L’epopea dell’amianto. Una mortale pandemia di lunga durata

di Francesco Carnevale

Edizioni Polistampa Firenze

Si legge nella Naturalis Historia di Plinio: “è stato scoperto ormai da tempo un lino che non brucia. Lo chiamano vivo ed abbiamo visto tovaglioli fatti con quel tessuto ardere nei bracieri dei banchetti per venirne poi fuori, bruciata ogni traccia di sporco, resi dal fuoco più candidi di quanto avrebbe potuto fare l’acqua”. Il portentoso materiale è ovviamente l’amianto, chiamato dai greci “incombustibile”, dotato della possibilità di essere tessuto e filato come il lino, che nel corso dei secoli ha vissuto momenti di grande fortuna, servendo, ad esempio, per creare indumenti e dispositivi antincendio. La fortuna storica dell’amianto si è però alla fine scontrata con i dati inoppugnabili della scienza e con le mille storie di dolore di coloro che sono morti per averlo maneggiato con incolpevole leggerezza.

Ecco quindi le purtroppo famose e attualissime vicende dell’Eternit di Casale Monferrato e della Società Italiana Amianto di Grugliasco, ancora oggi protagoniste della nostra ribalta giudiziaria e mediatica.

Di tutto questo e di molto altro ancora scrive Francesco Carnevale nel suo libro dedicato all’amianto e lo fa non solo dal punto di vista del medico del lavoro ma anche con l’approccio dello storico e del divulgatore di una verità rivelatasi tragica, al di là dell’entusiasmo che gli antichi riservarono in molti modi al materiale addirittura capace di resistere al fuoco e pertanto considerato incorruttibile.

letti per voi Carnevale