Leonardo e la Storia della Medicina

Donatella LippiDonatella LippiProfessore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

Il rapporto tra Leonardo e la Medicina è un rapporto complesso, a partire da quell’espressione del Codice Atlantico (Foglio 429r), in cui lui stesso annota: “Li medici mi creorono e desstrussono”.

Leonardo alludeva ai professionisti della salute, i medici umoralisti dei suoi tempi, o accusava la Famiglia allora al potere a Firenze? O, ancora, ad ambedue?

Già questa sua affermazione chiama in causa la Storia della Medicina, anche se, come ho scritto recentemente nel Catalogo della Mostra Leonardo & Firenze Fogli scelti dal Codice Atlantico (Giunti, 2019, pp. 206-7), i medici a cui si riferisce erano molto probabilmente quelli con la M maiuscola…

In realtà, però, Leonardo entra a pieno diritto negli studi di Storia della Medicina.

È stato un raffinatissimo anatomista: “Figurare e descrivere”.

Ha studiato le autorità della Scolastica, ha letto le opere di anatomia e di chirurgia: Mondino de’ Liuzzi, Guglielmo da Saliceto, Lanfranco da Milano… E, con i suoi predecessori, ha dialogato, si è confrontato, mettendo in luce quanto ricavava dai testi e quanto, invece, desumeva dall’esperienza.

Ha frequentato l’Ospedale di Santa Maria Nuova, è stato a lungo in quelle corsie, che, a partire dal 1288, la munificenza di Folco di Ricovero Portinari, il padre della Beatrice amata da Dante, destinò agli infermi.

Si è seduto accanto ai malati che vi erano ricoverati. Ha parlato con loro.

C’è un foglio della collezione di Windsor (RCW 19027v), in cui racconta la sua esperienza di una dissezione condotta proprio in questo Ospedale nel 1507.

Leonardo riferisce di aver incontrato un paziente centenario e di aver parlato con lui, poco prima che questi spirasse: “E questo vecchio, di poche ore innanzi la sua morte, mi disse lui passare cento anni e che non si sentiva alcun mancamento nella persona, altro che debolezza. E così standosi a sedere sopra uno letto nello spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, senza altro movimento o segno d’alcuno accidente, passò di questa vita. E io ne feci notomia per vedere la causa di sì dolce morte…”.

Il cadavere di questo vecchio, morto in maniera così indolore e naturale, diventa oggetto dell’attenzione di Leonardo, che ne fa l’autopsia, riscontrando che la morte è sopraggiunta: “per mancamento di sangue e arteria, che notria il cuore e li altri membri inferiori, li quali trovai molti aridi, stenuati e secchi, la qual notomia descrissi assai diligentemente e con gran facilità, per essere privato di grasso e di more, che assai impedisce la cognizione delle parti”.

In quella dissezione, Leonardo annotò le varianti, legate all’età, ma il suo interesse, come ha scritto Domenico Laurenza, rimane “morfologico”, non “patologico”: infatti, parallelamente a questa dissezione, Leonardo condusse anche quella di un bambino, oggi perduta, per mettere in luce le differenze e, nello stesso tempo, definire un paradigma di normalità.

Ben diverso l’approccio e l’intento di Antonio Benivieni, la cui opera, postuma, si intitola De abditis… causis, Sulle cause nascoste… (1507): l’Anatomia patologica sarà figlia della Medizinische Polizei settecentesca e vedrà i nomi di Morgagni, Bichat, Virchow.

Le nostre osservazioni retrospettive non devono dare per scontata una sua presunta intenzionalità, anche se nei suoi disegni si evidenziano anche dettagli patologici, come ha evidenziato Francesco Tonelli, che ha pubblicato un interessante lavoro sulla descrizione della sarcopenia da parte di Leonardo (As Leonardo da Vinci discovered sarcopenia. Clin Cases Miner Bone Metab 2014;11:82-3), così come può essere ricostruita, a posteriori, dai suoi scritti e dai suoi disegni.

Leonardo studiò la fisiologia, l’embriologia, il moto del sangue, sostenuto da uno straordinario spirito di osservazione: ne è prova lo studio del cranio, realizzato nel 1489 (RCW 19057-59), ne sono prova gli studi sull’apparato genito-urinario, cardiovascolare e nervoso, ne è prova la chiave interpretativa “geometrica” della natura che adottò, dopo aver stretto amicizia con il matematico Luca Pacioli…

E il fascino che circonda il suo personaggio è sempre più forte: si studiano le sue condizioni di salute, la sua religiosità, le sue abitudini alimentari.

Si indagano i significati nascosti delle sue opere.

Solo qualche mese fa, una studiosa ceca mi ha scritto per chiedermi un parere sulla presenza della descrizione dell’anatomia dell’occhio, che lei avrebbe evidenziato nella trama della manica sinistra dell’abito della Gioconda…

Per quanto abbiamo lavorato – i Colleghi oculisti e io –, non siamo riusciti a confermare questa curiosa lettura.

Leonardo continua, quindi, ad accendere la fantasia, ma il messaggio che deve rimanere da queste celebrazioni è uno solo e possiamo evocarlo con i versi che Manzoni dedicò a Napoleone:

… percossa, attonita

La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima

Ora dell’uom fatale;

Nè sa quando una simile

Orma di piè mortale

La sua cruenta polvere

A calpestar verrà.

 

donatella.lippi@unifi.it