Violenza e Salute: Codice Rosa e ruolo del medico

Angela Citernesi

 

Angela Citernesi
Commissione Pari Opportunità, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Pronvincia di Firenze. Già Direttore di SC di Ostetricia e Ginecologia, Livorno

 

Valeria Dubini
Direttore Area Assistenza Sanitaria Territoriale e Continuità, Responsabile Aziendale della Rete Codice Rosa, Azienda Sanitaria USL-Centro

 

In un webinar organizzato dall’Ordine i tanti aspetti della violenza sui soggetti fragili e le risposte della Rete territoriale del Codice Rosa.

 

Parole chiave:
Codice Rosa, violenza, soggetti fragili, depressione psichica, Rete territoriale

Il webinar organizzato dall’Ordine dei Medici su “Violenza e Salute: Codice Rosa e ruolo del medico”, tenutosi lo scorso 31 ottobre, ha voluto affermare, all’interno della professione medica, vecchie e nuove conoscenze scientifiche e culturali che correlano le malattie ai fenomeni di abuso e violenza. Da una parte ha ricordato che il Codice Rosa è un modello del Sistema Sanitario Ospedaliero e Territoriale Toscano di risposta alle conseguenze acute che episodi di violenza di tutti i generi, ma soprattutto fisica e sessuale, procurano alle figure fragili, bambini, anziani, donne, uomini. Dall’altra, ha voluto promuovere tra i medici la conoscenza, sempre più validata da evidenze scientifiche, di come gli atti di violenza, sessuale, emozionale e fisica, procurino gravi danni alla salute della vittima.

Le Colleghe che hanno proposto questo momento formativo hanno illustrato come si è sviluppata nel mondo sanitario la consapevolezza dell’associazione tra salute e violenza.

Vittoria Doretti ha parlato dei dieci anni di Codice Rosa e delle sue origini nella Struttura del Pronto Soccorso di Grosseto con il coinvolgimento della Procura e delle Forze dell’Ordine locali, modello che è stato poi attuato in tutte le Aziende Sanitarie Toscane e in alcune Nazionali. Ha inoltre riconosciuto ai Centri Antiviolenza un contributo fondamentale nella complessa rete di presa in carico della vittima, alla quale partecipano i Servizi Territoriali, il Servizio di Emergenza e Urgenza Sociale (SEUS), divenuto una buona pratica regionale dopo l’esperienza effettuata a Empoli, e l’équipe multiprofessionale territoriale. La rete nel suo insieme costituisce un supporto essenziale all’intervento iniziale dei sanitari e della Procura e accompagna le vittime a percorsi possibili cercando di non farle sentire sole.

Silvia Brunori ha mostrato i dati nazionali e locali sulla violenza di genere definita secondo i principi della Convenzione di Istanbul del 2011. In Toscana nel 2018 le donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza sono state 3.539 e i femminicidi 113.

Metella Dei ha sottolineato le evidenti correlazioni tra il fenomeno della violenza e l’ineguaglianza di fondo delle nostre società, tra uomini e donne, tra forti e deboli, purtroppo considerata una situazione di fatto. Ha inoltre evidenziato come scenari di guerra, percorsi migratori, disabilità intellettive espongano regolarmente le donne a fenomeni di violenza, sessuale e fisica. Stereotipi culturali, trascuratezza e abusi in una fase precoce della vita lasciano nella salute della vittima segni indelebili.

Angela Citernesi si è soffermata sul ruolo dei medici e di tutti gli operatori della Sanità nel far emergere episodi di violenza dalla storia di chi lamenta patologie psichiche e fisiche. I dati a disposizione rivelano la stretta interconnessione di dolori cronici, depressione psichica e altre patologie psicologiche e somatiche con vissuti di abusi fisici, sessuali ed emozionali. Il medico può rappresentare una figura di fiducia e ottenere la confidenza della vittima anche quando questa manifesta poca consapevolezza e tanta vergogna del proprio vissuto.

Ornella Galeotti, magistrato, ha ricordato che l’operatore sanitario deve sempre mettere al centro della propria attenzione la cura della vittima, la cui privacy e la cui volontà devono essere rispettate. Quindi obbligo di referto nei casi procedibili d’ufficio ma senza tiranneggiare la vittima con adempimenti non capiti e non scelti.

Valeria Dubini ha parlato di barriere, culturali e personali, tra medici e vittime di violenza. Stereotipi e miti impediscono l’ascolto incondizionato della vittima, facilitano colpevolizzazioni e precludono percorsi di accompagnamento fuori dalla violenza.

Francesca Pampaloni, ginecologa del CAV di Careggi, Monica Pierattelli e Elisabetta Cappelli, pediatre di libera scelta, hanno illustrato casi complessi di adulti e bambini incontrati nella loro pratica clinica e messo in luce gli elementi concreti di criticità esistenti in queste storie cliniche e le possibili soluzioni perseguibili. In ambito pediatrico è stata sottolineata l’importanza della prevenzione delle conseguenze degli abusi, tra cui trascuratezza e violenza assistita, e l’importanza di riuscire a essere riferimento per la famiglia. Per il pediatra è altrettanto necessario non sentirsi isolato, con tutto il carico della problematica, ma poter contare su altre risorse, come il fronte giudiziario e l’assistenza territoriale.
Infine Rosa Barone ha illustrato il percorso di presa in carico della vittima da parte della Rete Territoriale del Codice Rosa, raggiungibile su numero telefonico dedicato. Il medico, territoriale o ospedaliero, potrà contare su un team multidisciplinare che accompagnerà la vittima nel tempo.

In conclusione, i medici, al pari degli stessi pazienti, non hanno fino in fondo la consapevolezza delle malattie conseguenti agli abusi. Se è possibile addurre a condizioni di abuso passato e/o presente l’alta incidenza di alcune patologie tra le ragazze e le donne (dolori cronici, malattie psichiche…), la risoluzione della causa non è certo immediata e le conseguenze di lungo termine sul corpo e sulla mente della vittima non sono certo facili da risolvere, mentre una prevenzione dei danni con un intervento precoce sembrerebbe più efficace. Il medico, ogni operatore sanitario può formarsi e accrescere la propria sensibilità nel riconoscere azioni violente come causa della sofferenza della vittima che ha di fronte, ma certo non può aiutare la vittima fino in fondo a uscire dalla condizione violenta se non sensibilizzandola sulla correlazione tra i suoi disturbi e l’abuso subito.

Per una presa in carico nel tempo, per le necessità complesse della vittima, il sanitario deve poter contare su altre figure, operatori sia delle istituzioni sia del privato sociale. In particolare, ogni volta in cui il medico è in grado di identificare la vittima, deve avere a disposizione servizi a cui rivolgersi o a cui far rivolgere la vittima. Nel riquadro sottostante sono elencati alcuni riferimenti telefonici su cui il medico e tutti i sanitari, nonché le vittime, possono contare.

Tab 1 Citernesi

aciternesi@gmail.com