Analisi sulla fragilità nella popolazione anziana di Firenze e comprensori limitrofi

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Francesco PizzarelliFrancesco PizzarelliVolontario Auser Firenze e componente dei probiviri della Società Italiana di Nefrologia, di cui è stato segretario. SM Annunziata e insegnato alla Scuola di Specializzazione di Nefrologia dell’Università degli Studi di Firenze. Già componente del Comitato Etico di Area Vasta Toscana-Centro. Ha partecipato alla stesura di linee guida nazionali e internazionali

Giuseppe CuratolaNefrologo, volontario Auser

 

Nell’ambito di un’attività di volontariato sociale, gli autori hanno indagato con metodologia tipica della ricerca medica la presenza di fragilità in una popolazione anziana della città metropolitana di Firenze. Utilizzare strumenti oggettivi la resa degli interventi del volontariato.

 

Parole chiave: anziani, fragilità, stili di vita, attività fisica, volontariato

 

La fragilità è una sindrome geriatrica multidimensionale conseguente ai cambiamenti fisici, di salute, psicologici e sociali che tendono a verificarsi con l’avanzare dell’età. È un forte predittore di eventi avversi quali declino funzionale, cadute, ridotta qualità di vita, ospedalizzazioni e mortalità. Corretti stili di vita, segnatamente attività fisica e abitudini alimentari, possono rallentare la comparsa della fragilità o migliorarla se già conclamata. Quest’ultima è una connotazione importante in quanto gli stili di vita sono potenzialmente modificabili con adeguata informazione e sensibilizzazione.

Avendo ben chiare queste premesse, l’Auser (Autogestione Servizi) Volontariato Firenze ha costruito il progetto Ho cura di me e della comunità in cui vivo, che ha ottenuto un finanziamento dalla Regione Toscana.

L’Auser è un’associazione di volontariato fondata 30 anni fa e capillarmente diffusa in Italia con oltre 1.500 sedi, 45.000 volontari e 300.000 soci. A Firenze è presente in tutti i quartieri cittadini e svolge molteplici attività di aiuto alla persona (https://www.auserfirenze.com). Il progetto si è sviluppato nel biennio 2018-2019 e si è articolato in incontri con cittadini anziani di Firenze città e aree del Mugello e del Chianti fiorentino. Nel corso degli incontri sono state fornite informazioni sull’importanza di una corretta alimentazione e attività fisica coinvolgendo i partecipanti in modo interattivo. Si è quindi proceduto alla presentazione e somministrazione di un questionario validato scientificamente idoneo a identificare la fragilità.

Il questionario è stato anche distribuito a tutti i partecipanti al programma delle vacanze estive anziani del 2018, organizzate dal Comune di Firenze e gestite dall’Auser. In questo caso, i partecipanti hanno compilato il questionario avvalendosi di dettagliate informazioni scritte. Va infatti sottolineato che il questionario è stato ideato e testato come strumento da spedire per posta, con analisi a posteriori delle risposte pervenute.

Le 10 domande del questionario sono volte a individuare la presenza di fragilità in vari ambiti, da quelli strettamente sanitari (ricoveri ospedalieri, numero di farmaci assunti giornalmente, dimagramento non voluto) a quelli specificamente sociali (vivere da soli, poter contare o meno su aiuto in caso di bisogno). Alcune domande infine sono volte a rintracciare problemi di vista, memoria, facile stancabilità e tendenza alle cadute. La fragilità è stata identificata da quattro o più risposte probanti su dieci.

Oltre al questionario, tutti i partecipanti hanno risposto al quesito aggiuntivo di quante volte la settimana effettuavano abitualmente passeggiate di almeno un’ora.

Un gruppo più ristretto, infine, si è sottoposto al test Timed Up and Go (TUG). Il TUG è un semplice test per misurare il livello di mobilità di una persona e richiede abilità di bilanciamento statico e dinamico. Misura il tempo che una persona impiega per alzarsi da una sedia, camminare per tre metri, girarsi, tornare alla sedia e sedersi di nuovo.

È un test di largo utilizzo perché semplice e facilmente portato a termine dagli anziani. In letteratura valori fino a 10-15 secondi sono considerati normali e noi abbiamo pertanto utilizzato come cut-off il valore di 12,5 secondi.

Hanno compilato il questionario sulla fragilità 1.055 cittadini, 138 dei quali hanno anche eseguito il TUG. Tutti hanno risposto alla domanda sul numero di passeggiate settimanali.

Le caratteristiche del campione sono riportate in Tabella I.

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Si tratta di soggetti di età avanzata, il 44% ultraottantenni. Il genere femminile costituisce circa i ¾ del campione. Globalmente, solo ¼ del campione è definibile fragile, con maggior prevalenza nelle donne rispetto agli uomini (Tabella I). Il dato è costante in ogni decade di età analizzata (Figura 1).

Fig1Pizzarelli

È interessante osservare che il dato percentuale della fragilità, 25%, corrisponde alla percentuale dei soggetti con valori di TUG > 12,5 secondi e questo vale in entrambi i generi (Tabella I). La concordanza fra i due test è più palese nel caso di assenza di fragilità e TUG normale (concordanza 83-90%) che non nel caso di presenza di fragilità e TUG patologico (concordanza 56-60%). L’assenza di un gold standard non consente di esprimere un giudizio su quale delle due metodiche (questionario e TUG) sia più accurata nel rilevare lo stato di fragilità. Infine, abbiamo trovato una discreta correlazione fra età e valori del TUG (Figura 2).

Fig2Pizzarelli

Gli ambiti dove la presenza di fragilità ha interessato oltre 1/3 del campione di 1.055 soggetti sono la sensazione di stanchezza nello svolgere le attività quotidiane, il numero di farmaci assunti giornalmente e il vivere da soli (Tabella II).

Tab2Pizzarelli

La risposta sul numero di farmaci non fa che confermare il ruolo significativo, ma non esclusivo, dello stato di salute nel determinare fragilità. Più interessante è la risposta al vivere da soli, soprattutto se confrontata con la domanda 9 sul sapere a chi rivolgersi in caso di bisogno. A fronte di una larga parte di cittadine/i che dichiarano di vivere da sole/i (44%), solo una minima parte (16%) dichiara di non avere nessuno cui rivolgersi in caso di necessità.

Come atteso, la fragilità progredisce con l’età (Figura 3). Di particolare rilevanza le risposte alla domanda sul numero di passeggiate settimanali di almeno un’ora, la cui frequenza si mantiene identica nelle classi di età a partire dagli over 60 fino agli over 90 (Figura 4).

Fig3Pizzarelli

Fig 4Pizzarelli

Con l’avanzare degli anni, quindi, non si modifica la propensione a compiere passeggiate e tale dato sembra discostarsi dai risultati dell’indagine effettuata nel 2015 dall’Agenzia Regionale di Sanità sulla popolazione toscana di tutte le fasce di età, quindi comprensiva anche dei giovani, che mostrava un’elevata prevalenza di sedentarietà nei maschi, 28%, e ancor più nelle femmine, 35%.

Riepilogando, dall’analisi di oltre 1.000 soggetti residenti nell’area fiorentina, 1 anziano su 4 può essere definito “fragile”. Si sale a 1 su 3 negli ultraottantenni e a poco meno di 1 su 2 negli ultranovantenni.

Pur in presenza di elementi di fragilità, neanche chi ha ottanta anni o più rinuncia al movimento.

E infine, un dato sociale di grande rilevanza: se è vero che quasi la metà degli anziani vive da sola, è pur vero che in caso di bisogno la stragrande maggioranza ha dei solidi punti di riferimento familiari, di vicinato o di supporto da parte del volontariato sociale.

Lo sbilanciamento del campione a favore del genere femminile, se da una parte testimonia la maggior propensione delle donne anziane a partecipare a momenti associativi, dall’altra ben evidenzia i limiti della nostra indagine.

Abbiamo intercettato la popolazione non secondo i criteri della rappresentatività campionaria, ma in base a criteri di opportunità sociale privilegiando i luoghi e le situazioni favorenti.

I dati da noi ottenuti sono in linea con quanto riportato nella letteratura medica e ci confortano nel ritenere importante programmare interventi di volontariato sociale introducendovi elementi che rispondano al rigore scientifico.

Utilizzare strumenti oggettivi di valutazione può aiutare il mondo del volontariato non solo a meglio costruire e tarare i propri interventi, ma anche, e soprattutto, a valutarne le reali ricadute in termini di empowerment delle persone intercettate e guadagno sociale per la popolazione.


Gli autori esprimono un sincero ringraziamento a Stefania Bandinelli, geriatra e responsabile del progetto inCHIANTI.
Senza la sua competenza e disponibilità questo lavoro non sarebbe stato possibile.


fpizzarelli@yahoo.com

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