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L’Ospedale di Santa Maria Nuova e la sua Fondazione

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Donatella Lippidi Donatella Lippi

 

 

Giancarlo Landinie Giancarlo Landini

 

 

 Tre anni fa, il 1° gennaio 2016, l’Azienda Sanitaria di Firenze confluiva nell’Azienda USL Toscana Centro, che accorpa la 4 precedenti aziende dell’area vasta (ex Asl 3 di Pistoia, 4 di Prato, 10 di Firenze, 11 di Empoli), coprendo un territorio di 70 comuni con 13 ospedali, 220 strutture territoriali, 8 zone-distretto, 7 Società della Salute. L’Azienda ha oltre 15.000 dipendenti e assiste 1.600.000 cittadini.

Tra gli ospedali che fanno parte dell’Azienda USL Toscana Centro, Santa Maria Nuova, nel cuore di Firenze, rappresenta la struttura più antica e la risposta sanitaria immediata per la comunità dei residenti del centro storico e i numerosissimi turisti e residenti temporanei.

Santa Maria Nuova ha una storia antichissima ed è l’unico ospedale al mondo che, nato alla fine del XIII secolo, mantiene ancora oggi la sua funzione originaria, senza soluzione di continuità.

Correva il mese di giugno del 1288, infatti, quando Folco Portinari, il padre della Beatrice amata da Dante Alighieri, dava inizio alla storia dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, che, attraverso i secoli, si è arricchito di lasciti e donazioni di opere d’arte, tanto che oggi, dopo le inevitabili alienazioni avvenute in passato per sostenere l’Ospedale, può ancora vantare oltre 700 opere tra dipinti, affreschi, sculture e arredi, che testimoniano il passaggio di alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi, da Pietro di Niccolò Gerini e Andrea del Castagno a Della Robbia, Bernardo Buontalenti, Pomarancio…

Lo stesso Leonardo da Vinci frequentò l’Ospedale per approfondire lo studio dell’anatomia.

Ammirato da Martin Lutero, che vi fu ricoverato e copiato, nel suo Statuto, dal Savoy Hospital di Londra, frequentato dai grandi medici del passato, Santa Maria Nuova detiene un patrimonio storico-artistico di eccellenza.

Ne è esempio il celeberrimo Trittico Portinari, un dipinto a olio su tavola, opera del pittore fiammingo Hugo van der Goes, databile al 1477-1478 e conservato nella Galleria degli Uffizi.

Il trittico, dedicato all’Adorazione dei pastori, era stato dipinto a Bruges su commissione del fiorentino Tommaso Portinari, banchiere a capo della filiale locale del Banco mediceo. Il dipinto giunse a Firenze dopo un lungo viaggio per nave, fino a Pisa, e successivamente fino a Firenze, dove arrivò nel maggio 1483.

Fu issato all’altezza di Porta San Frediano da sedici uomini e trasportato nella chiesa di Sant’Egidio, all’interno dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.

Prima smembrato e poi ricomposto, pervenne nel 1900 agli Uffizi, insieme a un gruppo di altre opere importantissime, provenienti da Santa Maria Nuova. Se questo dipinto fa ora bella mostra di sé nella Galleria degli Uffizi, tante altre opere, invece, sono rimaste nel complesso dell’Ospedale e alcune sono state oggetto di recenti restauri, come i due quadri “Madonna che offre il bambino a Sant’Antonio da Padova con i Santi Francesco e Niccolò Vescovo con Bambino e Santi” di Felice Ficherelli (XVII sec.) e “La probatica piscina” di Giovan Battista Paggi (XVI sec.).

Anche per tutelare e valorizzare questi beni di interesse storico-artistico di proprietà dell’Azienda, è stata creata, nel 2015, la “Fondazione Santa Maria Nuova ONLUS”, che promuove anche i progetti di sperimentazione e organizzazione tecnica e tecnologica dell’Azienda USL Toscana Centro, amministrando le attività connesse al percorso museale dell’area monumentale, l’organizzazione degli eventi, gli interventi a favore del patrimonio storico-artistico.

Per raggiungere questi obiettivi, attrae finanziamenti e promuove attività di raccolta fondi, forte di un prestigio, che affonda le sue radici nella Firenze di Dante e Folco Portinari, per poi declinarsi nei grandi nomi della Medicina e della Chirurgia fiorentina: grazie alla Scuola, che era presente in Santa Maria Nuova, Firenze non rimase priva dell’insegnamento medico-chirurgico, anche dopo che lo Studium, nel 1472, venne trasferito a Pisa.

Qui, in Santa Maria Nuova, venne chiamato a “leggere la lezione di Cerusia a Giovani che vorranno imparare” Francesco Figlinese fisico, così come Giuliano e Domenico Signi, negli anni di passaggio tra XVI e XVII secolo.

E poi, Antonio Cocchi, Vincenzo Chiarugi, Ferdinando Zannetti, Filippo Pacini, Carlo Burci…

È, questo, un elenco vistosamente lacunoso, ma fortemente allusivo, che vuole solo ricordare alcuni dei nomi in cui la tradizione medico-chirurgica fiorentina si può e si deve riconoscere.

 

Info per donazioni al link:

www.fondazionesantamarianuova.com/contents/sostienici

 

 

donatella.lippi@unifi.it

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