Carpe Diem: la riscoperta del giro visita congiunto medico-infermiere

Valerio VerdianiValerio Verdiani, Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1987. Specialista in Medicina Interna, Cardiologia, Gastroenterologia. Ha lavorato per 7 anni nella Medicina-Pronto Soccorso dell’AOU Careggi di Firenze e per 13 anni nella Medicina Interna e d’Urgenza della stessa Azienda. Dal 2012 è Direttore della U.O. Medicina Interna di Grosseto

 

 

Beatrice Pisani, Diplomata in Scienze Infermieristiche nel 1990. Master in Anestesia e Rianimazione nel 1998, Master in Coordinamento nel 2002. Ha lavorato come infermiere strumentista in sala operatoria di Chirurgia nel P.O. Misericordia di Grosseto fino al 2006. Dal 2007 infermiere coordinatore nei setting di Area Medica e dal 2011 Operation Manager in Area Medica nella stessa Azienda

Luciana Cerratti, Laureata in Scienze Infermieristiche nel 1995. Master in Coordinamento nel 2008. Ha lavorato come infermiera dal 1996 al 1999 presso Ospedale di Biella, dal 1999 presso Ospedale di Grosseto nel reparto di Ortopedia e dal 2002 al 2015 presso Direzione infermieristica. Dall’ottobre 2015 infermiere coordinatore presso setting di Area Medica Ospedale di Grosseto

Romina Chechi, Laureata in Scienze Infermieristiche nel 2005, facilitatore GRC dal 2013. Lavora come infermiera dal 2006 in setting di Area Medica Ospedale di Grosseto

 

Negli ultimi anni, per vari motivi, ci si è progressivamente allontanati nella pratica clinica dal giro visita congiunto medico-infermiere. Dati della letteratura rilevano invece come esso sia elemento fondamentale per una migliore assistenza e cura dei malati ricoverati. L’infermiere è figura determinante nel giro visita purché ne sia parte attiva, con specifiche funzioni e con scambio di informazioni bi-direzionale medico-infermiere. Abbiamo eseguito uno studio pilota sulla base di tali considerazioni per verificare la fattibilità e le percezioni di soddisfazione ed efficacia di una più moderna interpretazione del giro visita congiunto.


Parole chiave: giro visita, ospedalizzazione, infermiere, intensità di cura, assistenza


Introduzione

Il giro visita viene descritto come un processo clinico complesso o un periodo di comunicazione intra-ospedaliera formalizzata tra più figure professionali, durante il quale si opera una review della cura e un’assistenza (care) del paziente ricoverato.

L’interpretazione tradizionale del giro visita, come rilevato in studi internazionali, affidava al medico un ruolo primario mentre all’infermiere spettava un ruolo prevalentemente passivo. Questa modalità di procedura e gli importanti cambiamenti organizzativi ospedalieri degli ultimi anni hanno sempre più allontanato l’infermiere dal giro visita, tanto che in alcuni studi si è rilevata la sua presenza in non più del 30-50% dei casi.

Herring et al. (2013), che hanno eseguito ricerche sull’argomento nel Regno Unito, sono giunti alla conclusione che “la presenza di un infermiere è la chiave del processo denominato giro visita”, e del resto è stato riportato che la mancata partecipazione degli infermieri al giro visita può portare a una peggiore care del paziente.

Il Royal College of Physicians inglese e il Royal College of Nursing hanno stilato un documento comune incoraggiando a un nuovo approccio al giro visita come buona pratica clinica in grado di migliorare l’assistenza e la cura oltre che la sicurezza del paziente ricoverato.

Materiali e metodi

All’interno dell’Ospedale Misericordia di Grosseto, abbiamo identificato 2 setting di 24 posti letto ciascuno con pazienti assegnati alla U.O. Medicina Interna per avviare uno studio pilota sulla modalità di giro visita congiunto come suggerito dalle società scientifiche inglesi.

I medici e gli infermieri, dopo un breve briefing nelle prime ore del mattino su eventuali problematiche urgenti, svolgevano separatamente alcune specifiche attività per poi incontrarsi a eseguire il giro visita congiunto.

Abbiamo ideato un acronimo (Carpe Diem) (Tabella I) per identificare i punti in carico all’infermiere, che diventa quindi figura attiva del giro visita, con aspetti propositivi, di informazione e comunicazione con il medico, mentre a quest’ultimo spettano la revisione della cartella clinica, la visita del paziente e le decisioni sull’iter diagnostico-terapeutico.

Tab1 Verdiani

Ai pazienti dimessi veniva somministrato un semplice questionario (Tabella II) da riempire anonimamente che introducevano in un box apposito. Dopo 2 mesi di sperimentazione abbiamo somministrato un questionario ai medici e agli infermieri (Tabella III).

Tab2 Verdiani

Tab3 Verdiani

Risultati

I 73 pazienti che hanno risposto al questionario (Tabella II) hanno dato una risposta positiva (abbastanza o sì) nell’86%, 80%, 86% dei casi rispettivamente alla prima, seconda e terza domanda. Per quanto riguarda il questionario per infermieri e medici (Tabella III), hanno risposto “migliore” alla prima domanda il 73% degli infermieri e il 92% dei medici; “migliore” alla seconda domanda il 47% degli infermieri e il 69% dei medici; “migliore” alla terza domanda il 64% degli infermieri e il 62% dei medici. Alla quarta domanda hanno ravvisato una percezione di tempi morti o di perdita di tempo solo il 7% degli infermieri e l’8% dei medici. Alla richiesta di dare un giudizio complessivo sul giro visita congiunto seguendo la metodologia Carpe Diem una risposta positiva (“sufficiente” o “più che sufficiente”) è stata data dal 73% degli infermieri e dal 92% dei medici (Figura 1).

Fig1 Verdiani

Conclusioni

Rispetto all’assistenza operata separtamente da medici e infermieri o rispetto al giro visita tradizionale, il giro visita congiunto medico-infermiere strutturato secondo l’attribuzione di specifiche funzioni (Carpe Diem) da esercitare in maniera attiva dall’infermiere e con comunicazione bi-direzionale al letto del paziente ha portato, secondo gli stessi operatori, una maggiore percezione di presa in carico del malato e maggiore soddisfazione professionale, senza percezione di tempi morti o di perdita di tempo. Un miglioramento riguardo alla comunicazione e al rapporto inter-professionale è stato indicato dalla maggioranza dei medici e dal 50% degli infermieri. La stragrande maggioranza dei pazienti è apparsa soddisfatta indicando di aver avuto la sensazione di essere stata al centro delle attenzioni di medico e infermiere, di ritenere importante la presenza di entrambi durante il giro visita del mattino, di avere percepito collaborazione tra i professionisti. Complessivamente gli operatori hanno dato in gran parte un giudizio positivo al giro visita congiunto così impostato, in misura maggiore i medici rispetto agli infermieri. I risultati dello studio confermano che il giro visita congiunto, in cui l’infermiere ne è parte attiva, ha diversi elementi positivi e dovrebbe a nostro avviso essere incoraggiato al fine di un miglioramento della collaborazione medico-infermiere, della qualità delle prestazioni erogate e di quella percepita dal paziente.

Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento alle coordinatrici, agli infermieri del setting K e del setting L e ai medici della U.O. Medicina Interna dell’Ospedale Misericordia di Grosseto per la collaborazione allo studio.

 

verdiani@fastwebnet.it