Ondate di calore ed effetti sulla salute

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Marco MorabitoMarco Morabito, Istituto di Biometeorologia Firenze, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

 

Marialaura D’Ambrosio, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche, Ancona

Alessandro Messeri, Centro di Bioclimatologia, Università degli Studi di Firenze

 

Le ondate di calore sono considerate tra i disastri naturali con il maggiore impatto sulla salute, causando numerose vittime e con effetti devastanti per gli ecosistemi in genere. La situazione climatica che sta attualmente interessando il nostro pianeta e che può essere sintetizzata come global warming sta favorendo un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore anche anticipate rispetto al periodo tipicamente caldo, esponendo quindi sempre più persone (spesso non acclimatate) a questo rischio. Purtroppo anche le proiezioni climatologiche future prevedono scenari ben più drastici rispetto a quelli di adesso, interessando in modo intenso e persistente vaste aree del pianeta. Sono quindi sempre più determinanti azioni di mitigazione e strategie di adattamento ai cambiamenti climatici in atto, con una particolare attenzione all’ambiente urbano dove è concentrata la maggior parte della popolazione.

 

Parole chiave: heat-wave, cambiamento climatico, global warming, temperature estreme, mortalità

 

Introduzione e definizione di ondata di calore

Le ondate di calore rappresentano un fenomeno meteorologico tra i più pericolosi per la salute umana e con ripercussioni importanti per l’ambiente. La situazione è ancor più critica in quanto si tratta di un fenomeno particolarmente complesso da definire in modo univoco e a livello internazionale non esiste una definizione chiara e universalmente accettata di ondata di calore. Questo termine (dall’inglese heat-wave) indica un periodo prolungato (della durata di 2-3 giorni sino ad alcune settimane) di condizioni meteorologiche estreme che si verificano generalmente durante il periodo estivo, caratterizzato da temperature diurne e notturne insolitamente elevate, al di sopra dei valori usuali del periodo (medie pluriennali) e dell’area geografica considerata. Tale situazione può, in alcuni casi, essere anche associata a elevati tassi di umidità relativa. Nel complesso, comunque, si tratta di una situazione che può avere un devastante impatto sull’uomo e sugli ecosistemi in generale. Quindi, la classificazione di ondata di calore è fortemente legata alla zona geografica: le stesse condizioni meteorologiche possono costituire un’ondata di calore su una determinata zona ma non su un’altra. Alcuni fattori, come il tasso di umidità, la demografia, la densità urbana o l’adattamento al caldo della popolazione possono aiutare a spiegare perché anomalie termiche molto simili possono avere impatti differenti sulla salute. Proprio per questi motivi, nel corso dei vari anni, sono state formulate varie definizioni di ondata di calore basate su specifiche soglie di diversi indicatori termici ambientali che possono essere di tipo climatologico o epidemiologico. Nel primo caso, le soglie sono basate su serie storiche climatologiche sufficientemente lunghe (in genere di almeno 20 anni), identificando i percentili estremi della serie. Il valore identificato sarà sempre specifico per una certa località e relativo a un preciso periodo dell’anno. La soglia di tipo epidemiologico, invece, viene identificata studiando la relazione tra un indicatore termico e uno sanitario (in genere il dato di mortalità). I metodi statistici utilizzati permettono di tenere in considerazione la non-linearità della relazione e il potenziale effetto ritardato della variabile ambientale (time-lag). È importante sottolineare, comunque, che la relazione temperatura-mortalità varia nel tempo e, quindi, di conseguenza variano anche le soglie di criticità che devono essere periodicamente aggiornate. Per quanto riguarda gli indicatori termici, questi possono essere rappresentati semplicemente da valori giornalieri di temperature dell’aria (medie, massime o minime) o in altri casi da indicatori di stress termico che combinano l’effetto di più variabili meteorologiche (temperatura, umidità, vento, radiazione solare). Sulla base di un recente rapporto, relativo alle linee guida per contrastare gli effetti del caldo, sviluppato dall’azione congiunta dei due massimi organismi internazionali che si occupano di salute (World Health Organization, WHO) e meteorologia (World Meteorological Organization, WMO), sono state fornite le indicazioni per una corretta classificazione delle ondate di calore, tra cui quella di considerare sia le condizioni termiche diurne che notturne, quella di valutare il disagio termico legato alla combinazione delle temperature con i tassi di umidità dell’aria, e considerare caratteristiche molto importanti come la durata, l’intensità e il momento in cui si verifica la prima ondata di calore della stagione.

Effetti sulla salute

L’interesse rivolto al fenomeno delle ondate di calore è legato soprattutto al potenziale impatto che questa anomalia termica può avere sulla popolazione e in particolare su specifiche categorie di soggetti più vulnerabili, fragili o suscettibili. Gli impatti maggiori sulla salute delle ondate di calore sono ampiamente descritti in letteratura e si traducono, in particolare, in un significativo aumento della mortalità, oltre che favorire picchi di accesso ai servizi di primo soccorso che risultano, in queste occasioni, congestionati. Tra i soggetti maggiormente vulnerabili figurano sicuramente gli anziani, soprattutto se vivono soli o in condizioni socio-economiche precarie, soggetti non autosufficienti, malati cronici o con malattie pregresse, neonati, lavoratori all’aperto, donne in gravidanza. La situazione è particolarmente allarmante in Europa in quanto alcune tra le più devastanti ondate di calore a livello europeo si sono verificate negli ultimi 15 anni con una stima di circa 137.000 morti. Ciononostante, la percezione pubblica del rischio associato al fenomeno delle ondate di calore è relativamente bassa, forse perché questo tipo di evento non mostra tutta la violenza, spesso anche “spettacolare” ed improvvisa, associata ad altri eventi atmosferici estremi, come ad esempio gli uragani o le inondazioni, ed è proprio per questo motivo che il fenomeno dell’ondata di calore è definito come silent killer. A livello italiano, le ondate di calore hanno il più grande impatto, non tanto per frequenza ma in termini di effetti sulla salute e in particolare sulla mortalità (Figura 1). Sulla base dei dati disponibili raccolti in un database internazionale sui disastri (EM-DAT, http://www.emdat.be/), nel periodo 1960-2016, oltre il 60% dei decessi dovuti a disastri naturali erano associati alle ondate di calore.

Fig1 morabito

Com’è cambiato il rischio di ondate di calore a livello europeo?

Secondo alcune indagini effettuate dal CNR e Università, è stato studiato l’andamento delle ondate di calore nel periodo maggio-settembre su una serie storica di dati meteo-climatici di 36 anni (dal 1980 al 2015) raccolti su tutte le capitali degli attuali 28 Stati Membri dell’Unione Europea. In particolare è emerso che la maggior parte delle capitali ha evidenziato andamenti positivi della frequenza, durata e persistenza delle ondate di calore e un generale anticipo della prima ondata di calore stagionale. Nello studio è stato anche calcolato un indicatore sintetico e informativo (chiamato Heatwave Hazard Index, HWHI) che permette di tenere in considerazione contemporaneamente tutte le specifiche dell’impatto del caldo: il numero dei giorni di ondata di calore, il numero delle ondate di calore lunghe, intense e la data della prima ondata di calore contemporaneamente lunga e intensa. Nel confronto tra due sotto-periodi di 18 anni ciascuno (1980-1997 e 1998-2015) sono state meglio osservate le differenze a livello geografico di impatto delle ondate di calore, particolarmente marcate sulle capitali Europee centro-orientali e soprattutto sud-orientali (Figura 2). Queste differenze sono state associate a configurazioni climatiche completamente differenti nei vari periodi. In particolare, il numero dei giorni caratterizzati da ondate di calore e quelle considerate lunghe è aumentato in modo significativo in oltre il 60% delle capitali europee. Se nel periodo 1980-1997 la frequenza del numero dei giorni di ondata di calore rappresentava il 7-8% dei giorni estivi (tra maggio e settembre), nel periodo 1998-2015 la frequenza è aumenta al 12-14%, con i valori più elevati nelle capitali dell’Europa orientale e meridionale.

Fig2 morabito

Le capitali dell’Europa centro- e sud-orientale hanno mostrato i più alti valori dell’indice HWHI nel sotto-periodo 1998-2015 rispetto al 1980-1997: l’indice HWHI è almeno raddoppiato a Vienna, Budapest, Ljubliana, Budapest e Nicosia, mentre è almeno triplicato a Zagabria e Atene. Nella capitale Italiana l’indice HHWI è quasi raddoppiato nel periodo 1998-2015 rispetto al periodo precedente e in particolare la frequenza dei giorni di ondata di calore è passata dal 5% nel periodo 1980-1997 al 13% nel periodo 1998-2015 (con una media di circa 20 giorni di ondata di calore all’anno nel periodo maggio-settembre). La frequenza delle ondate di calore lunghe e intense è raddoppiata significativamente nell’ultimo periodo. È stato osservato anche un generale anticipo della prima ondata di calore stagionale contemporaneamente intensa e prolungata, generalmente presente nella prima decade di agosto nel periodo 1980-1997 e anticipata all’ultima decade di giugno nel periodo 1998-2015.

Conclusioni

I rischi per il pianeta in generale e per le generazioni future associati al fenomeno del global warming, unitamente al significativo aumento della frequenza e intensità delle ondate di calore, ci obbligano a intervenire con urgenza. È da considerare, inoltre, che, rispetto ad altri eventi estremi, le ondate di calore interessano vaste aree geografiche con un effetto amplificato sulle aree urbane, a causa del fenomeno di isola di calore urbana, favorito soprattutto dal maggior assorbimento di energia solare da parte delle superfici antropiche e dalle numerose fonti di calore (mezzi di trasporto, riscaldamenti, ecc.). Se poi consideriamo che nelle aree urbane vive oltre la metà della popolazione mondiale (in Italia la popolazione urbana è superiore al 60%), con proiezioni di ulteriore crescita, in un prossimo futuro si prevedono sempre più persone esposte agli effetti devastanti delle ondate di calore. L’aumento significativo degli eventi di mortalità, in particolare tra la popolazione più suscettibile, durante le ondate di calore è prevedibile e la prevenzione efficace di questo rischio rappresenta una priorità della WHO. È quindi fondamentale un’azione congiunta di azioni di mitigazione e strategie di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.

 

m.morabito@ibimet.cnr.it

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