COVID-19: esperienze e riflessioni dalla Medicina Generale

Carlo ManfrediCarlo Manfredi, Medico di Medicina Generale, Specialista in Pediatria e Farmacologia,Presidente OMCeO Massa Carrara, Referente FNOMCeO per Research4life,Responsabile Commissione FNOMCeO-AIFA

 

 

 

A ottobre 2019 è arrivata una notizia attesa con ansia e accolta con un sospiro di sollievo. Il vaccino contro il virus Ebola è stato approvato a soli 2 anni dalla comparsa sulla scena mondiale di questa temibile minaccia. Superato questo scoglio, la nostra attenzione è tornata alle malattie cronico degenerative e all’epidemia di diabete e di obesità che imperversa con il suo pesante fardello di morbilità e mortalità. All’improvviso, a fine gennaio, si è profilato all’orizzonte il SARS-CoV-2 che, in breve tempo, ha generato la dilagante pandemia di COVID-19. Un’altra malattia trasmissibile che ci ha colto di sorpresa e impreparati.

Il SARS-CoV-2 ha effettuato il salto di specie da pochi mesi. Se il suo adattamento molecolare ai recettori delle vie respiratorie del nuovo ospite migliorerà, potrà fare danni ancora più gravi. Non si sa se ciò avverrà, ma le potenzialità ci sono tutte. Per questo dobbiamo prepararci ad affrontare la temuta “seconda ondata” dell’epidemia prevista per il prossimo autunno e gli eventuali periodi di quarantena “a singhiozzo” che si potranno alternare per almeno 2 anni.

Si temono ulteriori future emergenze virologiche favorite anche dall’esposizione prolungata al particolato ultrafine, ai metalli pesanti, agli Ossidi di N (NOx) e ad altri interferenti endocrini. Il particolato ultrafine e gli inquinanti ambientali procurano un’infiammazione persistente di basso grado e una disfunzione endoteliale sistemica che favoriscono lo sviluppo di malattie croniche neurodegenerative, respiratorie e cardiovascolari e, nel caso di infezione da SARS-CoV-2, predispongono alla tempesta di citochine e alla disfunzione trombotica. Il SARS-CoV-2 utilizza, per entrare nelle cellule dell’ospite, il recettore ACE2 che è maggiormente espresso nelle persone anziane e in quelle colpite dalle patologie cardiovascolari e metaboliche. All’evoluzione demografica e all’incremento delle malattie croniche hanno corrisposto una proliferazione di tecnologie diagnostiche e terapeutiche e di reparti ospedalieri di alto livello e l’indebolimento dei presidi territoriali con un abbassamento della guardia per contrastare la diffusione delle malattie infettive.

Emerge dunque una fitta trama che lega fra di loro le pandemie di origine virale con quelle da malattie cronico degenerative e metaboliche.

All’improvviso ci siamo accorti che viviamo in una rete di relazioni. Se mi proteggo dall’infezione da SARS-CoV-2, contribuisco anche alla salvezza degli altri. Se non si osservano le regole, saremo travolti tutti. Il distanziamento sociale indotto dal COVID-19 ha implicato anche il passaggio dalle visite al paziente effettuate di persona alle consulenze a distanza, specialmente nei casi sospetti. Uno sconvolgimento della relazione medico paziente.

La sorveglianza del territorio è cruciale. All’accertamento di un “caso” deve seguire l’inchiesta epidemiologica per la ricerca della fonte d’infezione e l’identificazione di altri soggetti esposti al rischio, che devono essere sorvegliati attivamente. Le strategie di gestione di infetti e contatti devono comprendere anche l’uso di smartphones, tablet e apps da parte sia della popolazione generale che dei soggetti più a rischio. Con questi strumenti gli operatori sanitari possono rilevare più puntualmente anche la presenza di sintomi compatibili con una nuova infezione da COVID-19 e attivare tempestivamente le procedure di diagnosi e cura e la rivalutazione nel tempo.

È necessario un sistema informativo per il monitoraggio costante della diffusione del contagio a livello di microaree geografiche, che i servizi territoriali dovrebbero gestire con il coinvolgimento attivo dei medici di famiglia e dei pediatri. Queste figure professionali possono agire da vere e proprie “sentinelle”, oltre che essere il fulcro dei percorsi di prevenzione, cura e assistenza.

L’esperienza ci suggerisce l’utilità assoluta dell’attivazione di una rete di ospedali COVID e di corridoi alternativi o preferenziali per garantire un intervento rapido ed efficace in caso di qualsiasi allarme anche per i prossimi anni.
In conclusione, data l’interconnessione esistente fra le pandemie che ci opprimono e l’ambiente nel quale viviamo, la risposta deve essere sistemica e di ampio respiro per difendere la salute e il futuro delle popolazioni.

carlo.manfredi@mdtech.it