L’ottimismo? Oggi più che mai un obbligo

di Teresita Mazzei

 

Curare le persone vuole dire avere, tra l’altro, approfondite conoscenze tecniche, capacità di ascolto, empatia nei confronti dei pazienti, buona attitudine verso i colleghi, assoluto rispetto delle norme che regolano la professione. Tutto questo ed altro ancora si compendia nell’alto ruolo sociale che i medici si sono da sempre visto riconoscere.

Oggi le cose sfortunatamente non vanno più in questa direzione ed il suddetto ruolo appare parecchio “acciaccato”, opaco e svuotato di tanti significati.

Il medico si trova ad agire all’interno di un contesto sociale in via di profonda e velocissima trasformazione dove il rapporto con il paziente, fondamento imprescindibile del suo operare, diventa purtroppo in molti casi solo uno dei mille aspetti da affrontare e gestire nel migliore e meno dispendioso dei modi.

Inoltre, al di là di qualsiasi personale ed insindacabile valutazione ideologica, l’incertezza della situazione politica del nostro Paese ed il ruolo che l’Italia si sta costruendo a livello internazionale, non sembrano essere al momento di grande aiuto alla nostra professione.

L’opinione pubblica inevitabilmente avverte questo clima di “tempo sospeso” e si preoccupa di fronte agli strilli della stampa che tutti i giorni parla di carenza di medici, abbassamento della qualità delle prestazioni, fuga di cervelli senza ritorno, Pronto Soccorsi ed ospedali abbandonati a sé stessi o gestiti, a seconda dei giorni, da neolaureati senza esperienza, da professionisti a gettone o della più varia provenienza. Potremmo continuare all’infinito…

Senza comunque voler nascondere la difficoltà della situazione attuale o disconoscere la crisi complessiva che ormai da tempo angustia la nostra professione, vorrei ricordare alcuni segnali positivi che hanno visto la luce nel corso degli ultimi mesi e che speriamo possano evolvere nella giusta direzione. Tutto questo senza nessuna pretesa di completezza, ma per condividere con voi qualche elemento di un elenco forzatamente non esaustivo.

Inizio con un argomento che da tempo occupa spazio praticamente quotidiano su giornali e televisioni: il cosiddetto “imbuto formativo” che tanti problemi sta creando alla nostra Sanità e che, se non correttamente affrontato, ne causerà molti di più in un futuro purtroppo ormai vicinissimo. Si tratta, come ben si sa, di quella palude che ad oggi intrappola inesorabilmente circa undicimila giovani colleghi nel periodo che intercorre tra la laurea e l’eventuale ingresso in una Scuola di specializzazione o al Corso triennale in medicina generale.

FNOMCeO e Ministero della Salute si sono dedicati con impegno alla questione ed hanno raggiunto alcuni accordi di massima che fanno ben sperare. In primo luogo si è deciso di allineare il numero delle lauree a quello dei posti disponibili nelle Scuole, obiettivo pressoché ad oggi raggiunto con l’istituzione di 8905 contratti di formazione specialistica e 2000 borse per la medicina generale a fronte di una previsione di circa diecimila nuovi laureati all’anno.

Si è inoltre iniziato a delineare un piano complessivo, da concordare fra i Ministeri della Salute e quello dell’Istruzione, che nei prossimi anni dovrebbe prevedere anche un canale aggiuntivo per l’ingresso alle Scuole di Specializzazione riservato ai medici laureati da alcuni anni che ancora non sono riusciti ad entrare. Salvo cambiamenti intercorrenti, non auspicabili ma forse possibili, la strada giusta sembra finalmente essere stata identificata.

Ancora. Il 13 giugno il Comitato Centrale della FNOMCeO ha affrontato con il Ministro della Salute, la questione gravissima della violenza contro i medici e gli operatori sanitari legata, almeno in parte, alla ovviamente sbagliata convinzione che la Medicina oggi possa curare e guarire qualsiasi malattia. Dopo questo incontro c’è stato l’impegno da parte di tutti (Ministeri, Ordini professionali sanitari, Presidenza di Camera e Senato, stampa e mondo politico) al grido di “no alla violenza sui medici”. Efficacissimo ed assolutamente da condividere anche lo slogan “Il nemico è la malattia non il medico”.

Ancora. Sempre a giugno la FNOMCeO ha avuto un incontro importante con il Ministro per gli Affari regionali al quale è stata riportata la preoccupazione dei medici riguardante sia la tenuta complessiva del nostro Sistema Sanitario che i percorsi formativi dei professionisti. Questi ultimi dovrebbero essere uniformi a livello nazionale, così come lo dovrebbero essere anche i contratti di lavoro.

Ovviamente sono state accolte con grande favore le assicurazioni del Ministro che ha garantito che il Servizio Sanitario rimarrà nazionale e solidale. Ben condivisibili appaiono a questo proposito le parole del Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli che, di fronte alla imprescindibile autonomia delle Regioni (peraltro prevista dalla Costituzione) ha dichiarato che come medici “siamo pronti a mettere a disposizione le nostre competenze per tutelare i servizi cardine in Sanità e garantire assistenza ai cittadini in quella dimensione universalistica che rende il nostro Servizio Sanitario nazionale tra i migliori al mondo per efficienza ed efficacia così come per salute e longevità dei suoi assistiti”.

Come vedete si tratta solo un piccolissimo campionario di istanze e problematiche che in questi mesi si troveranno a navigare nel mare in tempesta della nostra politica. Si tratta comunque di situazioni che, almeno sulla carta, sembrano proprio fare ben sperare.

Voglio crederlo e voglio condividere con voi questa fiducia nel domani della nostra professione, affidata ai tanti giovani preparati e consapevoli che dobbiamo comunque ancora proteggere e guidare.

Siamo convinti che nel tempo buio di oggi l’ottimismo e la speranza nei nostri giovani siano valori veramente da perseguire e fortificare.