Un medico all’inferno

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Donatella Lippidi Donatella Lippi

 

 

 

Nel 2021, il mondo celebrerà i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. 

Come tutti i capolavori della letteratura mondiale, anche la Commedia dantesca si presta a infinite letture, non ultima quella medica.

Dante, infatti, era iscritto all’Arte dei Medici e degli Speziali; si dice frequentasse le lezioni di Taddeo Alderotti a Bologna; amò Beatrice Portinari, il cui padre, Folco di Ricovero, fondò l’ospedale di Santa Maria Nuova e la cui governante, Monna Tessa, fu la prima Oblata.

Ma, al di là della biografia, anche l’opera dantesca è ricca di testimonianze e di legami col mondo della medicina e della chirurgia.

Se la Commedia è un viaggio nei tre regni dell’oltretomba, l’Inferno descrive la discesa di Dante nella voragine infernale: Virgilio lo accompagnerà attraverso l’Inferno e il Purgatorio, ma, per salire in Paradiso, Dante avrà bisogno dell’aiuto di un’anima più degna, Beatrice, che veglia già sul suo cammino.

Dante segue Virgilio in questo mistico viaggio e, con lui, entra nel mondo invisibile ai vivi, per scendere nella profondità delle viscere della Terra.

I dannati dell’Inferno hanno la forza di creature scultoree: sono quasi tutti personaggi storici, ma non mancano figure mitologiche, reinterpretate alla luce della sensibilità del Medioevo, o personaggi ancora in vita al momento della stesura della Cantica, la cui anima è stata dannata e punita da Dio, ancor prima della morte fisica.

L’Inferno è il regno del dolore.

Per me si va nella città dolente,/ Per me si va nell’etterno dolore (Inf. III, vv. 1-2): il viaggio nell’Inferno costituisce un vero e proprio percorso attraverso una selezione raffinatissima e perfettamente orchestrata di sensazioni dolorose, contestualizzate nelle diverse pene a cui sono sottoposti i dannati, dal dolore puntorio degli ignavi, tormentati a sangue da mosconi e vespe, al dolore temporale prodotto dal remo di Caronte, che batte le anime che indugiano sulla riva, e che sarà anche quello degli iracondi, condannati a percuotersi furiosamente (Inf. VII, vv. 112-114), immersi nella palude Stigia del V Cerchio.

Sospiri, pianti e alti guai: una progressione ascendente, che poi discende nella notazione dei linguaggi (diverse lingue), delle pronunzie (orribili favelle), delle espressioni (parole di dolore), dei toni e delle voci (accenti d’ira, voci alte e fioche), in un mondo sonoro forte e disarmonico.

I vari livelli sensoriali di un dolore che spacca, che strappa e che raschia ricorrono nel III Cerchio, dove Cerbero graffia, iscoia e isquatra (Inf. VI, v. 18) i dannati sottoposti a una pioggia fredda e incessante: il riferimento termico, in questo caso il freddo, è il primo di una lunga serie, là dove nel X Canto sarà quello di una sensazione di dolore che brucia, a cui sono condannate le anime degli eretici, nelle loro arche di fuoco.

Se i serpenti fasciano” o stringono i ladri nelle loro spire, a un dolore irritante sono sottoposti i falsari (Inf. XXX), vittime di malattie ripugnanti e costretti a grattarsi continuamente e inutilmente per ridurre lo strazio.

In questo crescendo di colpe e di pene, che Dante ha declinato, secondo il pensiero aristotelico di una gerarchia del male basata sulla ragione, passando dalle forti passioni degli incontinenti ai nolenti e a coloro che hanno voluto razionalmente e freddamente compiere il male, anche l’ambiente condivide questa degenerazione e ai Cerchi della città di Dite succedono le Malebolge, dove la natura appare partecipe di questo generale processo di dissoluzione: sponde dirupate e valloni melmosi rappresentano il contrappunto paesaggistico di un più universale mutamento.

Tormente e piogge hanno lasciato il posto all’immobilità di laghi ghiacciati; ai demoni mitologici rabbiosi dei primi Canti succedono diavoli dall’aspetto grottesco e dalla gestualità bizzarra; al movimento dei dannati dei primi Gironi, si contrappongono i dannati conficcati nel gelo di Cocito, in una progressiva immobilizzazione della vita, in cui si spengono anche le lacrime.

In questa silloge di dolori e di dolore, analizzati con una straordinaria attenzione anche in riferimento agli effetti che la pena produce dal punto di vista affettivo e critico, la precisione descrittiva consente di individuare almeno 46 dei 78 termini riportati nel Mc Gill Pain Questionnaire, anche se in differenti forme.

Dopo questo percorso nel mondo del dolore, Dante e Virgilio potranno uscire a riveder le stelle sulla spiaggia del Purgatorio, avviandosi attraverso la catarsi della musica verso la luce del Paradiso.

Continua…

Per saperne di più: Dante Alighieri, La Divina Commedia, con note storico-mediche di Donatella Lippi, Fidenza: Mattioli 1885, 2009-2011

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