La Medicina dello Sport ai tempi del COVID-19

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Lettera aperta ai Colleghi

Nell’era del COVID-19, quando tutte le nostre “care abitudini quotidiane” sono state spazzate via dal virus per dare spazio alle manovre di emergenza, anche lo sport si è dovuto fermare di fronte a tanta forza.

La chiusura inevitabile, doverosa e tempestiva degli ambulatori di Medicina dello Sport, ma anche la sospensione immediata di tutte le attività previste per il “ricondizionamento dello stile di vita nelle malattie cronico degenerative” (diabete, ipertensione arteriosa, cancro, cardiopatia ischemica, sindrome metabolica, obesità) hanno imposto a tutti noi medici, soprattutto a quelli con un vissuto multidisciplinare come nel mio caso (in età molto giovane, in era AIDS, trascorsi alcuni mesi in malattie infettive) un silenzio e una riflessione profonda sugli attuali eventi drammatici.

Eventi questi, consentitemi, tanto gravi per i quali tutti vorremo dare un contributo, nel rispetto delle nostre capacità e competenze.

Oltre a renderci disponibili da subito, come medici, per eventuali ruoli di supporto a chi è in prima linea, il silenzio e la riflessione inevitabili di questo momento, sostenuti dalla spinta emotiva e quotidiana allo studio, ci hanno sollecitato idee e osservazioni che fanno recuperare ruoli che sembrano momentaneamente secondari.

Dalla letteratura recente su COVID-19 (Ying-Ying Zheng, Yi-Tong Ma, Jin-Ying Zhang, et al. COVID-19 and the cardiovascular system. Nature Reviews Cardiology 2020, https://doi.org/10.1038/s41569-020-0360-5) emerge quanto sia importante nell’exitus dei pazienti affetti da COVID-19 avere o non avere comorbilità.

Stiamo ancora aspettando, ma arriveranno sicuramente, i tanto attesi dati epidemiologici di chi muore “con coronavirus” e di chi invece muore” per coronavirus”.

Questo passaggio sarà fondamentale per dare ancora più forza e stimolo all’esigenza e alla necessità di riprendere, appena possibile, e ovviamente in sicurezza, a perseguire quegli orientamenti di “prevenzione e cura” che da tempo ci hanno contraddistinto.

Come medico dello sport, ma anche come cardiologo, avverto l’importanza di condividere con tutti i colleghi specialisti quegli indirizzi che, in un momento così drammatico, anche economicamente, per il nostro Paese, possono darci invece la spinta a sperare in una ripresa che ci coinvolga direttamente e con tutti noi in prima linea.

Non dimentichiamo il ruolo fondamentale assunto da tempo dalla Medicina dello Sport nel rafforzare la nostra società, nel renderla meno vulnerabile e attaccabile dalle malattie croniche con strumenti auto-gestibili, strumenti quali l’attività fisica programmata, che sono dentro di noi e che soprattutto non rappresentano una spesa ulteriore per il Paese.

Dopo il COVID-19, molti pazienti, più o meno complicati e la popolazione tutta vorranno tornare a vita normale, a riprendere la propria attività fisica e ci chiederanno come e in che modo poterlo fare: noi ci saremo.

Laura Stefani

Medicina dello Sport e dell’Esercizio AOU Careggi

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