COVID-19: esperienze e riflessioni dal Meyer

Francesca BelliniFrancesca BelliniDirettore sanitario dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer. Laurea in Medicina e Chirurgia con Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva - Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Ricambio, Master in Evidence Based Medicine e Metodologia della Ricerca Sanitaria

 

 

Da quando abbiamo iniziato a prepararci all’emergenza abbiamo progressivamente modulato l’organizzazione, via via che si rendevano disponibili nuove evidenze sull’epidemiologia, la diagnosi, le manifestazioni cliniche, la terapia, la sicurezza per il personale e in base all’evolversi delle indicazioni normative.

Uno sforzo condiviso da tutti gli ospedali, con le peculiarità tipiche di un ospedale pediatrico. Fin dall’inizio è risultato evidente che i bambini sono colpiti con minor frequenza e con sintomatologia non grave anche se affetti da patologie croniche e la nostra esperienza lo ha confermato. Le modifiche per mettere in sicurezza l’Ospedale sono state in ogni caso necessarie, con un grande impatto su tutta l’organizzazione.

Modello organizzativo

Check point all’ingresso (temperatura corporea, mascherina, igiene delle mani, accesso di un solo accompagnatore).

Autorizzazione del Laboratorio di Immunologia alla diagnosi molecolare su tampone nasofaringeo.

Esecuzione dei tamponi per casi sospetti, screening pre-ricovero a pazienti e accompagnatori e per altre Pediatrie della ASL Toscana Centro.

Pre-triage.

Percorso COVID (pre-triage, triage, Pronto Soccorso, degenza filtro, ricovero in Pediatria e Rianimazione, sala operatoria e percorso radiologico dedicati).

Piano di espansione progressiva.

Gestione dei DPI, formazione e screening del personale.

Rete pediatrica: condivisione dei criteri di centralizzazione, potenziamento del teleconsulto.

Accordo con i pediatri di famiglia per l’invio dei casi critici al Pronto Soccorso.

Televisita per gestione domiciliare.

Bilancio dell’attività

Sono stati ricoverati 14 pazienti COVID positivi, 9 femmine e 4 maschi, età media 5 anni. 6 pazienti sono stati trasferiti nell’ambito della rete pediatrica, 4, asintomatici per infezione da COVID-19, ci sono stati identificati allo screening al ricovero, i restanti 4 sono giunti al Pronto Soccorso. Nessuno ha avuto sintomi gravi e tutti sono stati dimessi, dopo guarigione o stabilizzazione.

Sono stati individuati e gestiti anche 15 genitori positivi asintomatici, o paucisintomatici, quasi sempre accompagnatori dei bambini positivi.

Di rilievo è la considerevole riduzione dei volumi complessivi di attività: le prestazioni non urgenti sono state sospese e i pazienti sono stati invitati a recarsi al Pronto Soccorso solo in caso di effettiva necessità.

Taberlla Bellini

La Tabella I mette a confronto le attività del periodo marzo-aprile 2019 e 2020. Gli accessi al Pronto Soccorso si sono ridotti del 73% passando dai 135 medi dello stesso periodo dell’anno precedente a 36. Alla base di un calo così drastico ci sono due opposte motivazioni: un alto numero di accessi non appropriati in epoca pre-COVID e una quota di pazienti con problemi clinici rilevanti che rischiano di arrivare tardi all’attenzione del pediatra in epoca COVID. Anche per i ricoveri, a fronte del notevole calo, si rileva un incremento della complessità, in quanto sono stati ricoverati solo i casi più gravi.

Desta preoccupazione il volume di prestazioni ambulatoriali sospese. Gli specialisti hanno lavorato dall’inizio di marzo per intercettare i pazienti più fragili, che sono stati contattati personalmente e seguiti utilizzando telefono o altre forme di comunicazione, fino alla disponibilità della piattaforma regionale per la televisita.

Riflessioni sulla ripresa dell’attività

Dovremo mantenere i percorsi COVID e assicurare il distanziamento sociale nelle sale di attesa per un lungo periodo.

Non potremo quindi recuperare le attività sospese e riprendere l’andamento ordinario mantenendo la stessa organizzazione.

Siamo obbligati a trasformare questa criticità in un’opportunità: mantenere l’alto livello di qualità delle cure e ridurre gli accessi in Ospedale, tramite l’ottimizzazione dei percorsi interni, il potenziamento delle connessioni tra pediatri ospedalieri e territoriali e la gestione clinica personalizzata a distanza, grazie a tecnologie come teleconsulto, televisite e telemonitoraggi, nella consapevolezza che solo la rete delle relazioni professionali e la condivisione di protocolli e percorsi clinici possono rendere tali strumenti integrazioni sicure ed efficaci delle visite tradizionali.

Figura Bellini

Un cambiamento dei modelli organizzativi e delle relazioni medico paziente e interprofessionali che può rappresentare l’eredità positiva di questa drammatica esperienza.

francesca.bellini@meyer.it