Ricordo di Franco Mori

Franco MoriQualche mese fa è morto Franco Mori: aveva 97 anni.

Penso che solo i colleghi di una certa età lo possano ricordare, specie per la notorietà che Franco ebbe nella sua lunga attività a “San Salvi”: l’area fiorentina che conteneva l’Ospedale Psichiatrico e per tanti anni fu ancora sede della Clinica Psichiatrica dell’Università fiorentina. “San Salvi”, che per tutti i fiorentini è stato sempre il prestanome di manicomio.

Dopo la laurea (1948) Franco avverte che il suo interesse è rivolto, più che alle malattie, alla per-sona che si ammala e che soffre: la strada è allora chiara. Si specializza in Malattie Nervose e Mentali (1953) e poi ottiene la Libera Docenza in Psichiatria (1959).

Tutto questo ha la sua importanza quando Franco mette piede nell’Ospedale Psichiatrico, perché si accorge che la struttura è rimasta ancorata al livello di “manicomio”, dove la diagnosi di malattia mentale permette di togliere al malato la dignità di essere persona e giustifica a considerarlo solo un recluso, per cui il malato, come tale, perde anche diritto alla libertà: infatti la “cura” consiste so-prattutto nella segregazione.

Franco avverte tutta la propria responsabilità di medico/psichiatra, che non può accettare supi-namente quel che succede a San Salvi.

Si rivolge alla Direzione dell’Ospedale Psichiatrico, parla, discute, riesce a convincerla di tentare una metodica nuova nel rapporto con i reclusi, portandoli fuori dalle “gabbie” in cui vivono.

C’è una vecchia casa colonica nel grande parco di San Salvi, disabitata, chiamata “Tinaia”. Viene attrezzata per ospitare “gruppetti di malati per alcune ore”, perché possano liberamente fare quel che desiderano.

Gli anni gloriosi della Tinaia sono quelli durante i quali Franco tenta di dare nuova vita ai malati, inventando nuove modalità di vivere la libertà, la relazione con l’altro, la socialità, precedendo quello che sarà il movimento basagliano a cui seguirà la chiusura dei manicomi.

Da ricordare che quando nel 1998 avviene la chiusura dell’Ospedale Psichiatrico di San Salvi, a Franco è dato di intervenire ufficialmente per ricordare che cosa è stata l’esperienza della Tinaia.

La sua vita professionale è stata molto attiva; oltre all’impegno con l’Ospedale Psichiatrico, ha sempre tenuto aperto uno studio presso la propria abitazione.

Un evento particolare avviene negli anni Sessanta quando Franco ritiene di arricchire la propria preparazione professionale aderendo alla psicoanalisi freudiana.

Nel 1970 diviene psicoanalista ed è abilitato ad accettare persone che richiedono un trattamento psicoanalitico. Anche questo avverrà nel suo studio privato.

Insomma, chi è Franco Mori? Direi una persona che non ha mai sopportato la solitudine e ha sempre capito che la sua vita trovava un senso solo in quanto lo rendeva capace di avere rapporti con altri. Dai rapporti familiari a quelli amicali via via crescendo, fino ai rapporti professionali che hanno sostenuto le sue scelte nella vita adulta.

Un segno della storia di Franco è stata la sua continua vitalità, un bisogno di darsi agli altri, che egli ha posto sempre prima di se stesso. Il segno ultimo è stata la scrittura della sua vita, un testo intitolato Cronache della mia lunghissima vita, pubblicato alcuni mesi fa, prima della fine.

Grazie Franco, viene da dire.

Arrigo Bigi