Il saluto del Presidente

Inizia questo mese la mia Presidenza del Consiglio del nostro Ordine. Dalle pagine di Toscana Medica vorrei prima di tutto esprimere il mio ringraziamento doveroso ai Colleghi che hanno lavorato nello scorso triennio per fare sì che via Vanini non fosse soltanto un indirizzo da cercare su Google Maps ma un importante punto di riferimento per tutti i medici della Provincia di Firenze. Il grande impegno profuso da chi mi ha preceduto, insieme a quello del personale dipendente, è stato purtroppo drammaticamente condizionato dalla pandemia durante la quale tuttavia l’Ordine non ha mai abdicato alla sua funzione: il “pericolo” di allontanamento e la sensazione di abbandono da parte dei Colleghi non erano poi così da sottovalutare in questi mesi difficilissimi e certamente bisogna rendere conto alla Presidente Mazzei e all’intero Consiglio di avere saputo sventare una simile minaccia.

Ho senza dubbio bene in mente che l’impegno per i prossimi anni non sarà facile e per questo voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto verso la Presidenza, in particolare i colleghi del Consiglio, con la certezza che sarà necessario il contributo di tutti per proseguire lungo un cammino per mille ragioni difficile e accidentato. Ogni mese il mio editoriale su Toscana Medica riporterà gli intendimenti e i propositi del Consiglio, prendendo spunto dalle tematiche che l’attualità ci proporrà e con il preciso intento di garantire all’Ordine il suo imprescindibile ruolo sociale e “politico” (nel senso migliore del termine) a tutela della professione e della salute dei cittadini.

Mi rivolgo a tutti gli iscritti: fateci sapere cosa vorreste che l’Ordine facesse per tutti i medici, quali istanze sostenere, quali iniziative a qualsiasi livello mettere in pratica, quale linea di condotta seguire di fronte alle grandi tematiche che agitano il nostro operare. Ne discuteremo insieme e insieme troveremo la strada da percorrere. Questo il mio impegno per gli anni a venire.

Pietro Claudio Dattolo


Le parole della politica e la realtà dei fatti. La Sanità che vogliamo

di Pietro Claudio Dattolo

Il “teatrino” della politica imperversa senza sosta e, seppure con qualche recente, apprezzabile progresso per quanto riguarda l’aumento delle risorse, siamo più o meno alle solite: la Sanità continua a essere la Cenerentola dimenticata della politica italiana, nonostante sia di fatto il più grande caposaldo della società. I tagli subiti nel corso dell’ultimo ventennio l’hanno di sicuro indebolita e messa a rischio e in un momento di crisi, in piena pandemia, tardivamente ci si strappano i capelli di fronte alle gravi carenze del Sistema Sanitario Nazionale. Così si parte al rilancio di promesse di finanziamenti, rinnovi, assunzioni e cambiamenti. Per lo più promesse, appunto.

È un fatto grave che alla Sanità vengano destinati così pochi fondi europei, ma non inatteso per chi opera in questo campo, ormai abituato alle prese in giro e alle false promesse. È chiaro che per il Governo, e per la politica in genere (nessun partito, neanche all’opposizione, ha gridato allo scandalo!), la Sanità e la salute dei cittadini non sono considerate una priorità. I politici chiudono gli occhi davanti alle difficoltà storiche e alle enormi carenze strutturali, messe a nudo dalla pandemia, di un Sistema Sanitario Nazionale e Regionale che non garantisce più accessibilità, equità e qualità delle prestazioni erogate. Palate di retorica, chiacchiere, annunci, piani di rilancio da 68 miliardi e la Sanità viene lasciata alla deriva. L’approvvigionamento di adeguati dispositivi medici e sanitari è insufficiente, c’è mancanza di personale, oltre a numerosi ospedali fatiscenti un po’ in tutto il Paese. Per non parlare del territorio, completamente abbandonato e privo di strutture necessarie, come le Case della salute, che non riescono a decollare da anni e invece andrebbero incentivate e sviluppate; sono queste, infatti, le realtà territoriali in cui i team multidisciplinari garantiscono la presa in carico globale della persona, la continuità assistenziale ospedale-territorio e l’integrazione tra l’assistenza sanitaria e quella sociale.

Troppo spesso in Italia ci si ricorda del Sistema Sanitario Nazionale solo per dire che da noi ci sono troppi medici, in numero superiore alla media europea, e che soltanto alcune specialità sono carenti, senza nemmeno citare, ad esempio, le mille difficoltà che affliggono il settore dell’emergenzaurgenza! Ci si dimentica colpevolmente di dire che i nostri medici ospedalieri sono i più vecchi d’Europa, che buona parte di essi è ormai pronta a un massivo esodo pensionistico e non verrà sostituita grazie alla fallimentare politica di programmazione specialistica, determinando da qui al 2025 un ammanco di oltre diecimila professionisti.

Se vogliamo tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della comunità, non si può prescindere da un reale, cospicuo aumento delle risorse, soprattutto se intendiamo garantire un Servizio Sanitario pubblico con elevati standard di qualità delle cure. È inaccettabile che questo Paese debba continuare a risparmiare proprio sulla salute. Senza risorse veramente adeguate il futuro del Sistema Sanitario Nazionale, universalistico e gratuito, semplicemente non può esistere.