Covid-19 e Servizio Sanitario Regionale: il punto di vista dell’Assessore Saccardi

Stefania SaccardiStefania Saccardi, Assessore alle Politiche Sociali, allo Sport e alla Sanità della Regione Toscana

 

 

Iniziamo dall’attualità. Dopo mesi di pandemia, come valuta la situazione che adesso si trova a gestire il Servizio Sanitario Regionale?

Saccardi: La situazione complessiva è sicuramente in miglioramento. In particolare registriamo l’allentamento della pressione sugli ospedali in generale e sulle terapie intensive in particolare.

Tuttavia, i numerosi screening e tamponi che stiamo facendo evidenziano ancora un importante numero di persone positive al COVID che ci invita a non abbassare la guardia e a mantenere le misure di sicurezza indicate da tutte le autorità sanitarie, dalle distanze alle mascherine fino all’igiene delle mani e dei luoghi.

Durante la vicenda COVID-19 la Toscana avrebbe potuto fare di più e meglio per fronteggiare una situazione drammatica e totalmente inaspettata (difficoltà di approvvigionamento di mascherine e DPI, sovraffollamento di ospedali e Terapie Intensive, problemi a livello di Medicina Generale, coinvolgimento delle RSA, attracco a Piombino della Costa Diadema con più di mille persone a bordo ecc.)?

SACCARDI: Ovviamente è sempre possibile fare di più e meglio e, sicuramente, il mondo intero si è trovato impreparato di fronte a questa pandemia. 

Tuttavia, credo che il nostro sistema ospedaliero si sia dimostrato all’altezza della situazione, abbiamo avuto certamente più difficoltà nell’organizzazione del territorio, non sufficientemente attrezzato per rispondere a bisogni così rilevanti, anche per evitare un eccesso di presenza in ospedale. Abbiamo però su questo lavorato molto e credo che oggi la situazione, anche sul territorio, sia sensibilmente migliorata.

La difficoltà maggiore è stato il reperimento dei DPI che per molti giorni sono stati carenti (in tutto il mondo per la verità) ma che sono stati la criticità e la sofferenza maggiore perché hanno lasciato i nostri operatori, in tante situazioni, senza la protezione necessaria. Abbiamo fatto il possibile, ricorrendo anche alla produzione “in casa”, ma molti dovevano arrivare dalla Protezione Civile Nazionale e non è stato possibile reperirne a sufficienza.

Assessore, a lei piace la definizione di “eroi” per i medici e gli infermieri impegnati contro il COVID-19?

SACCARDI: Onestamente è una definizione che non mi piace e che non ho mai usato. In realtà noi abbiamo avuto la fortuna di disporre di ottimi professionisti (non abbastanza numerosi purtroppo, soprattutto all’inizio) che si sono fatti carico dei pazienti con grande professionalità e grande senso del dovere e che meritano tutta la riconoscenza possibile del Sistema Sanitario Regionale, non un appellativo.

Adesso le istituzioni hanno il dovere di tributare questa riconoscenza con atti coerenti. Abbiamo provato intanto a fare qualcosa attraverso un piano molto rilevante di assunzioni (oltre 2.400 persone) e investendo oltre 30 milioni di euro per erogare loro un compenso economico che certo non potrà sostituire il peso e i rischi di queste settimane, ma che vuol essere solo un piccolo concreto grazie.

Quando tutto sarà finito, quello che avremo imparato dalla pandemia potrà servire a cambiare, migliorandolo, il Servizio Sanitario Regionale?

SACCARDI: Sarebbe imperdonabile non trarre dalle difficoltà vissute qualche “insegnamento”. Le risorse, umane ed economiche, che oggi abbiamo a disposizione devono aiutarci a migliorare le cose che non hanno funzionato al meglio, a conservare gli investimenti fatti (ad esempio i letti di Terapia Intensiva) e a potenziare le strutture territoriali con il rafforzamento delle RSA, il raddoppio dei letti di cure intermedie, la strutturazione delle USCA.

Tutto ciò, insieme a una più funzionale organizzazione dei percorsi ospedalieri, così da non correre rischi nel caso in cui i numeri del COVID tornassero a crescere in grande proporzione. In questo sarà utilissimo l’apporto dei professionisti sanitari che hanno vissuto in prima linea e che potranno orientare con la loro esperienza le future scelte organizzative.