COVID-19: esperienze e riflessioni dalla Pediatria di Famiglia

Monica PierattelliMonica PierattelliPediatra di Famiglia Campi Bisenzio, USL Toscana Centro. Presidente Sezione Toscana SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche)

 

 

Non è facile scrivere in poche righe il vissuto di una pediatra di famiglia che si è trovata impegnata in uno scenario sanitario mai sperimentato. E pensare al futuro in una situazione così fluida.

Ma accolgo l’idea: riflessioni in libertà.

È vero che in altri Paesi del mondo la lotta alle malattie infettive, quelle che fanno paura, è ancora al primo posto nei pensieri dei medici (penso ai miei colleghi che hanno fatto esperienza in Afghanistan o in Burkina Faso, all’Ebola, alla SARS, alla MERS…), ma non era così da noi… e invece oggi ci siamo dentro, assieme all’intero pianeta.

Sono una pediatra che vive in Toscana, lavoro in una Regione con numeri non drammatici, in cui il Governatore, l’Assessore, ma soprattutto il sindacato che ci rappresenta (la FIMP) ci hanno dato indicazioni su come muoverci come professionisti del Sistema Sanitario Nazionale, aggiustando il tiro in una situazione epidemiologica che cambia di giorno in giorno, e non poco. Delibere, flow chart, comunicati in continuazione.

Ci abbiamo messo però anche del nostro, come professionisti in gioco: noi pediatri ci sentiamo, a gruppi ci scriviamo, ci scambiamo idee, leggiamo articoli scientifici, ci informiamo su quello che succede anche negli ospedali pediatrici, in Toscana, in Italia. Perché ci sentiamo impreparati, alle prese con un’infezione di cui sappiamo ancora molto poco, dove le esperienze nei bambini sono scarsissime anche dalla Cina, Nazione che per prima si è confrontata con questo virus anomalo. È vero che i bambini si ammalano poco, sembra, ma… le forme paucisintomatiche? E le forme atipiche? Ci sono segnalazioni recenti che una sindrome grave tipo Kawasaki abbia connessioni con il SARS-CoV-2 proprio in età pediatrica.

La consapevolezza è che ci stiamo muovendo per analogie con quello che succede agli adulti, ma non è così: dobbiamo affilare le nostre capacità per cogliere anche i primi segni, per limitare le complicanze e soprattutto i contagi.

Una delle prime azioni che abbiamo messo in campo è cambiare il nostro approccio ambulatoriale. Coniugare necessità di sicurezza per noi (e i nostri cari), i nostri collaboratori di studio, i nostri assistiti e le loro famiglie e garantire un approccio pediatrico che ci permettesse di dare risposte anche agli altri problemi che continuano a esistere: non c’è solo l’infezione da SARS-CoV-2. In Pediatria c’è molto altro!

Il personale di studio è stato in genere messo in sicurezza con l’astensione dal lavoro, in attesa di chiarimenti per la tutela. Chi ha mantenuto il lavoro ha dovuto mettere in pratica gli accorgimenti richiesti: mascherina, guanti, distanza sociale. Le pulizie si sono intensificate con l’utilizzo di procedure di sanificazione di strumenti e suppellettili, secondo le leggi in divenire.

E noi? Va detto che i DPI sono arrivati in ritardo, in pochissima quantità, una decina di mascherine chirurgiche, un paio di occhiali all’inizio era tutto quello di cui disponevamo. Solo oltre la metà di marzo sono arrivati sovracamici, 6 mascherine FFP2 e complessivamente due pacchi di guanti. Il resto ce lo siamo procurato… in primis il detergente. Ma noi toscani come tutta l’Italia.

Per scelta già prima che divenisse obbligo abbiamo deciso di ridurre i nostri appuntamenti ambulatoriali secondo flow chart che si sono via via affinate. Abbiamo da subito dato disponibilità telefonica (regolamentata rapidamente da accordi sindacali) 7 giorni su 7, 8-20 invitando le famiglie anche a utilizzare altri mezzi di comunicazione che ci potessero chiarire cosa fosse meglio fare. Mail e video, foto e whatsapp hanno sostituito per molti casi le visite in presenza, senza che questo abbia danneggiato il rapporto di fiducia che ci sostiene nel nostro lavoro. Obiettivi sempre condivisi fra noi e i genitori: facciamo quello che è necessario per dare risposte adeguate al problema presentato, sia una febbre appena iniziata, che una tosse sospetta o una strana dermatite.

Abbiamo dovuto far fronte anche a problemi assistenziali che non trovavano risposta per la chiusura degli ambulatori specialistici e dei servizi territoriali.

Le vaccinazioni necessarie sono state mantenute, così come i bilanci di salute inderogabili soprattutto nel primo anno di vita, con una regolarizzazione maniacale degli accessi. Cartelli molto chiari al di fuori, sale di attesa contingentate, non più di un genitore, munito di mascherina, detergente all’ingresso.

Non è mai venuto a mancare anche il sostegno che stiamo dando ai genitori in difficoltà nella gestione quotidiana dei figli, in assenza della scuola e spesso anche dei nonni, genitori turbati anche dalle difficoltà economiche.

Se questa è sommariamente l’esperienza a oggi, il futuro va programmato a tappe. Una prima fase per noi pediatri sarà da qui fino all’inizio scuola, i primi di settembre. Attualmente i bambini si ammalano poco e quindi vanno mantenuti gli standard di prudenza fino a ora adottati: contattabilità, gestione a distanza consapevole, accessi regolamentati, visite necessarie soprattutto ai bambini con cronicità, bilanci di salute con un attento monitoraggio dello sviluppo neuroevolutivo, vaccinazioni.

Su alcuni aspetti da portare a regime stiamo già riflettendo in maniera costruttiva: le misure di igiene, ineludibili, per ogni operatore sanitario dello studio pediatrico, la necessità di utilizzare proficuamente le tecnologie oggi disponibili e in divenire, le regole di accesso delle famiglie all’interno dell’ambito ambulatoriale per garantire sicurezza reciproca pur mantenendo spazio al nostro ruolo di alleati per la salute e la crescita di ogni nostro assistito.

Non è possibile prevedere chiari scenari futuri e sarà difficile (impossibile?) tornare agli standard precedenti questa pandemia. Per questo ognuno di noi è chiamato a un impegno forte con le associazioni sindacali e professionali dei pediatri per rivedere in maniera sistematica tutta l’organizzazione assistenziale territoriale.

Siamo solo alla prima fase… le altre devono ancora arrivare.


monica.pierattelli@gmail.com