coronavirus e amore

L’amore ai tempi di COVID-19

di Teresita Mazzei

In un famosissimo romanzo Gabriel Garcia Marquez narra una struggente e complessa storia d’amore durata una vita tra un uomo e una donna che, insieme a mille personaggi di eccezionale spessore, si muovono lungo il corso degli anni sullo scenario variopinto del Caribe, in un tempo sospeso tra immaginazione e realtà. Sullo sfondo della vicenda, la malattia che tutto pervade e dà il nome al libro, L’amore al tempo del colera.

Accostare il romanzo di Garcia Marquez a quello che sta succedendo in questi mesi di allarme Coronavirus può apparire forse scontato però mai come oggi il mondo intero sembra assomigliare sempre di più a una piccola Macondo, la città immaginaria, iconica e conclusa, di Cento anni di solitudine, capolavoro indiscusso dello scrittore colombiano.

Eppure oggi, con evidenza purtroppo conclamata, il concetto di globalizzazione si accompagna anche a quello di malattia contagiosa e diffusiva, riportando inevitabilmente alla mente le paure globali legate, solo poco tempo fa, alla SARS e all’Ebola oppure, qualche anno più indietro, alla piaga dell’AIDS.

Pertanto, se da un lato può far sorridere la corsa all’accaparramento delle mascherine protettive, dall’altro meraviglia e preoccupa l’annuncio della prospettata interruzione della produzione da parte di grandi fabbriche un po’ dappertutto a causa della difficoltà di approvvigionamento di materie prime legate al caos mondiale dei trasporti.

Se poi da un lato si iniziano a considerare quasi a stregua di untori le persone solo in base al loro Paese di nascita e si invocano misure più o meno fantasiose a limitazione del danno, allora non sembrano poi così lontani i tempi in cui la Peste nera o l’influenza “spagnola” decimavano intere popolazioni a fronte della sostanziale impotenza di medici e strutture sanitarie dell’epoca.

Indubbiamente COVID-19 (nome dato dall’OMS al famigerato virus) ha finito per condizionare a livello mondiale abitudini e comportamenti, riuscendo a mettere in crisi sistemi economici ed equilibri politici internazionali, come per esempio, nel caso delle polemiche tra Italia e Cina sull’abolizione dei voli tra i due Paesi decisa unilateralmente dal nostro Governo.

In una situazione così complessa di caos veramente globale le notizie, vere e purtroppo anche false, corrono veloci, spesso senza nessun filtro e talvolta prive di qualsiasi validazione scientifica o almeno di un accenno di elementare buonsenso.

Per evitare che l’incertezza, alimentata da chiunque si ritenga “esperto” al pari dei famosi tecnici da bar che discettano altisonanti di calcio, è fondamentale che i medici continuino a rappresentare un argine autorevole di certezza e credibilità, a qualsiasi livello, dai consulenti del Ministero agli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità o degli ospedali di alta specializzazione, da coloro che lavorano negli aeroporti e scali marittimi ai medici di famiglia e pediatri di base quotidianamente impegnati a risolvere dubbi e placare ansie di pazienti e genitori.

Pur nella gravità innegabile della situazione, COVID-19 ci sta tuttavia offrendo la possibilità di recuperare buona parte del significato profondo della professione medica, in molte occasioni messo in disparte e scarsamente considerato, per ribadire con forza l’importanza fondamentale del nostro ruolo a garanzia della salute di tutti.

A testimonianza concreta e oggettiva di queste considerazioni mi piace ricordare, in una personale e forse non condivisibile graduatoria, il gruppo di lavoro dello Spallanzani di Roma che ha isolato il virus, il collega cinese morto per la malattia di oggi che per primo, Cassandra inascoltata, aveva dato notizia del pericolo e Carlo Urbani stroncato dalla SARS che lui stesso aveva identificato e classificato.

Riteniamo opportuno ricordare a tutti i colleghi che il ruolo di Toscana Medica è quello di diffondere informazione e stimolare il dibattito tra professionisti. 

Non si tratta di una Rivista con referaggio, ma vuole essere luogo di riflessioni utili alla cultura medica