Misericordia Firenze

La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze: storia di un impegno secolare

Riccardo BeconciniRICCARDO BECONCINIIscritto alla Misericordia di Firenze dal marzo 1970. Nel luglio del 1993 è chiamato dal Corpo Generale ad assumere la carica di Capo di Guardia. In quegli anni ha ricoperto svariati incarichi: Economo, Responsabile automezzi e Cerimoniere. Dal 2016 è responsabile dell’Archivio Storico della Misericordia di Firenze, coadiuvato dalla dott.ssa Barbara Affolter e dalla dott.ssa Laura Rossi

 

La Confraternita della Misericordia di Firenze, fondata nel 1244, è la più antica istituzione operante nel sociale sul territorio.

Sensibile ai bisogni delle persone in difficoltà, si impegna in opere di soccorso adattando l’offerta dei servizi alle esigenze del momento. Vicina agli abitanti più fragili, offre a chi si approccia alla sua storia nuove chiavi di lettura spesso sorprendenti.

 

Parole chiave: storia di Firenze, solidarietà, volontariato, peste, prima ambulanza

 

La Confraternita della Misericordia di Firenze è nata oltre sette secoli fa per rispondere, in assenza di uno stato sociale, ai molteplici bisogni di una società urbana in forte espansione. 

Fu la presenza di fra Pietro da Verona, chiamato nel 1244 a Firenze per contrastare la dilagante eresia catara, a richiamare l’attenzione di molti cittadini. Gli appassionanti sermoni del predicatore domenicano e il suo costante richiamo alla testimonianza dettero vita a una serie di iniziative fra le quali la fondazione di compagnie della fede con particolare devozione per la Vergine Maria. In questo contesto si inserì anche la nascita della Confraternita di Santa Maria della Misericordia votata a operare verso i bisognosi opere di evangelica misericordia.

Le prime notizie circa una sede stabile della Confraternita fiorentina risalgono al 1321 quando, in seguito a una raccolta fondi, i membri del sodalizio riuscirono ad acquistare una porzione di una casa-torre di proprietà della famiglia Adimari situata nell’omonimo vicolo.

Nel 1329 la Compagnia, grazie a una provvisione del Comune di Firenze che le permise di eleggersi propri “capitani”, divenne un’istituzione pubblicamente riconosciuta.

Dopo la peste del 1348, che vide il sodalizio in prima linea nell’opera di soccorso, i fratelli decisero di ingrandire la loro sede operativa dotandola di un oratorio con rispettiva loggia, elegantemente decorata e chiusa da inferriate in ferro (oggi Loggia del Bigallo) (Figura 1).

sede della misericordia

Negli anni Venti del Quattrocento una confraternita sorella della Misericordia, la Compagnia del Bigallo, il cui compito consisteva nell’amministrare luoghi di spedalità in tutto il territorio, ebbe delle forti difficoltà economiche. Per evitare il suo fallimento il governo fiorentino decise di intervenire obbligando la Misericordia, la cui amministrazione era in regola, ad assorbire il Bigallo in crisi decretando, nel 1425, l’unione delle due società e provocando, in questo modo, forti scontenti in entrambe. Infatti, qualche decennio più tardi, un nutrito gruppo di fratelli decise di staccarsi dal forzato sodalizio Misericordia/Bigallo per dare vita nel 1490 a una Nuova Misericordia definendola, nell’incipit dei rinnovati statuti, “più chalda nell’opere della misericordia et charità che mai fussi” (Statuti 1490).

Staccarsi significò anche abbandonare la bella e centrale sede con rispettivo oratorio e loggia e cercare una nuova residenza, impresa di non facile realizzazione visto che i fratelli non vollero allontanarsi da piazza Duomo. Pressati dalla necessità, decisero di prendere “a pigione” un locale di proprietà dell’arte dei Corrazzai in piazza del Campanile, a pochi passi quindi dalla sede appena abbandonata, e trasferirono lì masserizie e oggetti di utilità immediata.
Nel 1498 una nuova ondata di peste si abbatté sulla città e il Comune chiese alla rinnovata Compagnia di collaborare nelle attività di soccorso alla popolazione. La Nuova Misericordia rispose prontamente e, oltre a prendersi carico della gestione dei lazzaretti ai bordi della città, provvide all’organizzazione di tutta un’altra serie di servizi quali la sorveglianza dei “casi sospetti”, la sepoltura dei morti di “morbo”, la costruzione di capanne di legno come strutture di “isolamento” e altro ancora.
Nel 1525 i fratelli della Compagnia lasciarono le stanze precedentemente locate, rivelatesi insufficienti anche per la mancanza di un posto dove poter dir Messa, e si trasferirono nella vicina chiesa parrocchiale di San Cristoforo degli Adimari loro concessa da papa Clemente VII. Lì i fratelli rimasero fino al 1575, anno in cui il granduca Francesco I de’ Medici, accogliendo una richiesta del neo-eletto provveditore Simone di Nunziato Santini, assegnò alla Compagnia alcuni locali in un palazzo di fronte al campanile di Giotto dove ancora oggi la Misericordia risiede (Figura 2).

sede della misericordia oggi

Nella peste del 1630 i fratelli del sodalizio ripresero il loro servizio di trasporto di “sospetti” e contagiati nei lazzeretti e numerosissimi furono i decessi anche fra i fratelli stessi tanto che la Misericordia, per supplire alle gravi necessità del momento, fu costretta ad avvalersi – oltre che dei volontari – anche di un nutrito gruppo di “stipendiati” per portare a termine l’incarico ricevuto.

Nel 1785 il granduca di Toscana, Pietro Leopoldo di Lorena, in una generale opera di riforma dell’apparato politico e sociale, decretò la soppressione di gran parte delle confraternite laicali operanti sul territorio ritenute ormai inutili, se non addirittura dannose per le casse dello Stato. Non così per la Misericordia che dal Governo continuava a essere considerata indispensabile interlocutrice nell’organizzazione dell’apparato socio sanitario della città.

Agli inizi dell’Ottocento, grazie a una generosa eredità, nacque un nuovo servizio per la città: quello delle “Mutature”. Si trattava di una forma di assistenza domiciliare per la quale i fratelli – e oggi anche le sorelle – si recavano, e ancora si recano, presso la persona in difficoltà per soccorrerla fisicamente e psicologicamente fra le proprie mura domestiche.

Un’altra grande novità venne introdotta agli inizi del Novecento. Fino ad allora il trasporto di pazienti o defunti era avvenuto con la “zana” (un cesto dotato di cinghie dorsali a mo’ di zaino), poi con cataletti più o meno attrezzati trasportati “a mano” o “in spalla” oppure con carri, tirati in genere dai fratelli in servizio. Questi sistemi, già faticosi quando Firenze era ancora stretta nelle sue prime cerchie murarie, divennero insostenibili con il sostanziale allargamento urbano di Firenze capitale. Visto che il provveditore dell’epoca, Antonino Ciardi Dupré, non volle introdurre l’uso di carri tirati da muli o cavalli, reputando tale servizio poco “dignitoso”, lo scontento dilagò e le proteste furono all’ordine del giorno. Quando agli inizi del Novecento alla guida del Sodalizio venne eletto un nuovo provveditore, il nobile Niccolò Martelli, un uomo di vedute più moderne, si iniziò a pensare all’istituzione di un “auto-carro lettiga”, vale a dire una macchina a motore – come solo poche si erano viste – guidata da uno chauffeur e dotata di barelle adibite al trasporto sanitario. Niccolò Martelli accolse con grande entusiasmo l’ardita proposta a una condizione: l’acquisto e l’allestimento del nuovo mezzo non dovevano gravare sulle casse della pia istituzione. Detto, fatto: i promotori dell’iniziativa si rivolsero con un foundraising ante litteram alla popolazione fiorentina e riuscirono a raccogliere la somma necessaria in pochissimo tempo. Una specifica Commissione si rivolse, quindi, alla Fiat per l’acquisto di uno chassis e alla ditta San Giorgio di Pistoia (poi Breda) per l’allestimento interno. In pochi mesi l’autocarro fu pronto e così anche la festa per presentarlo alla città che tanto generosamente aveva risposto all’appello. Infatti, l’11 maggio del 1911 macchina con chauffeur, corteo e autorità sfilarono per la città fino ad arrivare al Duomo dove ad attenderli c’era il vescovo per dare la sua benedizione. La tanto agognata macchina si rivelò ben presto fragilissima e dovette essere affiancata e poi sostituita da altre più potenti e forti. Tuttavia ebbe il pregio di aver dato vita a una nuova era, mai più interrotta, del servizio di trasporto motorizzato.
Anche durante le due guerre mondiali, come nella tragica alluvione del 1966, la Misericordia si prestò ai servizi di soccorso verso la popolazione in difficoltà.

Oggi la Misericordia di Firenze è una struttura moderna ed efficiente in grado di offrire risposte concrete ai più svariati bisogni dei cittadini. L’Aiuto Alimentare, la Protezione Civile, il Centro di Ascolto Anti-Usura, la Fondazione San Sebastiano per persone affette da disabilità intellettiva, gli Ambulatori specialistici e di diagnostica strumentale, le Residenze per Anziani parlano di un impegno costante e attento alle moderne emergenze.

Con i suoi sette secoli di vita, la Misericordia di Firenze è senza dubbio uno dei sodalizi volontaristici operanti nel campo della solidarietà più longevi della nostra storia.

 

info@misericordia.firenze.it