Covid-19: esperienze e riflessioni del Presidente della Federazione Toscana degli Ordini dei Medici

Lorenzo DroandiLorenzo DroandiPresidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Arezzo.
Presidente della Federazione Toscana degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Medico di Medicina Generale. Medico Tutor Valutatore in Medicina Generale. Membro del gruppo di lavoro FNOMCeO Professione Salute Ambiente e Sviluppo Economico

 

In pochi mesi è avvenuto un cambiamento che solo il futuro ci dirà se sia davvero epocale. Io ne sono convinto.

Abbiamo alle spalle: una pandemia annunciata (la natura aveva fatto le prove all’inizio del millennio con la SARS) e ancora in corso; oltre trentamila decessi (stando alle cifre ufficiali) dei quali 156 medici (nel momento in cui scrivo); la consapevolezza dei profondi danni strutturali che la politica degli ultimi decenni ha prodotto nel Servizio Sanitario Nazionale (tagli lineari per 37 miliardi, riduzione dei posti letto e del personale, imbuto formativo ecc.).

Verrà il momento di esaminare l’operato di tutti, certamente, ma adesso voglio porre l’accento sulla lungimiranza dei nostri politici e amministratori. È stato approntato, su indicazione dell’OMS, un piano anti-pandemia dopo la SARS, ma poi non è stato fatto altro, forse per motivi economici: non sono stati acquistati e stoccati i dispositivi di protezione individuale (DPI), non sono stati incrementati i posti letto nelle rianimazioni, non è stato assunto personale, non è stata fatta formazione.

Quanto a lungimiranza, però, c’è di peggio, perché la politica non ha riconosciuto la gravità del problema neppure dopo alcune settimane che la Cina aveva messo in rigida quarantena 60 milioni di cittadini, cioè tanti quanti l’intera popolazione italiana. I verosimili ritardi dell’OMS non hanno aiutato, ma anche molti cosiddetti esperti nostrani hanno sostenuto posizioni, opinioni e previsioni rapidamente e clamorosamente smentite. Aggiungo che mi lascia perplesso il fatto che alcuni di questi “esperti” vengano ancora ascoltati dai decisori e invitati dai canali televisivi nazionali a pontificare sulla materia.

Ci siamo trovati catapultati, improvvisamente, ad affrontare una situazione che mai avremmo immaginato di vedere e per la quale nessuno di noi era stato preparato. Abbiamo dovuto farlo senza dispositivi di protezione individuale, in un mare magnum di carenze, errori, incapacità organizzativa, disposizioni diverse e talora confliggenti.

Ma quello che mi preoccupa maggiormente è non aver visto prima e non vedere oggi la strategia per andare in sicurezza (seppure relativa) verso una ripresa della vita normale e per mantenere un Sistema Sanitario Nazionale universale, equo e solidale.

È necessaria una serie di azioni concrete.

Costanti monitoraggio e contenimento del contagio, mediante mappatura e isolamento dei casi positivi e dei loro contatti, fino a raggiungere i soli contatti negativi. Ne consegue il necessario potenziamento dei servizi di igiene pubblica e la disponibilità di materiali diagnostici e di dispositivi di protezione individuale quali-quantitativamente adeguati.

Un piano di riorganizzazione degli ospedali, con mantenimento di percorsi separati ma altamente flessibili (rapida riconversione dall’uno all’altro settore), in grado di fare fronte a recrudescenze del COVID-19 ovvero a nuove emergenze.

Non dovrebbe esserci bisogno di dire che a tutto questo dovrebbero affiancarsi provvedimenti di carattere ancora più generale: minori condizionamenti economici, predisposizione di piani per maxi-emergenze, potenziamento dei diversi servizi (igiene pubblica, terapie intensive), assunzione di personale, piano di formazione continua dello stesso, potenziamento della rete informatica, abbattimento della burocrazia e delle liste d’attesa.

Poi c’è il territorio, che ha purtroppo mostrato tutti i suoi limiti in questa tragedia nazionale. Poiché nessuna organizzazione ospedaliera, che non abbia potenzialità infinite, potrà mai reggere l’impatto assistenziale di un’intera popolazione (in questa fase due, ma anche nel futuro un po’ più lontano), è davvero il momento, a mio avviso, di dare forza al potenziamento strutturale del territorio perché sia l’ospedale a coadiuvare il territorio, e non il contrario, per le situazioni che richiedono prestazioni di elevata complessità e intensità di cura non erogabili in regime di domiciliarità.

Sono irrinunciabili, dunque, molti interventi e tra questi voglio indicare lo sviluppo e l’implementazione dei team multidisciplinari di assistenza primaria, comprendenti anche le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), la rimozione delle limitazioni prescrittive ai medici di medicina generale in tema di farmaci innovativi, la strutturazione del collegamento informatico tra ospedale e territorio, lo sviluppo ma anche la delimitazione e regolamentazione della telemedicina.

ftom.toscana@gmail.com