Alcolismo

Persone con alcol-dipendenza in trattamento: la specificità toscana

Allaman AllamaniALLAMAN ALLAMANIConsulente dell’Agenzia Sanitaria di Sanità Toscana (ARS), già coordinatore del Centro Alcologico dell’Azienda Sanitaria di Firenze

 

 

STEFANO BRAVI, Statistico presso l’ASL 4 di Prato alla “U.O. di Epidemiologia” dal 2001 al 2012. Dall’1/08/2012 Statistico presso l’Osservatorio di Epidemiologia Sociale dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

FABIO VOLLERCoordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS) 

 

Nei servizi toscani per la dipendenza e l’abuso alcolico le persone trattate hanno sfavorevoli condizioni socio-economiche e lavorative e consistenti problemi psicologici e sanitari. Rispetto ai criteri del DSM IV i sintomi appaiono contenuti, con un profilo di dipendenza/abuso vicino a quello dei paesi mediterranei.

 

Parole chiave: alcol-dipendenza, abuso alcolico, DSM IV, problemi psicosociali e sanitari, consumo dei servizi

 

Dati sull’alcol-dipendenza in Italia

In Italia la frequenza dell’alcol-dipendenza è 0,8-2% tra la popolazione generale e 0,5-6,5% tra gli assistiti dei medici di medicina generale, in quest’ultimo caso con differenze regionali, ad esempio tra Friuli-Venezia Giulia (FVG) (6,5%) e Toscana (1,8%). Gli alcolisti in cura presso i servizi pubblici dedicati italiani erano 69.990 nel 2013, 72.784 nel 2014 e 71.219 nel 2016, lo 0,12% della popolazione generale (Ministero Salute, 2017).

Obiettivi e metodo dello studio

L’obiettivo dello studio era approfondire la conoscenza sull’alcol-dipendenza (AD), sull’abuso di alcolici (AbA) e sui correlati problemi socio-economici, comorbilità somatiche e mentali e consumo dei servizi sanitari delle persone di 18-64 anni trattate nei servizi alcologici della Toscana. Lo studio era parte della ricerca Alcohol dependence in primary & specialist care in Europe coordinata nel 2013-2014 dalla Technische Universität di Dresda e a cui hanno partecipato le istituzioni di 8 Paesi europei, inclusa l’Italia con Toscana e FVG. I dati toscani sono stati rielaborati a cura dell’Agenzia Regionale di Sanità toscana.

Allo studio hanno aderito i professionisti di 5 servizi pubblici su 7 contattati (a Firenze il Servizio Alcologico di Villa Basilewsky, la Tossicologia di Careggi, il SerT di Firenze-Centro; a Pisa e a Viareggio i rispettivi SerT) che hanno individuato 147 pazienti, intervistati tra novembre 2013 e febbraio 2014, di cui 1/4 provenienti dai gruppi di auto aiuto (Alcolisti Anonimi o Club di Alcolisti in Trattamento), pari al 2,75% dei 5.347 trattati nei servizi pubblici regionali nel 2014. Il campione dei soggetti, nessuno dei quali ha rifiutato l’intervista, è stato considerato sufficientemente rappresentativo della popolazione regionale dei trattati, anche se l’età media (49,6) era più avanzata e il rapporto M/F (1,63) inferiore a quello della popolazione dei trattati nel 2014 (Ministero Salute, 2017).

Risultati

Il 47,9% delle persone proveniva dagli strati socio-economici svantaggiati, il 5,5% era sopra la media e la disoccupazione al 27,9%. Sono valori vicini a quelli europei, con soggetti trattati in condizione socio-economica svantaggiata al 44,3%, sopra la media al 5,4%, e disoccupati al 36%.

Secondo il test WHODAS erano 2,8 i giorni in cui nelle ultime 4 settimane i soggetti svolgevano con difficoltà le usuali attività, valori più bassi della media europea (4,0 giorni).

I fumatori erano il 66,4% degli intervistati, rischio più che raddoppiato rispetto al 30,4% della popolazione regionale (ISTAT, 2015).

Gli intervistati riferivano ipertensione arteriosa nel 24% dei casi, oltre il doppio del 10,2% della media della popolazione regionale (ISTAT, 2015) e invece in linea con i dati europei (20,9%).

I problemi epatici riferiti erano inaspettatamente rilevanti (35,4%). Anche i valori di ansia e depressione riferiti (58,9% e 58,6% rispettivamente) erano ben superiori a quelli comunemente riscontrabili negli ambulatori dei medici di medicina generale. Ma poiché il test Kessler Psychological Distress Scale (K10), a cui sono stati sottoposti gli stessi soggetti, riduce al pur alto valore del 19,2% i valori di ansia e depressione grave delle ultime 4 settimane, si può concludere che tra i nostri pazienti vi è una propensione a lamentare disturbi maggiore di quanto non si diagnostichi; lo stesso si può ipotizzare per il caso dell’epatopatia (Figura 1).

alcol dipendenza 1

Riguardo ai consumi alcolici, solo un terzo dei soggetti nei 12 mesi precedenti l’intervista (durante i quali in molti casi i soggetti erano già in trattamento) ha bevuto l’equivalente di almeno 10 grammi di alcol al dì, con una notevole quantità media per bevitore, 150 grammi di alcol assoluto, equivalenti a più di un litro e mezzo di vino al dì.

La Figura 2 descrive i sintomi identificativi dei criteri diagnostici del DSM IV per alcol-dipendenza, confrontando la Toscana, che rappresenta la modalità “mediterranea” del bere in Italia, con il FVG, che rappresenta la modalità “nordica” e con i dati europei. In ogni caso la frequenza dei sintomi è in Toscana significativamente inferiore (da 1,9 a 4,8 volte) rispetto a quella rilevata nel FVG. Nel caso di abuso di alcolici, il sintomo “problemi legali dovuti al bere” risulta addirittura 12 volte minore. Tutto ciò depone a favore di una minore gravità dei problemi alcol-correlati in Toscana rispetto al FVG.

alcol dipendenza 2

Il 51,7% degli intervistati riferivano di aver avuto contatti (almeno 2) negli ultimi 6 mesi col proprio medico di medicina generale. Tali percentuali sono inferiori a quelle riportate in un altro studio toscano (94,6%) dal sia pur piccolo numero di assistiti ambulatoriali dei medici di medicina generale con diagnosi di alcol-dipendenza.

Ciò si spiegherebbe con la tendenza a evitare di esporsi col proprio medico di medicina generale da parte degli alcolisti, che preferiscono recarsi autonomamente ai servizi alcologici o ai gruppi di mutuo aiuto; mentre hanno una migliore relazione col curante quegli alcolisti che il medico di medicina generale riesce a individuare tra i propri assistiti.

A tal proposito si è auspicato che i medici di medicina generale diventino sempre più abili nell’identificare e trattare più precocemente chi ha problemi col bere tra i propri assistiti, anche se i programmi di “Identificazione Precoce” e “Intervento Breve” trovano difficile attuazione.

Il 21,9% degli intervistati ha avuto almeno 2 ricoveri negli ultimi 6 mesi, di fronte al 3,5% del tasso annuale di ospedalizzazione della popolazione generale italiana (standardizzato per età) nel 2014 (http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?menu=notizie&p=dalministero%20&id=2193). Gli accessi al Dipartimento Emergenza e Accettazione (DEA) (almeno 1 negli ultimi 6 mesi), presumibilmente in parte per patologie relative al bere, erano il 15,8%. Tale consumo di servizi appare più o meno simile a quello dei pazienti ambulatoriali dei medici di medicina generale (Figura 3).

alcol dipendenza 3

I limiti dello studio riguardano la scelta opportunistica del campione, parzialmente rappresentativo di tutti i pazienti dei servizi alcologici regionali, e la sua bassa numerosità. Gli intervistati sono stati contattati dietro richiesta dei loro curanti; tale distorsione selettiva può spiegare l’assenza di rifiuti. I dati si riferiscono a valori auto-riportati, dunque sono soggetti alle distorsioni percettive degli intervistati, come peraltro è comune nelle inchieste epidemiologiche. Infine, in linea con la ricerca europea, di cui questo studio è una gemmazione, sono state analizzate solo alcune tra le patologie correlate al bere.

Conclusioni

I risultati dello studio confermano che alcol-dipendenza e abuso di alcolici si associano a condizioni socio-economiche e lavorative e a consistenti problemi psicologici e sanitari.

In Toscana i sintomi che connotano l’alcol-dipendenza e l’abuso di alcolici appaiono meno gravi rispetto ad altre regioni italiane, quali il Friuli Venezia Giulia, e ai paesi europei, con un profilo di dipendenza/abuso vicino a quello dei paesi delle regioni mediterranee.

Un’osservazione che merita di essere approfondita è che i soggetti con alcol-dipendenza in trattamento specialistico e quelli che frequentano l’ambulatorio del proprio medico di medicina generale sembrano far parte di due gruppi distinti per scelta di trattamento.

 

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