filippo pacini

“A’ generosi, giusta di glorie dispensiera è morte”

Donatella LippiDonatella Lippi, Professore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 


Il verso foscoliano si adatta in modo particolare alla figura di Filippo Pacini (1812-1883), medico e scienziato, che solo molti anni dopo la sua morte ebbe il riconoscimento della grandezza delle sue scoperte.

Nato il 25 maggio del 1812 a Pistoia, Pacini si era formato presso la Scuola chirurgica di Pistoia, per poi completare la sua formazione a Firenze: nel 1835, ancora studente, presentò alla Società Medico-Fisica Fiorentina una relazione sulla scoperta dei corpuscoli dei nervi digitali che dal 1844 portano il suo nome (“corpuscoli del Pacini”), le terminazioni nervose responsabili della percezione della sensazione tattile e della pressione profonda (Figura 1).

le copertine Lippi fig1

Studioso di Istologia, condusse le prime ricerche nella villa di Scornio, di proprietà dell’amico Niccolò Puccini, che mise a sua disposizione, oltre alla villa, un microscopio costruito dal direttore dell’osservatorio astronomico “La Specola”, Giovan Battista Amici.

Fu questo il mezzo, con cui Pacini riuscì a conseguire inaspettate scoperte.

Una fra le scoperte più importanti, infatti, fu quella del vibrione del colera, che, però, venne a lungo oscurata dalla successiva ri-scoperta da parte di Robert Koch, a cui, nel 1905, venne assegnato il premio Nobel.

Il colera era una malattia molto diffusa, che aveva già dal 1817 varcato i suoi storici confini, l’India e la regione del Bengala, per diffondersi fuori dal suo territorio di origine, probabilmente grazie alla rivoluzione commerciale e dei trasporti.
Alimentazione inadeguata e condizioni igienico-sanitarie precarie influirono certamente in maniera decisiva nell’espansione della malattia, considerato che il bacillo si diffondeva principalmente attraverso l’ingestione di acque e alimenti contaminati.

In Italia giunse per la prima volta nel luglio del 1835, dando vita a un lungo dibattito che vide coinvolti uomini di scienza, politici e intellettuali, e che mise in luce l’inadeguatezza delle forme di difesa igienica pubblica e le carenze nei sistemi di approvvigionamento idrico e di fognatura delle città.

Il legame tra il colera e l’uso di acque contaminate era stato suggerito e dimostrato da John Snow, che aveva studiato l’epidemia di Londra, provando come i casi della malattia fossero incentrati attorno alla pompa pubblica di Broad Street, da cui sgorgava acqua della compagnia Southwark & Vauxhall: Snow chiese e ottenne che la maniglia della pompa di Broad Street fosse rimossa: a partire da quel giorno, i casi di malattia in quella zona continuarono a diminuire, e in pochi giorni la malattia si esaurì.

Se, ancor prima di “scoprire” l’esistenza del batterio che causa il colera, l’acqua era stata individuata da Snow come fattore importante nella trasmissione della malattia, Filippo Pacini, nello stesso periodo, scopriva e descriveva, invece, il vibrione stesso (Figura 2).

le copertine Lippi fig2

Nel 1854, infatti, durante la pandemia di colera scoppiata a Firenze, in collaborazione con un altro medico e ricercatore pistoiese, Francesco Magni (1828-1888), futuro professore di oftalmologia e rettore dell’Università di Bologna, esaminò sistematicamente il sangue, le feci e le alterazioni delle mucose intestinali dei soggetti morti di colera.

In questo modo, Pacini poté dimostrare la presenza, nella mucosa intestinale, di milioni di elementi che chiamò vibrioni.

La scoperta di Pacini venne completamente ignorata dalla comunità scientifica fino al 1965, quando il Comitato internazionale sulla nomenclatura adottò ufficialmente la denominazione di “Vibrio cholerae Pacini 1854”, per indicare l’agente responsabile della malattia.

Partendo dall’osservazione clinica dello stato di morte apparente dei colerosi, Pacini sviluppò, inoltre, nel 1870 un metodo per la respirazione artificiale, basato sulla mobilitazione ritmica degli arti superiori nel paziente privo di coscienza, che consigliò per resuscitare le persone annegate o avvelenate gas tossici.

Pacini fu docente di Anatomia sublime, cioè di Istologia, e può veramente essere considerato uno dei fondatori di questa disciplina: già dal 1851, infatti, mutò la titolazione del proprio insegnamento in Anatomia istologica e delle regioni del corpo, dando dignità accademica a quella disciplina, fondata nel corso del Settecento da Albrecht von Haller, Andreas Bonn, Marie-François-Xavier Bichat.

Innumerevoli furono i contributi di Pacini, dall’anatomia alla fisiologia e alla medicina legale, ma, nonostante gli innegabili successi delle sue ricerche, egli lamentò per tutta la vita la tangibile ostilità dell’ambiente scientifico, provata dalla mancata assegnazione del premio dell’Accademia dei Lincei per le scienze biologiche del 1879.

A Firenze, Pacini visse in Via di Mezzo: la lapide, posta dal Municipio di Firenze nel 1884, ricorda che fu il luogo dove visse e morì, nel 1883, lo scienziato pistoiese Filippo Pacini, “nelle scienze biologiche maestro insigne”.

 

donatella.lippi@unifi.it