Biblioteca biometrica Università di Firenze

La Biblioteca Biomedica dell’Università degli Studi di Firenze

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Donatella LippiDONATELLA LIPPIProfessore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

Quando si entra a Careggi, attraverso il Nuovo Ingresso, il primo edificio che si incontra sulla sinistra è quello che ospita la Biblioteca Biomedica: pochi camici bianchi, tanti studenti.

La sempre maggiore disponibilità di risorse elettroniche, infatti, fa sì che l’accesso alle banche dati e alla documentazione avvenga on line, ma la Biblioteca resta un luogo fisico importante, per chi vuole consultare i manuali, per chi deve allenarsi alla ricerca, per chi ha bisogno di un punto di incontro e di confronto.

In questi ultimi anni, la Biblioteca si è dotata di numerosi servizi e rappresenta un interlocutore importante per chi studia e per chi lavora, in ambito sanitario, ma anche in ambito storico.
Le radici della Biblioteca Biomedica dell’Università degli Studi di Firenze, infatti, sono molto antiche e la sua storia ha inizio nel 1679, quando tutti i volumi che erano conservati in locali diversi dell’Ospedale di Santa Maria Nuova vennero raccolti in un unico ambiente all’interno dell’ospedale.

Era a Santa Maria Nuova che si svolgeva, con diverse modalità nel corso del tempo, il percorso formativo per medici, chirurghi, farmacisti e ostetriche ed era a Santa Maria Nuova che doveva essere disponibile il materiale di studio.
In origine, quindi, la Biblioteca aveva la sua sede nel centro di Firenze, dove rimase anche quando, nel 1871, fu depositata presso l’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, il futuro Ateneo fiorentino, e fu trasferita nella chiesa del soppresso convento di Santa Maria degli Angeli.

Con la costruzione dell’Ospedale di Careggi, nei primi decenni del Novecento, la biblioteca lasciò il centro della città per collocarsi all’interno del policlinico, venendo a costituire il fondo dell’attuale Biblioteca Biomedica, oggi una delle cinque biblioteche d’area universitarie, ricca di volumi e manoscritti di straordinario interesse.

Nel corso dei secoli, infatti, la modesta raccolta iniziale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova era diventata sempre più cospicua, grazie alle donazioni di libri e documenti, appartenuti a personaggi illustri: tra coloro che contribuirono alla crescita di questo patrimonio librario, Scipione Ammirato, Lorenzo Pucci e Vincenzo Viviani, ultimo discepolo di Galileo Galilei.

Questo primo nucleo, in realtà, era molto eterogeneo e comprendeva anche volumi e manoscritti riguardanti la teologia, la filosofia e le scienze giuridiche.

Per questo motivo, Antonio Cocchi (1695-1758), medico e naturalista, che ricoprì la carica di lettore di Anatomia nello Studio Fiorentino e fu anche antiquario granducale, incaricato di riordinare la Biblioteca di Antonio Magliabechi, esaminò i libri presenti nella biblioteca di Santa Maria Nuova (circa settemila pezzi) e, nel 1742, si fece promotore dello scambio dei volumi che non riguardavano la medicina, la chirurgia e le materie affini con i testi scientifici della biblioteca Magliabechiana, l’attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Lo scambio avvenne nel 1783, con il beneplacito del granduca Pietro Leopoldo, che già dal 1779 aveva deciso di dare un’impronta più specialistica a ogni biblioteca dello Stato.

Nel 1782, inoltre, fu nominato Commissario di Santa Maria Nuova Marco Covoni Girolami, che dette grande impulso alla biblioteca.

Nel Regolamento del Regio Arcispedale di Santa Maria Nuova, infatti, annunciava che “All’effetto che nulla manchi in S.M. Nuova al maggior profitto ed avanzamento degli studi relativi all’arte salutare, sarà quivi una Libreria corredata dei libri e memorie più interessanti una simile professione con persona illuminata e capace eletta da S.A.R. per presiedere alla buona direzione della medesima, e di chi vuole ivi applicare agli studi suddetti”.

le copertine Lippi fig1

Nel XIX secolo, questo patrimonio venne ulteriormente implementato: i medici che insegnavano nella Scuola annessa all’ospedale, infatti, lasciarono in eredità alla Biblioteca ingenti quantità di libri, memorie e corrispondenza professionale.

le copertine Lippi fig2

Oltre al ricco fondo di opere a stampa, la Biblioteca conserva oggi numerosi manoscritti, tra cui i registri del Collegio Medico di Firenze dal 1560 al 1867, contenenti i verbali delle assegnazioni delle “matricole”, necessarie a esercitare le professioni della medicina, della chirurgia, della farmacia e dell’ostetricia in Toscana.

Nel suo patrimonio, sono conservati anche volumi manoscritti di disegni e acquerelli, incunaboli e più di seicento volumi del XVI secolo, alcuni noti anche agli storici dell’arte, come quelli con le incisioni di Albrecht Dürer o di Iacopo Ligozzi.
Tutta la storia della Medicina è raccolta negli scaffali della Biblioteca Biomedica, adeguatamente protetti e sapientemente valorizzati: Ippocrate, Galeno, Avicenna, Berengario da Carpi, Gabriele Falloppio, Marsilio Ficino, Vesalio…

Ci sono anche alcuni esemplari del Ricettario fiorentino, un codice farmaceutico, emesso dall’Istituzione competente, allo scopo di uniformare le prescrizioni, evitare gli abusi, arginare la ciarlataneria.

Sono più di quattromila i libri del Settecento, fra i quali, di grandissimo impatto visivo, le opere con immagini anatomiche in formato “atlantico”, che documentano la progressiva conoscenza del corpo, delle sue funzioni e delle sue alterazioni.

Numerosissimi sono infine i libri e gli opuscoli del XIX secolo, l’epoca delle donazioni quantitativamente più rilevanti.

le copertine Lippi fig3

In anni recenti, la fisionomia della Biblioteca è cambiata, modellando la sua immagine e i suoi servizi su un’utenza più ampia e diversificata, ma continua a essere centro di documentazione e formazione per i professionisti e, nello stesso tempo, luogo di conservazione e valorizzazione del patrimonio scientifico e artistico del passato.

 

donatella.lippi@unifi.it

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