Lo scheletro fibroso del cuore può rappresentare un target terapeutico?

Fernando PrattichizzoFernando Prattichizzo, Specialista in Cardiologia, Specialista in Immunoematologia, Specialista in Medicina Interna, Empoli

 

 

 

Un recente studio prospettico ha evidenziato benefici della glucosamina sul rischio cardiovascolare, per cui ne viene ipotizzata un’azione sullo scheletro fibroso del cuore, al pari dell’azione terapeutica sulla cartilagine articolare.

 

Parole-chiave: scheletro fibroso, cuore, glucosamina, osteoartrosi

 

Lo scheletro fibroso del cuore è una struttura di sostegno, costituita da fibre collagene ed elastiche, posta a livello degli anelli fibrosi valvolari.

Di esso fanno parte il trigono fibroso destro e il trigono fibroso sinistro (di consistenza quasi cartilaginea), gli anelli fibrosi valvolari, il legamento o tendine del cono, il setto interventricolare membranoso, il tendine del Todaro (sottile cordoncino fibroso, derivante dalla commessura delle valvole di Eustachio e di Tebesio), che per ricordo storico fu individuato dall’anatomico messinese Francesco Todaro durante la sua frequenza a Firenze dei laboratori guidati da Moritz Schiff e da Filippo Pacini.

Il trigono fibroso destro viene attraversato dal fascio di His, che si divide nelle sue due branche a livello della giunzione tra il lembo coronarico destro e il lembo non coronarico della valvola aortica. Tale scheletro fibroso svolge una funzione meccanica ed elettrica, in quanto mantiene gli orifizi aperti, impedisce agli orifizi di stirarsi eccessivamente, consente ai miocardiociti di esercitare la loro forza tensiva, isola dal punto di vista elettrico gli atri dai ventricoli.

Il ritorno elastico dello scheletro fibroso contribuisce al riempimento diastolico ventricolare e la sua tendenza a calcificare con l’avanzare dell’età contribuisce a determinare la disfunzione diastolica ventricolare, tipica dell’anziano. Ben conoscono la struttura gli ecocardiografisti, che la valutano mediante il TAPSE (Tricuspid Annular Plane Excursion), che deve essere maggiore di 15 mm, e il MAPSE (Mitralic Annular Plane Excursion), che deve essere maggiore di 10 mm.

Nella proiezione apicale quattro camere si eseguono due tagli in M-mode che passano per i margini laterali delle valvole atrioventricolari. I movimenti sinusoidali al centro dell’immagine riflettono l’escursione del piano valvolare tricuspidale e mitralico in termini di accorciamento apicebase. Ne consegue che la sollecitazione meccanica dello scheletro fibroso del cuore è considerevole, ben maggiore di quella che subisce normalmente la cartilagine articolare. 

Diventa interessante quindi segnalare i risultati dello studio prospettico sui dati Biobank, condotto in Gran Bretagna e pubblicato recentemente sul British Medical Journal, mirato all’associazione tra consumo abituale di glucosamina e rischio di malattia cardiovascolare. Durante un follow-up di 7 anni per quasi mezzo milione di partecipanti l’uso abituale di glucosamina è risultato associato a una riduzione del 15% per il rischio di eventi cardiovascolari totali, indipendentemente dai tradizionali fattori di rischio. Non è stata riscontrata, invece, alcuna associazione statisticamente significativa con il rischio di ictus. Tale ricerca ha confermato i precedenti risultati di uno studio trasversale australiano e dello studio di coorte Vitamins and Lifestyle (VITAL), in cui il beneficio sulla mortalità totale fu del 18%.

Nonostante alcuni contrastanti pareri, la glucosamina è ritenuta efficace e sicura per il trattamento dell’osteoartrosi, in quanto studi farmaco-economici reallife hanno dimostrato una riduzione a lungo termine del fabbisogno di antinfiammatori non steroidei e in generale di analgesici in tale condizione.

La glucosamina è un monosaccaride costituente di glicoproteine, glicosamminoglicani, acido ialuronico ed eparansolfato, che intervengono nella strutturazione della matrice extracellulare, per cui è ritenuta utile a mantenere la struttura e la funzione dei tessuti sottoposti a continua sollecitazione, come la cartilagine articolare. La glucosamina incrementa la sintesi del collagene di tipo II, presente nella cartilagine, e di proteoglicani, oltre a ridurre la degenerazione condrocitaria. Nell’osteoartrosi i proteoglicani si riducono e la cartilagine va incontro a un processo di rammollimento, assottigliamento, fessurazione verticale.

Gli enzimi condrolitici (collagenasi e proteoglicanasi) sono più concentrati dei loro inibitori. I condrociti artrosici tentano la riparazione dei danni, fino al punto in cui esauriscono questa capacità. In numerosi studi è stato sottolineato che i glicosaminoglicani polisolfati possono ritardare l’evolutività dell’osteoartrosi.

Finora, tra tutte le sue componenti, soltanto lo scheletro fibroso del cuore non ha costituito un target terapeutico.

Anche gli autori dello studio sui dati Biobank non hanno ipotizzato che il beneficio della glucosamina sugli eventi cardiovascolari possa derivare da un’azione sullo scheletro fibroso del cuore. Invece, i dimostrati effetti della glucosamina sulla cartilagine articolare consentono di ipotizzare analoghi benefici sullo scheletro del cuore, di struttura similcartilaginea. In attesa che altre indagini vengano avviate, lo scheletro fibroso del cuore potrebbe diventare un reale target terapeutico.

fernandoprattichizzo@gmail.com