Nascita e crescita del Centro di riferimento per le cardiomiopatie nell’AOU di Careggi

Alberto DolaraAlberto Dolara, Nato a Firenze nel 1932. Laurea in Medicina, Firenze 1957. Specializzato in Cardiologia, 1961. Perfezionamenti: Ospedale Niguarda (Milano) 1968; Hammersmith Hospital (Londra) 1980; NIH (Bethesda, USA) 1983, 1987. Direttore Unità Cardiovascolare, S. Luca-Ospedale Careggi, Firenze, 1979-2002

 

 

Le cardiomiopatie, malattie relativamente rare, ma con notevole variabilità clinica, richiedono un approccio multidisciplinare e l’impiego di tecniche avanzate per la diagnosi e la terapia. I centri di riferimento in strutture ospedaliere dotate di tali requisiti offrono garanzia di assistenza qualificata per i pazienti e possibilità di ricerca scientifica. È descritta la nascita e lo sviluppo del centro di riferimento dell’AOU di Careggi-Firenze dal 1972 a oggi.

 

Parole chiave: cardiomiopatie, centri di riferimento, biopsia endomiocardica, alcolizzazione del setto interventricolare, trapianto cardiaco

 

L’articolo pubblicato sul Bollettino Mensile dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Firenze del 1981, in collaborazione con Franco Cecchi e titolato Le cardiomiopatie, aveva lo scopo di far conoscere le caratteristiche di queste malattie ancora poco note e l’attività svolta dal Servizio di Cardiologia di San Luca dell’Ospedale di Careggi in questo settore della cardiologia.

Riprendere l’argomento su Toscana Medica dopo oltre trent’anni permette di valutare i progressi ottenuti e come sia nato il Centro di Riferimento per le Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi.

Negli anni ’60-’70 del secolo scorso l’attenzione del mondo medico e soprattutto dei cardiologi dei Paesi industrializzati era rivolta ai progressi nella terapia della cardiopatia ischemica, nascevano le Unità Coronariche e il paziente in arresto cardiaco poteva essere salvato con il defibrillatore.

Per le cardiomiopatie, considerate malattie rare, l’interesse era scarso. Del resto il loro inquadramento nosologico era recente: nel 1961 sul British Medical Journal Goodwin e coll. dell’Ospedale Hammersmith di Londra le avevano per primi definite come non di origine aterosclerotica distinguendole in dilatative, ipertrofiche e restrittive. Braunwald e coll. in un articolo pubblicato su Circulation nel 1964 descrivevano le caratteristiche della cardiomiopatia ipertrofica di un’ampia serie di pazienti osservati al National Heart Institute di Bethesda (USA). 

Queste pubblicazioni avevano suscitato il nostro interesse e il numero dei pazienti con cardiomiopatia osservati al Servizio di Cardiologia, inizialmente esiguo, aumentò progressivamente nei decenni successivi.

Fu necessario affiancare l’attività clinica ai rapporti con gli studiosi italiani e stranieri attraverso incontri personali e convegni.

Uno dei primi si tenne a Budapest negli anni ’70, una sede insolita per quei tempi dovuta all’interesse pionieristico di alcuni cardiologi ungheresi per le malattie primitive del miocardio.

All’ingresso del Paese ci fermò un’occhiuta polizia con minaccia di ritiro dei passaporti per un presunto eccesso di velocità e il convegno si svolse in un’atmosfera riservata con l’invito degli organizzatori a non dare pubblicità all’evento. Evidentemente i postumi della cortina di ferro si facevano ancora sentire.

Il convegno fu tuttavia stimolante, incontrammo per la prima volta cardiologi europei ed italiani che lavoravano in quel settore e con i quali si stabilirono successivamente rapporti di lavoro e vera amicizia.

Seguirono negli anni ’80 i comandi di aggiornamento professionale all’Ospedale Hammersmith di Londra e al National Institute of Health di Bethesda centri pionieristici per lo studio di queste malattie. Nel 1989 fu organizzato a Firenze il primo “International Congress, new trends on cardiomyopathies” con partecipazione di studiosi da tutto il mondo al quale seguì nel 1997 un secondo congresso internazionale “Florence meeting on advances in cardiomyopathies”.

L’attività clinica, svolta dalla équipe cardiologica di S. Luca, era illustrata in convegni regionali e nazionali e accompagnata dalla pubblicazione dei risultati su riviste scientifiche italiane e straniere. Il grande complesso ospedaliero-universitario di Careggi con tutte le specializzazioni e ultra-specializzazioni rendeva possibile una preziosa attività interdisciplinare.

Alla fine del secolo era evidente come fosse necessaria la costituzione di un centro di riferimento per le cardiomiopatie nell’Azienda Ospedaliera di Careggi-Firenze. Se in base agli studi epidemiologici queste malattie possono essere considerate relativamente rare i pazienti presentano tuttavia una notevole variabilità clinica, richiedono un approccio multidisciplinare e l’impiego di tecniche avanzate per la diagnosi e la terapia.

La maggior parte dei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica ha un decorso benigno, ma una minoranza è a rischio elevato di eventi avversi (morte improvvisa, scompenso cardiaco) con fattori di rischio di difficile valutazione. In alcuni con ostruzione del tratto di efflusso del ventricolo sinistro sono necessarie procedure che richiedono elevata specializzazione come la miectomia o l’alcolizzazione del setto interventricolare. Per i pazienti con cardiomiopatia dilatativa in scompenso è indispensabile un attento controllo clinico e una intensiva terapia farmacologica prima di porre indicazione al trapianto cardiaco.

La scelta in questi casi è sempre drammatica, ma ho un ricordo particolare di una storia commovente a lieto fine. Si trattava di un giovane di diciassette anni con cardiomiopatia dilatativa in fase di scompenso avanzato.

La sua maggiore preoccupazione era di poter abbracciare nuovamente il suo amato cavallo, di nome Alì. In reparto lo ricordava di continuo. Quando fu in grado di farlo dopo il trapianto ci mostrò nelle foto tutta la sua felicità.

Nel 1999 e nel 2000 con delibere regionali n° 1036, 1276, 411 e 600 l’attività assistenziale, scientifica e culturale svolta dalla Unità Operativa Cardiologia 2 di San Luca, per le malattie primitive del miocardio dal 1972 venne riconosciuta come centro di riferimento (Tabella I).

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Nel nuovo millennio l’attività del Centro è proseguita sulle linee precedenti con brillanti risultati come illustrato nel sito web “Cardiomiopatie UNIT-CRR per le cardiopatie ipertrofiche e dilatative”.

L’Unità afferisce al Dipartimento cardiotoracico nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi Firenze.

Sono riportati il nome del responsabile e degli operatori, le patologie trattate, le funzioni svolte, il percorso di diagnosi e cura, le modalità di accesso alla struttura, le collaborazioni con le altre strutture per l’approccio inter disciplinare, i progetti di ricerca, gli studi clinici in corso, la partecipazione a registri internazionali, le pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche.

Il percorso è stato lungo e non privo di difficoltà, ma il risultato non può essere considerato che positivo: nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi di Firenze vi è un centro al quale possono rivolgersi i pazienti con cardiomiopatia per diagnosi e trattamento adeguati e che fornisce preziosi contributi alla ricerca scientifica.

 

Nota personale

Leggo nel sito che i locali del “vecchio S. Luca” sono adesso usati per l’ambulatorio dei pazienti con cardiomiopatie.

Chi scrive eseguiva nel 1958 in quei locali l’esame delle urine dei malati ricoverati nei reparti di medicina, uno dei compiti ai quali erano adibiti gli assistenti volontari ospedalieri. Nostalgia?? Sarebbe fuori luogo…

 

elisa.dolara@tin.it