Glossario esplicativo in tempi di Coronavirus

di Sandro BoccadoroGià Direttore Sanitario ASL Firenze

Nei numerosi articoli pubblicati in questo periodo dai quotidiani leggiamo terminologie sanitarie ed epidemiologiche il cui significato non è sempre esplicitamente corretto. Può essere utile un’attendibile informazione divulgativa attraverso questa sintesi esplicativa dei termini più ricorrenti. Il testo è riferibile a tutte le infezioni da virus trasmissibili per via aerea, come quella da Coronavirus.

Infezione. È uno stato patologico asintomatico che inizia quando un virus penetra e attecchisce nell’apparato respiratorio, formando un focolaio d’infezione. Il soggetto elimina i virus e li trasmette inconsapevolmente ad altre persone. Il rischio di contagio è molto elevato.

Malattia infettiva. Quando il focolaio d’infezione si sviluppa e progredisce, lo stato patologico diventa conclamato e si manifestano i sintomi specifici della malattia (congestione naso-faringea, mal di gola, tosse grassa o secca, dispnea, insufficienza respiratoria). Il soggetto è altamente contagioso e deve rimanere isolato nel proprio domicilio oppure in ospedale se la patologia è grave. Il rischio di contagio è controllabile e limitato ai familiari conviventi e al personale ospedaliero di assistenza.

Incubazione. È il periodo che intercorre tra l’inizio dell’infezione e la comparsa dei sintomi clinici, specifici per ogni malattia infettiva. Il soggetto è molto pericoloso ai fini del contagio e della diffusione, perché questa fase può decorrere in modo del tutto asintomatico. Talvolta compaiono sintomi generici (astenia, malessere, mal di testa, rialzo febbrile).

Convalescenza. Quando termina la fase acuta della malattia i sintomi scompaiono e il malato consegue la guarigione clinica. Nel periodo della convalescenza può essere ancora portatore di virus, che elimina e trasmette finché non si negativizza. Ai fini del rischio di contagio è opportuno eseguire due tamponi di controllo per accertare che sia avvenuta la guarigione epidemiologica.

Immunità. Coloro che superano una malattia infettiva sviluppano anticorpi e conseguono un’efficace e duratura immunità naturale. Con le vaccinazioni si ottiene un’altrettanto valida immunità, acquisita artificialmente.

Contatti epidemiologici. I soggetti che hanno avuto rapporti stretti con malati, accertati o in corso di accertamento, possono essere diventati portatori di virus e quindi si considerano persone sospette. È considerato tale anche chi ha frequentato zone epidemiche ad alta concentrazione. Nei loro confronti si applica il provvedimento della contumacia.

Provvedimenti restrittivi. Oltre all’isolamento ospedaliero o domiciliare, è previsto anche l’obbligo di una permanenza domiciliare per tutto il periodo corrispondente alla durata dell’incubazione, che in termini epidemiologici si definisce contumacia sanitaria. Questo provvedimento si applica a coloro che possono essere stati contagiati per contatti pregressi con persone malate.

Quarantena. È un termine anacronistico che risale ai tempi remoti delle grandi pandemie di peste e di colera. Persone sospettate di aver contratto il contagio perché venute a contatto con malati conclamati erano costrette a rimanere in osservazione per “quaranta giorni”. Un termine di tempo stabilito empiricamente perché non si conosceva il periodo d’incubazione delle varie malattie infettive. Le misure epidemiologiche corrispondenti, basate oggi su cognizioni scientifiche, sono la contumacia e la sorveglianza sanitaria.

Sorgente d’infezione. La catena dei contagi inizia dai malati e dai portatori. Sono soggetti che eliminano i virus e li trasmettono a persone sane. I malati apportano elevate cariche microbiche, ma possono facilmente essere controllati mediante isolamento. Invece i soggetti che in epidemiologia si definiscono “portatori” rappresentano un pericoloso potenziale di rischio perché la loro condizione di infettati e infettanti è inapparente.

Portatori. Lo stato di portatori permanenti s’instaura nei soggetti che pur essendo infettati rimangono asintomatici e non si ammalano. Eliminano le cariche microbiche e le diffondono inconsapevolmente per lunghi periodi di tempo. In termini epidemiologici si definiscono portatori sani. I provvedimenti profilattici consistono nella ricerca tramite tamponi, test sierologici e altri accertamenti sanitari. Sussistono anche condizioni di portatori transitori, che si manifestano in alcune fasi evolutive della malattia infettiva. Quando il periodo d’incubazione decorre come infezione latente si parla di portatori precoci. Si parla di portatori convalescenti quando i virus permangono nell’organismo per brevi periodi dopo la guarigione clinica.

Cordoni sanitari. Con questi provvedimenti si isolavano una o più comunità territoriali allo scopo di contenere la diffusione dell’epidemia in corso di pestilenze. Purtroppo anche in tempi moderni si è dovuto fare ricorso a queste drastiche misure costrittive e lesive della libertà personale, affidando i controlli alle forze dell’ordine e ai militari per circoscrivere le aree maggiormente colpite dal Coronavirus.

Sorveglianza sanitaria. Rientrano in questo termine i controlli effettuati sia alle persone che giungono dall’estero dove l’epidemia è in atto sia ai cittadini che hanno frequentato regioni altamente contaminate. È un provvedimento specifico di profilassi l’obbligo di essere sottoposti ad accertamenti medici e a eventuali periodi di osservazione. Si possono inoltre far rientrare nella sorveglianza sanitaria altre misure di contenimento, non contemplate peculiarmente nei protocolli della profilassi, inerenti la limitazione agli spostamenti individuali e alla circolazione dei mezzi, le autocertificazioni, la chiusura di esercizi commerciali, la contumacia negli alberghi, l’esecuzione di screening di massa.

Contagio interumano. Nelle malattie a trasmissione aerea il contagio avviene in prevalenza direttamente tramite il passaggio immediato della carica virale dai soggetti infetti o malati alle persone sane. Il contagio interumano si verifica attraverso i contatti stretti, gli abbracci, i baci e soprattutto con la tosse e gli starnuti, ma anche nel corso di un colloquio ravvicinato. Infatti parlando il soggetto infettato espelle dalla bocca elementi organici contaminati dal virus: saliva, secrezioni respiratorie, cellule epiteliali sfaldate. Il complesso di particelle infettanti permane sospeso nell’aria, per tempi più o meno lunghi, dove forma un vero e proprio aerosol microbico. La componente più pesante sedimenta, ma le particelle più piccole, di dimensioni microscopiche, rimangono in sospensione nell’aria e perdurano fino all’essiccamento del materiale eliminato. Negli ambienti confinati frequentati da persone infette o malate il contagio interumano, oltre che per trasmissione immediata a seguito di contatti troppo ravvicinati, si può verificare anche respirando l’aria contaminata da un aerosol microbico. Il pericolo è più consistente se le persone che tossiscono o starnutiscono non osservano un comportamento corretto.

Distanza di sicurezza. Per non incorrere nel rischio legato alla trasmissione da contagio interumano si consiglia di evitare colloqui ravvicinati e si raccomanda di osservare almeno un metro di distanza interpersonale. Purtroppo questa precauzione è difficilmente rispettabile negli ambienti di vita collettiva che non si possono evitare (ospedali, alcuni luoghi di lavoro, mezzi di trasporto pubblico) dove è indispensabile l’uso della mascherina. Infine quando si tossisce e si starnutisce è doveroso usare e smaltire adeguatamente fazzoletti monouso per coprire naso e bocca, onde evitare ad altri il rischio di contagio da aerosol microbico.

Contagio indiretto. Sussiste quest’altra possibilità di trasmissione, anche se non si conosce ancora con certezza la capacità di resistenza del Coronavirus nell’ambiente esterno. La sopravvivenza degli agenti patogeni è condizionata dal microclima ambientale (umidità, temperatura, ventilazione), nonché dai prodotti organici con cui vengono espulsi dal soggetto infetto o malato (aria respirata, saliva, espettorati, mucosità nasali). I virus sono patogeni endocellulari, quindi sopravvivono nel materiale escreto fino a quando le cellule contaminate non si essiccano. Per il Coronavirus è stato prospettato un periodo di sopravvivenza anche di qualche giorno, in condizioni ambientali favorevoli, per cui è opportuno tenere presente che un contagio indiretto potrebbe avvenire attraverso tutti i prodotti e gli oggetti di uso comune che possono risultare contaminati (mani, alimenti, rifiuti, stoviglie, giornali, vestiario, scarpe, asciugamani, borse, sacchetti, fazzoletti, saponette, maniglie, corrimano ecc.). Tutto ciò può funzionare da supporto al virus, assumendo il ruolo di “veicolo”, cioè di mezzo di trasmissione indiretta tra i soggetti infetti e le persone sane. La contaminazione può avvenire per l’espulsione di materiali organici dalla bocca e dal naso oppure per il depositarsi dell’aerosol microbico dopo un periodo più o meno lungo di sospensione nell’aria.

Come considerazione conclusiva va evidenziato che, al di là delle terminologie epidemiologiche più o meno corrette, la rilevante informazione quotidiana è un contributo importante della stampa nella lotta al Coronavirus.

Infatti soprattutto dai giornali riceviamo in dettaglio e con ampia documentazione le indicazioni sui comportamenti da tenere e la conoscenza delle disposizioni da osservare.

sandro.boccadoro@virgilio.it