“Un’oca per Ognissanti e un capretto per Pasqua”: i medici alla Misericordia

Barbara Maria AffolterBarbara Maria Affolter

Laureata in Archivistica all’Università degli Studi di Firenze, lavora da anni su incarico della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana; attualmente cura l’Archivio storico della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze

 

 

Sin dal suo nascere la Misericordia include nel suo staff formato prevalentemente da volontari anche una serie di professionisti di vari settori. Assieme a notai, camerlinghi, depositari, ma anche “servi” e “porta” nell’organico è prevista la figura del medico che, secondo i più antichi statuti, doveva essere “di buona doctrina” e disposto a dedicarsi sia ai “poveri miserabili” che agli ascritti bisognosi. In cambio gli spettava, oltre a un “congruo salario”, raddoppiato in “tempo di peste”, anche “un’oca per Ognissanti”, “una candela per la Candelaia” (2 febbraio) e un “capretto per la Pasqua di Resurrezione”.

A partire dal primo medico documentato, messer Agnolo Bonaiuti Berti del quartiere di Santa Maria Novella iscrittosi alla Misericordia nel 1361, o da ser Girolamo Buonagrazia, medico del morbo degli inizi del Cinquecento e autore di un Manuale contro la peste, sono infatti numerosissimi i professionisti che hanno operato su incarico dei capitani e che compaiono nelle carte dell’archivio storico dell’ente.

Alcuni risultano essere stati molto amati e stimati, altri mandati via prima del tempo o “allontanati” per non aver svolto a dovere i compiti a loro assegnati come nel caso del medico di Compagnia di metà Ottocento, il dottor Giuseppe Marabotti, licenziato per “mancato impegno” e per i suoi “modi aspri e inconvenienti”.

Nel Novecento ai “dottori di Compagnia” si aggiunsero anche i medici dell’ambulatorio. Nel 1926, infatti, all’allora provveditore Amilcare Caligo venne proposto di subentrare alla gestione di un servizio di Guardia medica chirurgica permanente per immediate cure a chiunque ne avesse bisogno con sede in piazza Davanzati.

Si trattava di una sorta di presidio sanitario fondato nel 1890 con la partecipazione del dottor Alessandro Roster, ginecologo e ostetrico impegnato al sostegno della popolazione socialmente più svantaggiata, e passato poi, nel 1901, sotto la direzione di Piero Strozzi. Dopo un’accesa discussione i responsabili della Misericordia decisero di accettare la proposta e di dare vita a un vero e proprio ambulatorio medico-chirurgico affidato a specialisti delle più varie discipline.

L’ambulatorio, che in un primo momento trovò spazio al primo piano della sede storica, venne inaugurato nel settembre del 1927 sotto la guida del professor Teodoro Stori, direttore sanitario dell’ospedale Villa Basilewski e “amatissimo e stimatissimo dal popolo”. Grazie alla decisione da parte di tutti i componenti del neoistituito ambulatorio di rinunciare al proprio compenso fu possibile alla Misericordia offrire i propri servizi sanitari gratuitamente a una serie di persone (ascritti, loro figli minorenni, poveri, mutilati di guerra, appartenenti agli ordini religiosi).

L’iniziativa ebbe immediato successo e già nel secondo anno di apertura vennero superate ampiamente le 17.000 visite. Crebbe anche la fiducia nello staff medico-infermieristico tanto da indurre i dirigenti della “Associazione fiorentina del calcio” a chiedere all’allora direttore sanitario, oltre all’“assistenza alle partite di calcio domenicali” da parte di “fratelli volontari”, anche “l’ammissione all’ambulatorio dei giocatori che eventualmente necessitassero di cure mediche in seguito a incidenti di giuoco durante le partite e gli allenamenti”. La richiesta fu accolta e dette seguito a una lunga e proficua collaborazione tra la Misericordia e il mondo dello sport.

Nel 1937 gli spazi ambulatoriali risultarono ormai insufficienti alle richieste in incessante aumento. Fu deciso di acquistare uno stabile vicinissimo alla sede sito in corso Adimari e di trasformarlo in parte in garage con officina per le ambulanze e, al primo piano, in presidio sanitario formato da dieci stanze “adeguatamente areate e attrezzate con le più moderne apparecchiature”.

Quando, da lì a poco, Firenze dovette subire l’occupazione nazifascista l’impegno sanitario della millenaria Istituzione fu messo a dura prova. In mancanza di mezzi materiali e dei volontari più prestanti, richiamati alle armi, dovette far fronte con coraggio, tenacia, diplomazia e una buona dose di inventiva alle fortissime richieste di soccorso da parte della popolazione. Fu in quel frangente che alcuni fratelli, capeggiati e coordinati dal valorosissimo dottor Mario Danti, trasformaro-no ambulatorio e Compagnia in un presidio sanitario operativo ventiquattro ore al giorno sette giorni su sette.

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Particolarmente incisiva fu l’assistenza messa in campo nel periodo di emergenza seguito alla distruzione dei ponti e all’abbattimento del cuore medievale della città nell’agosto del 1944. Incaricato dal Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN) e in accordo con le forze partigiane, un eroico nucleo formato da “fratelli”, dipendenti e medici affiancati da membri della Croce Rossa Italiana spese le proprie forze per salvare vite, curare ferite e seppellire i tanti morti che l’orribile vicenda aveva provocato. In testa sempre il dottor Danti che non si stancò mai a soccorrere feriti, anche se nemici, a incoraggiare collaboratori e collaboratrici e a provvedere al reperimento non solo di medicinali e materiale sanitario, ma anche di generi alimentari divenuti, per una città sotto assedio, di primaria importanza. In ultimo va ricordato anche il suo impegno nell’organizzazione di una capillare campagna di vaccinazione antitifica grazia alla quale fu possibile scongiurare un’epidemia che orami sembrava ineluttabile.

Anche nel 1966, subito dopo la devastante alluvione del fiume Arno, la Misericordia riuscì in pochissimo tempo a organizzare un efficacie e apprezzatissimo servizio di vaccinazione antitetanica e antitifica al quale affluì un numero significativo di persone. Un’attività, quella delle campagne vaccinali, attuate e apprezzate anche nei nostri giorni…

baffolter@misericordia.firenze.it