il ricettario fiorentino

Il Ricettario Fiorentino

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Donatella Lippidi Donatella LippiProfessore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

 

Firenze… fu… la prima a possedere un Ricettario normale, vero codice officiale dell’Arte, per servire di guida e di regola a tutti gli Speziali del suo Stato.”

Così scrive nel 1862 il Collegio Medico di Firenze, intervenendo nel dibattito postunitario sul riordinamento e la standardizzazione dei componenti, delle procedure e delle tecniche di preparazione, della posologia, delle tariffe e delle unità di misura dei medicamenti, tappa imprescindibile del progetto di unificazione nazionale.

Redatto dal Collegio dei Medici su invito dei Consoli dell’Arte, il Ricettario Fiorentino aveva visto la luce nel gennaio del 1499 (anno fiorentino 1498), con la marca tipografica della Compagnia del Drago: sebbene siano citate anche edizioni precedenti, risale a questa data la prima edizione di cui si conservino ancora oggi esemplari. Nato per porre fine agli errori degli speziali, per arginare la ciarlataneria e per evitare la diffusione di terapie non suffragate dalle “evidenze”, il Ricettario divenne il testo operativo di base, a cui era obbligatorio fare riferimento per ogni preparazione medicinale.

“Considerando noi doctori dell’arte et di medicina del famosissimo Collegio Fiorentino Spectabili. S. Consoli in quanti pericoli gl’infermi nella ciptà nostra incorrono, et quanti errori i nostri Spetiali, sì nella ciptà nostra, sì nel contado existenti, per la diversita delli receptarii commettino: li quali sino al presente di circha la preparazione et la electione, et conservatione, et compositione di tutti i lactovarii, semplici, et composti a decti Spetiali necessarii, hanno usati: onde molta infamia ne seguita alli medici in quella practicanti. Volendo adunque a tali inconvenienti et pericoli di infermi et infamia a medici falsamente data: iuxta al potere nostro con più honorevole et più laudabile et miglior modo riparare et obviare…”.

Tutela dei pazienti, salvaguardia dei medici.

Consapevole dell’importanza di questo strumento, anche Cosimo I de’ Medici, nell’ambito di un generale riassetto della vita amministrativa dello Stato fiorentino, volle che, nel 1550, il testo aggiornato del Ricettario venisse nuovamente impresso: scelse i torchi di Lorenzo Torrentino, lo stampatore ducale, per sottolineare ancora di più il suo carattere di ufficialità.

ricettario fiorentino

Venne realizzata un’elegante edizione in folio, il cui contenuto era diviso in tre sezioni. Nella prima, si fornivano le norme per la preparazione dei farmaci semplici e composti e “le regole generali di comporle et di porgerle et ministrarle agli infermi quando saranno ordinate da e medici”; la seconda parte raccoglieva “tutte le ricette di varie sorti di medicine usuali, tratte da diversi autori”; la terza parte comprendeva la lista di pesi e misure e un elenco di medicamenti “succidanei”, da utilizzare per integrare gli ingredienti mancanti.

Ampio spazio veniva dato anche alla figura ideale dello speziale, di cui si elencavano caratteristiche, fisiche, morali e culturali, e alla “spetieria”, che doveva avere requisiti strutturali ben precisi, dal punto di vista dell’ubicazione e dell’esposizione a sole e venti.

Per chi non avesse ottemperato alle richieste di legge, nel settembre 1561 venne emanata da Cosimo I una rigidissima provvisione, con cui si prevedevano pene molto severe.

Per monitorare il comportamento degli speziali, veniva istituita anche una commissione di “veditori del medicinale”, composta da uno o due speziali e da un medico “di buona qualità et pratica”, che avrebbe visitato fra ottobre e novembre di ogni anno “ciascuna bottega di spetiale”.

Messi, donzelli o cercatori avrebbero dovuto verificare che le procedure venissero rispettate e istruire le pratiche contro i trasgressori.

In un primo momento furono escluse da questa normativa le spezierie di ospedali e conventi, ma solo fino al 1562, quando il duca di Firenze impose un’unica disciplina comune.

Agli speziali che, senza il consulto di un medico fisico, avessero prescritto medicine “da pigliar per bocca e cavar sangue”, sarebbe stata comminata una multa di dieci scudi “per ogni ordinazione”, ma, alla terza condanna, sarebbero incorsi nella “privazione dell’esercizio”.

ricettario fiorentino illustrato

Il Ricettario Fiorentino venne più volte rivisto e pubblicato in numerose edizioni, fino al XVIII secolo: grazie ai successivi aggiornamenti, venivano registrati periodicamente anche i nuovi farmaci, soprattutto dopo che si ampliarono gli orizzonti geografici, introducendo nella farmacopea sostanze esotiche e sconosciute fino ad allora.

Chiarezza delle norme, attuazione dei regolamenti, pene per i contravventori.

In questa prospettiva, il Ricettario Fiorentino rappresenta un elemento fondamentale nella storia della Sanità toscana e nazionale, dal momento che fu la prima vera farmacopea comparsa sul territorio italiano, che fosse redatta da un comitato di esperti, promossa ed emessa dall’istituzione competente, pubblicata per volere dell’autorità costituita.

Il merito di Cosimo I e dei suoi successori fu proprio in questa volontà di uniformazione delle prescrizioni e delle preparazioni dei medicamenti, per combattere impostori e abusivi, e tutelare la Sanità pubblica, “per benefitio della vita humana”.

 

donatella.lippi@unifi.it

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