carie ai denti. Io, la PESTE! Io che un tempo seminavo il terrore tra tutti, bambini, adulti, mamme, nonni. Tutti mi temevano; per secoli ho distrutto ogni cosa che ho incontrato, villaggi interi, castelli, pianure con tante grandi città e piccoli paesi, contadini e re senza distinzione. Chi non riusciva a fuggire dalla città era condannato a una morte bruttissima, con bubboni schifosi, che diventavano tutti neri. E ora guarda come sono ridotto. Nessuno mi riconosce per strada, nessuno ha più paura, nemmeno un piccolo brividino.”

Nel dialogo tra Peste e Tubercolosi, due dei personaggi del libro, si accende uno dei capitoli più drammatici della storia dell’umanità, quello della Peste Nera, che dal VII al XVIII secolo ha dominato la patocenosi del mondo occidentale.
Non solo: Vaiolo dai 5.000 occhi e Poliomielite, una “figurina piccola e spelacchiata, a righe sottili verdi e viola, con antenne a zigo zago che le spuntavano un po’ ovunque dai lati”, insieme a tutti i personaggi del libro, sono i protagonisti di una vera e propria epopea, che prende il nome di Vaccinazione, di Igiene, di Sanità pubblica…

Come professore di Storia della Medicina ho la consapevolezza di come le prime pagine del Decamerone di Boccaccio valgano più di qualunque manuale; di come Mimì de La Bohème sia più incisiva di tante spiegazioni; di come La mano del malato povero di Pirandello apra uno spaccato sulla storia degli ospedali, difficilmente immaginabile attraverso compendi e prontuari…

Merita dunque un ringraziamento questo impegno dell’assessore Saccardi, che ha saputo tessere un gradevole racconto, che è, allo stesso tempo, una sorta di memorandum per coloro che si sono adagiati nella comodità dello stato sociale. Per parlare di temi tanto impegnativi, il modo più immediato era proprio quello di cambiare registro, perché “chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande…”(Mt 18:4).

Donatella Lippi