I “Registri dei casi” della Misericordia di Firenze

Barbara Maria AffolterBarbara Maria AffolterLaureata in Archivistica all’Università degli Studi di Firenze, lavora da anni su incarico della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana; attualmente cura l’Archivio storico della Ven. Arciconfraternita della Misericordia di Firenze

 

La Misericordia di Firenze è una confraternita laica nata in epoca medievale con scopi solidaristici. Mettendo in pratica i più elementari principi di carità cristiana si propone di aiutare chi versa in stato di necessità. Uno dei servizi più antichi dell’Istituzione riguarda l’organizzazione del soccorso sanitario mediante il trasporto di persone incidentate in ospedale o, se richiesto, al loro domicilio. Diversa è la prassi nel caso di trasporto di un incidentato deceduto: anticamente, a differenza di oggi, il corpo veniva portato generalmente all’oratorio della sede e lì deposto in attesa di eventuali parenti. Se poi questi non si presentavano, era la Misericordia stessa occuparsi della sepoltura con tutti i riti religiosi del caso che, soprattutto in tempi di epidemia, richiedevano al Sodalizio degli sforzi umani, economici e organizzativi di non poco conto.

A tenere memoria di tale attività esistono nell’archivio storico della Confraternita numerosi registri intitolati Libri di caso intendendo per “caso” persone soccorse perché “casualmente” incidentate o defunte in contrapposizione alle persone colpite da malattia le cui necessità risultavano, quindi, prevedibili e non “casuali”.

Contenuto e forma dei registri in questione variano notevolmente da periodo a periodo e possono presentare una quantità maggiore o minore di dettagli circa l’accaduto. Nel loro insieme costituiscono comunque una fonte insostituibile e preziosissima a chi fosse interessato alla storia socio-sanitaria, e non solo, della città di Firenze. Al lettore dei registri si presenta un avvicendarsi delle più svariate situazioni di vita quotidiana avvenuta sulle strade, nelle botteghe, nelle case di Firenze e nei suoi sobborghi con protagonisti uomini, donne e bambini appartenenti a tutti i ceti sociali.

Prima dell’avvento dell’automobile la maggior parte degli incidenti avviene intorno ai cavalli: “il 19 ottobre del 1812”, ad esempio, “alle ore 4 pomeridiane, Mari Giovanni di anni 40, guardia di Gabinetto di Sua Maestà la Regina reggente [Elisa Bonaparte Baciocchi], rimasto morto per una coppia di calci nel petto da un cavallo, e sopravisse 10 minuti”; altri subiscono morsi o strattoni, rimangono schiacciati dalle ruote delle carrozze o “cadono da cassetta”.
Un gran numero di malcapitati, poi, affoga nel fiume Arno, luogo di forte richiamo della popolazione (“Dalla Rolla Antonio di anni 6, annegato nell’inondazione che venne dalla Porta a S. Miniato nel tempo che giocava con altri tre ragazzi a nocino in un andito di terreno di sua casa”).

Altri ancora subiscono incidenti sul lavoro: “Masini Luigi di Legnaia, casualmente caduto in una caldaia bollente per fare il salnitrio […], fattosi diverse piaghe, condotto allo spedale di S. Maria Nuova”; “Giorgi Antonio di anni 16, manovale, cadutogli uno stipite addosso nel giardino di Boboli e fattosi una lussazione nel ginocchio sinistro”; “Sguanci Gaspero di professione macellaro di anni 40, essendosi portato diaccio da S. Elisabetta per depositare sotto il diaccio una quantità di carne e, sendo assai sudato, nel deposito cadde, mediante un arresto istantaneo di umori, quasi semivivo senza dare alcun segno di vita, fu trasportato allo spedale, alle ore 4 spirò”; “Sermanni Antonio pittore, caduto da un ponte nell’essere a dipingere una volta reale del Palazzo della principessa di S. Clemente”.

Ci sono donne che “ruzzolano per le scale” o partoriscono con “grande emoragia”; mendicanti morti di stento; stranieri in servizio in vari reggimenti, fucilati, ubriachi e, purtroppo, non pochi suicidi.

Non mancano gli sfortunati, come “Nensi Francesco di anni 14, professione calzolaio, caduto dalle mura di città tra Pinti e la Croce per essere andato a trovare nidi di uccelli e rottasi la gamba diritta”; “Danti Leopoldo d’anni 40 di Petriolo, caduto da un carro carico di fagioli, fattosi una ferita mortale nell’occipide”; “Bussotti Angelo d’anni 60, lavoratore di terre di Monteripaldi, essendosi addormentato sopra una cateratta che conduce al fiume Arno, ed essendo caduto precipitosamente ed avendo riportato una ferita nella tempia destra e rottosi un braccio, rimase immediatamente estinto”.

Svariate sono le vittime di crimini (“Perticci Angiolo di anni 46, professione oste in via dei Palchetti, avendo ricevuto per complimento nello basso ventre diverse coltellate, spirò e fu condotto a S. Maria Nuova per sezionarlo”).

In chiusura un brano di un episodio avvenuto nella sede stessa della Misericordia che, oltre a offrire una ricostruzione dell’incidente, permette al lettore di entrare, per un attimo, nella quotidianità della Confraternita di un tempo: “Gabbrielli Giulio, uno dei nostri servi, essendo il suo compagno, Pietro Vannetti, occupato con il sig. camarlingo Vincenzio Ducci, il detto Gabbrielli si portò a serrare la Compagnia. Di poi calò la lampana per spegnere il lume; si stiantò la fune della buleggia e li cadde la bulla di piombo sul capo, e li fece una ferita con lacerazione esterna con molta perdita di sangue. Dalla quale, essendo stato immediatamente curato, risanò perfettamente e dopo giorni 15 riprese il suo servizio”.

baffolter@misericordia.firenze.it