I dubbi del futuro prossimo venturo

di Teresita Mazzei

Quando la lotta contro Covid-19 ha affrontato la fase 2 tanto attesa un sentimento di innegabile e più che giustificata euforia ha attraversato il Paese, in una sorta di rinascita globale che riportasse alla vita quotidiana tutti noi prigionieri del lockdown.

Certo non si poteva pensare che tutto all’improvviso potesse tornare come prima però le timide uscite serali per un aperitivo o una riunione tra amici (opportunamente mascherati e distanziati socialmente) in qualche modo facevano sperare che il peggio fosse finalmente passato e che si potesse tornare gradualmente a programmare il futuro. Piano piano si è riaperto praticamente tutto e gli ombrelloni, seppure ridotti di numero, sono comparsi anche quest’anno sulle spiagge in at-tesa di coloro che volessero a tutti i costi immaginare questa estate il più possibile uguale alla passata.

In mezzo ai variegati proclami dei governatori di Regione e alle mille ordinanze dei sindaci, pia-no piano la parvenza di normalità ci ha fatto stupire del traffico tornato più o meno ai livelli cono-sciuti, arrabbiare per il rinvigorito teatrino della politica nostrana, guardare con sufficienza a cosa stava accadendo in Paesi lontani.

È stato in questo periodo che i professionisti della Sanità hanno scoperto meravigliati di essere diventati “eroi” e che la gente si è accorta dell’importanza fondamentale del Servizio Sanitario Na-zionale, finalmente riscoperto come una preziosa risorsa per tutti e non più una sorta di deposito da continuare a impoverire sistematicamente.

Con il passare dei giorni la situazione ha però iniziato a virare verso il grigio e sui giornali e alla televisione sono di nuovo comparsi i volti noti degli esperti che nei giorni della chiusura erano di-ventati quasi persone di famiglia concedendoci tra l’altro di assistere con passione e interesse alle loro liti, scientifiche e non. I virologi da bar hanno ripreso campo e inevitabilmente i dubbi si sono ripresentati.

Va bene che in Europa la situazione viene considerata per lo più sotto controllo, ma come si fa a sentirsi almeno relativamente sicuri quando Paesi come Stati Uniti, Brasile, Russia, India si tro-vano ancora in piena pandemia, con tassi di crescita della malattia angoscianti e un numero drammaticamente crescente di morti e contagi? E che dire della situazione in Cina e, vicino a noi, in Germania alle prese con i focolai negli immensi mattatoi?

Non c’è bisogno di essere dei grandi esperti per capire che i virus non rispettano i confini tra gli Stati e che la loro diffusione può avvenire anche se si blindano le frontiere e si cerca di regola-mentare in qualche modo gli spostamenti aerei, navali e terrestri.

Da noi il ministro della Salute Speranza continua senza sosta a ricordare di non abbassare la guardia, talvolta considerato forse anche un po’ troppo menagramo rispetto all’entusiasmo di altri ministri e presidenti di Regioni.

In questo scenario di incertezza globale i medici cercano di tornare lentamente ai propri ritmi usuali di lavoro, trovandosi alle prese con accessi agli ospedali ancora contingentati, con la fati-cosa ripresa delle attività intraospedaliere e territoriali, con il recupero dei rapporti con i pazienti dopo i giorni della lontananza forzata. Forse potrebbero trovare un po’ di tranquillità dai proclami che da ogni parte parlano di grandi riforme per il futuro Sistema Sanitario Nazionale, di risorse mai viste messe a disposizione dall’Europa, della volontà di cambiare radicalmente il modo di fare sa-lute in Italia.

Purtroppo però le buone intenzioni si schiantano ancora contro la realtà di sempre, fatta di affan-nosa ricerca di “scudi penali”, riconoscimenti economici promessi e poi chissà dove finiti, migliaia di giovani Colleghi in attesa di futuro per entrare in una scuola di specializzazione o tra le fila dei medici di famiglia, aggressioni e minacce come se COVID-19 non avesse insegnato niente a nessuno.

Rimaniamo in attesa di quello che succederà in autunno/inverno, quando le spiagge torneranno deserte, le scuole riapriranno tra mille problemi e incognite, le Università dovranno decidere come ripartire e, tanto per restare in tema, ci sarà il problema di come gestire i concorsi per l’ammissione a Medicina. Cosa farà COVID-19? Allenterà la presa o tornerà a essere nostro odiato compagno di strada?

In assenza di risposte, proviamo almeno a consolarci pensando che se le cose nei prossimi mesi dovessero veramente volgere al brutto, almeno sapremo cosa fare e come comportarci, senza magari ripetere gli errori dei mesi scorsi. Niente di nuovo sotto il sole, lo aveva già detto Tucidide nel 430 avanti Cristo, quando raccomandava agli ateniesi di fare tesoro di quello che avevano vissuto durante la peste per essere pronti nel caso malaugurato di una nuova epidemia.