Riflessioni su un periodo difficile

di Teresita Mazzei

Ammettiamo, per recuperare (invano, purtroppo) un po’ di serenità, che qualcuno una mattina di una bella giornata autunnale volesse cercare una sagra o una fiera fuori città per rilassarsi e magari scoprire angoli, scorci e sapori sconosciuti. Il nostro qualcuno a oggi non potrà fare niente di simile semplicemente perché non troverà nessuna sagra o fiera da visitare. Invece di poter sperimentare le sensazioni desiderate, continuerà a essere circondato da quella bruttissima atmosfera diffusa che impregna da mesi i nostri giorni di pandemia.

Aprendo tutte le mattine una qualsiasi rassegna stampa di carattere sanitario, che riporta titoli e materiali di tutte le testate italiane, ancora oggi non si può evitare di stupirsi di fronte al totale appiattimento delle notizie, inesorabilmente monotematiche, quasi sempre dai toni più che pessimistici (peraltro a ragione), sempre e comunque tese a riflettere sui mille aspetti della vita universale schiantata dal virus. Nessun ristoro neppure dalla televisione o dagli schermi di pc o tablet: anche qui Covid-19 campeggia inesorabile nei collegamenti da tutto il mondo.

E allora un piccolo sollievo al buio può arrivare anche dalla notizia, piccola piccola e in altri tempi magari degna solo di un’occhiata distratta, della signora che ha raggiunto in buona salute il traguardo dei cento anni!
Effettivamente non è facile per nessuno questa convivenza con la diffusione virale e per alcune categorie la situazione è oggettivamente mille volte più cupa. Tutto sembra passare in secondo piano e anche le grida e le astrusità della politica appaiono distanti e attutite.

Come medici non possiamo che essere ancora più preoccupati di fronte a una situazione che complessivamente sembra sfuggire sempre più dalle mani.

Disgraziatamente mai come oggi la Sanità e la Medicina hanno visto dimostrata la rilevanza del proprio ruolo sociale, inevitabilmente interconnesso con tutti gli aspetti del vivere civile, dall’economia alla politica, dai percorsi di studio di qualsiasi livello al benessere complessivo della popolazione, dalle dinamiche dell’arte e dello spettacolo ai mille aspetti dei viaggi, del turismo e della cultura.

La Sanità pubblica ha dimostrato senza dubbio alcuno il proprio valore e la propria indispensabilità, seppure devastata da anni di scarsa o nulla considerazione generale e i suoi operatori continuano a essere presenza costante e preziosa. Nel nome dei Colleghi scomparsi nessuno pensa minimamente a tirarsi indietro e il lavoro, difficile e accidentato, continua a tutti i livelli, dagli ospedali in affanno visibile alle ambulanze del 118, dai medici e pediatri di famiglia bersagli di mille istanze diverse agli infermieri sigillati negli scafandri, da chi cerca DPI per svolgere al meglio il proprio lavoro a chi accompagna con una carezza il trapasso dei pazienti rimasti soli.

Eppure in questo scenario da tragedia planetaria, nel nostro Paese continuiamo a farci volontariamente del male come testimoniano, per esempio, le inevitabili polemiche sui test per l’accesso a Medicina oppure la situazione drammatica dei tantissimi laureati lasciati da soli e senza certezza prima di potere entrare in qualche Scuola di specializzazione o al Corso per la Medicina Generale. È ovvio pertanto che, in difetto di una ormai cronica mancanza di qualsiasi programmazione in ambito sanitario, ancora oggi di fronte allo sconquasso della pandemia ci troviamo a discutere se richiamare in servizio i Colleghi pensionati o fare entrare al lavoro quelli ancora non usciti dalle Scuole post laurea.

Su tutto poi aleggia la non piacevole sensazione suscitata dagli ormai quotidiani scontri mediatici tra i più disparati “esperti” che riempiono gli schermi dei nostri televisori e computer.

Non credo che alla gente faccia bene vedere quanto litigano e come si insultano, pubblicamente e spesso al di là di un civile e costruttivo confronto, personaggi che invece, proprio per il loro ruolo di uomini e donne di scienza e conoscenza, dovrebbero offrire certezze e argomentazioni per costruire la personale consapevolezza di chi li ascolta. In questo modo si creano ancora di più confusione e incertezza e si alimentano inevitabilmente comportamenti di pericoloso negazionismo.

Chissà se gli esperti che pontificano ogni giorno su tutti gli aspetti della nostra vita sconvolta, sulla matematica della pandemia, sui DPCM da creare a raffica, si ritrovano qualche volta a pensare al medico di famiglia che assiste con cura e affetto i propri pazienti in una quotidianità sempre più impegnativa, al rianimatore che conta con ansia i posti rimasti liberi in Reparto oppure all’infermiere che, opportunamente bardato, fronteggia le file eterne delle auto in coda ai drive-through per i tamponi!