25 HP a servizio dei bisognosi: la prima ambulanza della Misericordia di Firenze

Barbara Maria AffolterBarbara Maria Affolter, Laureata in Archivistica all’Università degli Studi di Firenze, lavora da anni su incarico della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana; attualmente cura l’Archivio storico della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze

 

 

La Confraternita della Misericordia di Firenze sin dalle sue origini medievali è conosciuta per il suo impegno nel trasporto sanitario ed emergenziale. Per secoli malati e feriti venivano trasportati con ceste dorsali, le cosiddette “zane”, “coltrini” e “cataletti”, barelle di legno più o meno attrezzate da portare “a mano” o “a spalla”.

Fino a quando Firenze fu stretta nelle sue cinte murarie antiche, questo tipo di servizio era pesante e gravoso ma tutto sommato fisicamente sostenibile; ma quando la città iniziò ad allargarsi, specialmente nel periodo di Firenze capitale (1865-1870), la fatica del trasporto affidato alle squadre dei fratelli divenne insopportabile, tanto da temere un progressivo abbandono della Confraternita da coloro che erano impegnati nel servizio attivo.

Un primo tentativo di modernizzazione si ebbe agli inizi del Novecento quando l’Istituzione si procurò, su incessante richiesta degli interessati, dei carri su ruota dotati di barella e completati da due lunghe stanghe anteriori. Il trasporto, in questo caso, avveniva con una persona in cima al convoglio che tirava il carro e gli altri che da dietro lo spingevano; meglio del cataletto, ma sempre decisamente faticoso, soprattutto in salita. Il malcontento, infatti, continuava a serpeggiare e le discussioni sulla questione erano continuamente all’ordine del giorno. I “partiti” erano contrapposti: chi proponeva l’introduzione dell’uso di cavalli per il traino, chi pensava all’assunzione di un maggior numero di uomini di fatica (detti “porta”) e chi, invece, insisteva nel voler conservare le antiche tradizioni.

Nel frattempo, a Firenze era comparsa la prima automobile, di proprietà del marchese Carlo Ginori definita dal quotidiano «La Nazione» (28 febbraio1894) “una carrozza senza cavalli alimentata da petrolio”. Al primo prototipo ne seguirono presto altri sempre più “sofisticati” tanto da indurre un gruppo di fratelli a chiedere alla dirigenza della Misericordia di sostituire, almeno per i servizi più lontani e faticosi, i tradizionali mezzi con un moderno auto-carro-lettiga. Ma le reiterate richieste rimasero inascoltate. La svolta avvenne nel 1910 quando alla guida della Confraternita fu eletto il nuovo provveditore, il cavalier Niccolò Martelli. Quest’ultimo si dimostrò subito favorevole all’ardito progetto ma a una condizione: l’acquisto non avrebbe dovuto gravare sulle finanze della Confraternita. Questo non scoraggiò minimamente il gruppo “pro-autoambulanza” che in breve tempo istituì un apposito Comitato cittadino, il Pro-Misericordia, composto sia da membri interni alla Misericordia che da altri cittadini particolarmente interessati al progetto con lo scopo di organizzare un’importante iniziativa di promozione economica, una sorta di fund raising ante litteram.

Il Comitato, presieduto dall’avvocato Arnaldo Pozzolini e affiancato da personaggi preziosi alla causa, primo fra tutti il marchese Lorenzo Ginori Lisci presidente dell’Automobile Club di Firenze, si mise subito all’opera rivolgendosi a tutta la città attraverso una lettera circolare. L’iniziativa ebbe successo; in poco tempo arrivò al Comitato la somma di denaro necessaria all’acquisto e all’allestimento del desiderato autocarro. Dalle istituzioni pubbliche e private, laiche e religiose, cattoliche e non, in primis ovviamente l’Automobile Club di Firenze con ben £ 500, a cui fecero seguito l’Ospedale di S. Maria Nuova, l’Unione popolare di cattolici, la Società Richard Ginori, la ditta Pineider, la Direzione del circolo militare, ma anche la comunità israelitica, il Gabinetto Vieusseux, l’Anglo American Story, il Winspear Bar; molte anche le famiglie e i privati cittadini italiani e stranieri.

Nel frattempo, chi del Comitato ne aveva le giuste competenze si era procurato offerte commerciali sia per l’acquisto dello chassis della costruenda ambulanza sia per il suo allestimento. La scelta dello chassis con motore di 25 HP cadde su un prodotto della mondiale ditta Fiat di Torino, mentre per l’allestimento i responsabili si servirono della già sperimentata Società San Giorgio - officine di Pistoia. Da una dettagliatissima offerta si apprende che la “carrozzeria-ambulanza” ordinata sarebbe stata costruita “in legname stagionatissimo” anziché in lamiera “offrendo in questo modo una garanzia assoluta di durata e solidità”; internamente alla macchina erano previste “branda-barelle a movimenti cardanici”. Non mancava ovviamente uno spazio per “bagagli, barelle di scorta e materiale di soccorso”; “dall’esterno all’interno si potrà comunicare anche a mezzo di un tubo acustico con relativo fischio d’allarme”. Dopo altre due pagine di descrizione di ogni dettaglio, la ditta assicurava che internamente sarebbe stato introdotto “un fanale a candela in casi di guasto della luce elettrica”, meglio andare sul sicuro. La proposta piacque e il Comitato ordinò l’autocarro così come descritto.

L’inaugurazione dell’ambulanza, alla quale fu invitata tutta la città, avvenne domenica 28 maggio 1911.

Il programma dei festeggiamenti promossi dal Comitato Pro-Misericordia per la consegna dell’“ambulanza automobile” costruita “colle offerte della cittadinanza” per la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze era fitto di eventi distribuiti durante l’arco della giornata. In apertura, alle 9 di mattina, come da consolidata tradizione per le feste della Confraternita fiorentina, si procedette con la “distribuzione dei pani ai poveri” seguita, all’ora di pranzo, da un ricchissimo banchetto al ristorante “Stella d’Italia”. A seguire vennero accolte in via Ricasoli, sede provvisoria del Comitato promotore, le associazioni partecipanti alla festa. Giunti al giardino di San Clemente in via Micheli, gentilmente concesso dal proprietario, i partecipanti potettero assistere alla benedizione dell’ambulanza da parte del monsignor Mistrangelo, arcivescovo di Firenze, seguita da un lungo, appassionato, discorso inaugurale del professor Guido Falorsi. Infine, il corteo si diresse in piazza Duomo, davanti alla sede della Confraternita, dove l’ambulanza venne consegnata con tutta la “solennità” del caso. La lunga giornata si chiuse, ovviamente, con un “ricevimento offerto dalla Misericordia ai presidenti delle associazioni intervenute”.

L’introduzione della nuova ambulanza segnò indubbiamente le modalità di soccorso della Confraternita anche se la prima autovettura si rivelò ben presto più fragile e inaffidabile del previsto; infatti, i soccorsi urbani continuarono per un bel po’ a essere effettuati con cataletti in spalla e carri a mano. Carri che fortunatamente non vennero mai del tutto riposti, visto che molti anni dopo, durante la seconda guerra mondiale, quando i soldati tedeschi requisirono tutte le automobili in possesso della Misericordia, i fratelli poterono continuare a svolgere i loro servizi di emergenza soltanto grazie al ripristino proprio di quei tradizionali carri a mano i quali saranno stati sì scomodi ma, nell’occasione, servirono ancora una volta gloriosamente la nostra città, ancora una volta indispensabili veicoli “salvavita” nelle mani dei volontari della Confraternita.

baffolter@misericordia.firenze.it