Il pedaggio non detto: gli effetti della pandemia covid sui pazienti senza COVID

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Valerio VerdianiValerio VerdianiLaureato in Medicina e Chirurgia nel 1987. Specialista in Medicina Interna, Cardiologia, Gastroenterologia. Dal 2012 al 2020 Direttore della UO Medicina Interna di Grosseto. Attualmente Direttore della UOC Medicina Interna dell’Ospedale Valdelsa, Siena

 

 

La pandemia Covid ha necessariamente richiesto modifiche sostanziali dei modelli sanitari di accoglienza e cura, possibili conseguenze verso i pazienti non colpiti dall’infezione. Questa realtà nell’esperienza della ASL Toscana Sud-Est.

 

Parole chiave: Covid-19, medicina interna, ospedali, covid-free, organizzazione dei servizi sanitari

Introduzione

Nel giugno 2020 è apparso sul “N Engl J Med” un articolo di Lisa Rosenbaum dal titolo The Untold Toll: The Pandemic’s effects on patients without COVID-19.

Nell’articolo l’autrice cita diversi casi di pazienti senza COVID che hanno avuto ritardi diagnostici e terapeutici, determinanti talora anche la morte, conseguenti alla situazione ospedaliera americana che la pandemia COVID ha imposto.

In effetti, la pandemia COVID ha portato a un notevole sforzo organizzativo e sanitario per cercare di arginare il gran numero di ricoveri e migliorare l’assistenza per i malati colpiti dalla viremia. Tale sforzo potrebbe aver portato a uno sbilanciamento delle risorse, dell’attenzione e delle energie con possibili conseguenze verso i pazienti non colpiti dalla viremia. Scopo di questo lavoro è riportare alcuni dati relativi alla realtà delle Medicine Interne dell’ASL Toscana Sud-Est che, per scelta della Direzione, sono rimaste COVID-free, verificando quindi l’impatto che la pandemia ha determinato su pazienti no-COVID generalmente ricoverati in Medicina.

La nostra realtà: i volumi di ricovero nelle Medicine Interne dell’ASL Toscana Sud-Est

L’ASL Toscana Sud-Est comprende un vasto territorio, pari a metà dell’area regionale, con una popolazione di circa 850.000 abitanti. Nel suo ambito vi sono 13 Unità Complesse di Medicina Interna. Durante il primo picco di pandemia, per scelta della Direzione, tutte le Unità di Medicina Interna dell’ASL sono rimaste COVID-free, mentre i pazienti COVID venivano assegnati interamente alle UO Malattie Infettive e Pneumologia di due ospedali designati (Arezzo e Grosseto), oltre che all’AOU senese. Nella Tabella I sono riportati i volumi di ricovero relativi alle UO di Medicina Interna nel periodo 1° marzo - 1° maggio 2020 confrontato con lo stesso periodo del 2019.

Tab1Verdiani

I dati dimostrano una riduzione di 913 ricoveri nei reparti di Medicina Interna durante il primo picco di pandemia COVID. Tale riduzione appare minima o assente nei due ospedali provinciali (Arezzo e Grosseto), ma dobbiamo considerare che in Medicina Interna in quel periodo si ricoveravano anche pazienti che fino ad allora erano destinati alle UO di Malattie Infettive e di Pneumologia.

La nostra realtà: i volumi di ricovero per patologia

La riduzione dei ricoveri in Medicina Interna appare riguardare soprattutto condizioni patologiche croniche che richiedono ospedalizzazioni durante le riacutizzazioni (Tabella II).

Tab2Verdiani

Riduzione dei ricoveri: ipotesi

Sul perché vi sia stata una riduzione di ricoveri presso le Medicine Interne non dovuta all’occupazione letti da parte di pazienti COVID possiamo formulare solo delle ipotesi: A) eccesso di ospedalizzazione pre-pandemia; B) miglioramento della care domiciliare (medico di medicina generale, televisite, self-management); C) mancanza di ricovero necessario (paura, difficoltà di accesso ospedaliero, riduzione controlli).

Conseguenze

Nel caso fossero vere le prime due ipotesi, non dovremmo avere ricadute in termini di morbilità e mortalità. Ben diversa sarebbe invece la situazione nel caso fosse vera la terza ipotesi. Al momento non abbiamo dati ufficiali e completi che distinguano la popolazione no-COVID dalla COVID. Sappiamo soltanto che la mortalità complessiva in Toscana è aumentata rispetto agli anni precedenti. In letteratura si ritrovano dati inglesi che riportano un eccesso di mortalità (oltre 10.000 decessi in più) non legata alla viremia rispetto agli anni passati (Figura 1), senza comunque una distinzione fra decessi legati a eventi acuti (ad esempio infarto miocardico) oppure al deteriorarsi di condizioni croniche o a riacutizzazioni delle stesse.

Fig1Verdiani

Conclusioni

Sebbene sia noto che durante il primo picco di pandemia da SARS-CoV-2 vi sia stata una significativa riduzione dei ricoveri di pazienti senza COVID non è chiaro quale ne sia stato il reale motivo. Nelle Medicine Interne della ASL Toscana Sud-Est certamente non è stato per mancanza di posti letto essendo tali unità destinate esclusivamente a pazienti no-COVID. Ciò nonostante, durante i due mesi relativi al primo picco della pandemia vi sono stati circa 900 ricoveri in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è oltretutto sottostimato in quanto alle Medicine Interne erano anche assegnati pazienti che precedentemente venivano destinati alle Malattie Infettive o alla Pneumologia. Sebbene non possiamo escludere le ipotesi di un eccesso di ospedalizzazione pre-pandemia e/o di un miglioramento del self-management grazie anche a interventi del medico di medicina generale e degli specialisti con la telemedicina, è possibile che la mancanza di controlli clinico-laboratoristici, le difficoltà logistiche e la paura abbiano giocato un ruolo determinante nella riduzione delle ammissioni ospedaliere. Se tale effetto abbia avuto ripercussioni su morbilità e mortalità è al momento sconosciuto, anche se dati inglesi dimostrerebbero un sensibile eccesso del numero di decessi non legati alla viremia rispetto agli anni passati.

Tali risultati devono far riflettere e suggerire modelli organizzativi tali da non far pagare anche ai pazienti senza COVID un pedaggio troppo elevato alla pandemia.

Ringrazio l’Ufficio di Gestione dell’ASL Toscana Sud-Est per i dati forniti.


verdiani@fastwebnet.it

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