La Pediatria ai tempi del Coronavirus. L’esperienza grossetana

Susanna FalorniSusanna FalorniU.O. Pediatria e Neonatologia, Ospedale “Misericordia”, Grosseto

 

 

Mauro Breggia, Direttore U.O.C Medicina e Chirurgia d’Urgenza, Accettazione e Pronto Soccorso, Ospedale “Misericordia”, Grosseto

Giulia Guerrini, Elisabetta Grande, Luca Bertacca, U.O. Pediatria e Neonatologia, Ospedale “Misericordia”, Grosseto

Dario MariettiU.O.C Medicina e Chirurgia d’Urgenza, Accettazione e Pronto Soccorso, Ospedale “Misericordia”, Grosseto

 

La diffusione pandemica dell’infezione da COVID-19 ha rivoluzionato le abitudini di vita e l’assistenza sanitaria nel mondo.

Nel nostro Paese, in cui attualmente si contano più di 200.000 casi con una mortalità che si attesta intorno al 13%, il Sistema Sanitario Nazionale è stato messo a dura prova e tutte le realtà regionali e/o provinciali hanno dovuto ripensare i propri assetti organizzativi per garantire adeguati livelli di cura con risorse limitate.

È stato differito il differibile, è stata rimandata la maggior parte delle prestazioni ambulatoriali, riducendo la presenza di persone in ospedale all’indispensabile.

Per cercare di limitare il contagio, sono stati rivisti gli spazi, è stato chiesto a cardiologi, oncologi, nefrologi di tornare a fianco di colleghi e pazienti per fare il mestiere del medico indipendentemente dalle iper-specializzazioni.

Anche a Grosseto l’ospedale e la vita ospedaliera hanno subito diversi cambiamenti: l’accettazione è stata affiancata da una tenda pre-triage per separare i soggetti sospetti dagli altri, sono stati disegnati percorsi specifici per il trasporto dei pazienti; ai reparti di degenza e alla rianimazione si sono aggiunte le aree COVID per adulti e per bambini.

In questo contesto di emergenza sanitaria nazionale causata da un virus che ha morbidità e letalità evidentemente superiori per le fasce d’età più avanzate, decidere di creare spazi appositi per la gestione del paziente pediatrico e di impiegare risorse umane supplementari (garantendo un’unità di personale COVID 7/7 h 12) potrebbe sembrare una scelta azzardata, se non si guardasse il bambino con gli occhi del pediatra: oltre che un paziente che per peculiarità fisiologiche e/o psicologiche richiede percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali dedicati, il bambino è l’ospite perfetto: asintomatico, può diffondere inconsapevolmente il virus.

Riconoscere precocemente l’infezione nel 90% delle forme lievi non influenzerebbe in maniera significativa il decorso clinico, ma potrebbe ridurne indirettamente la contagiosità mediante l’uso di dispositivi individuali di protezione (DPI) e la limitazione dei contatti e degli spostamenti dal domicilio.

Nelle scorse settimane non è stato, però, tutto facile.

La strutturazione di un iter preciso e la definizione degli items di scelta per la gestione dei pazienti hanno dovuto tener conto di un criterio epidemiologico in costante cambiamento, dell’estrema variabilità delle manifestazioni cliniche tipica delle infezioni virali nei più piccoli e delle poche certezze che possono essere tratte dalla letteratura.

La collaborazione con i medici dell’adulto e la creazione di una Rete Pediatrica Regionale, mediante la condivisione di esperienze e di idee, hanno permesso di superare queste criticità in tempi brevi creando per lo staff della Pediatria le condizioni migliori per provvedere al bambino COVID sospetto o confermato.

Nella conduzione di questa fase è stato prezioso il contributo della Pediatria di Famiglia ed è stata vincente l’integrazione con il pediatra ospedaliero per la gestione dei piccoli pazienti sospetti o positivi.

Il pediatra di famiglia ha avviato un percorso di educazione all’utilizzo domiciliare dei DPI e alla messa in pratica di misure di prevenzione, ha limitato gli accessi autonomi impropri al Pronto Soccorso, fungendo da filtro attivo sul territorio, e ha preso in carico i pazienti ricoverati per cui è stato possibile disporre dimissioni precoci.

Questi interventi uniti alle misure di contenimento, alla paura del contagio e alle modifiche dello stile di vita hanno ridotto il ricorso al Pronto Soccorso da parte dei bambini.

Nell’ultimo mese, in linea con i dati nazionali, si è assistito a un drastico calo degli accessi (80% in meno rispetto all’anno scorso) e se da una parte la riduzione delle malattie infettive e della traumatologia (che costituiscono un’ampia fetta della patologia pediatrica) sono imputabili alla chiusura delle scuole e alla limitazione delle attività sportive, dall’altra ci preoccupa lo scarso ricorso all’assistenza sanitaria da parte di quei pazienti fragili, affetti da patologie croniche, per cui rimandare il ricorso alle cure può modificare significativamente l’outcome.

La diminuzione delle visite in Pronto Soccorso, inoltre, non coincide con una semplificazione del lavoro del pediatra.

In un momento storico in cui l’esame obiettivo di un bambino con tosse e raffreddore viene complicato da diversi fattori confondenti, quali la modifica del setting, le procedure di vestizione/svestizione, il mantenimento dell’asepsi totale, è indispensabile non ridurre il livello di attenzione, perché i pazienti con cui avremo a che fare saranno con buona probabilità impegnativi.

In sintesi al momento per i pediatri si è ridotta la quantità di lavoro, ma contemporaneamente sono aumentate le risorse necessarie per il singolo paziente.

Il Coronavirus ha cambiato il nostro modo di fare medicina, ha modificato priorità cliniche ed etiche e ci sta obbligando ad atteggiamenti più pazienti e lungimiranti.

È difficile prevedere come evolverà la Fase 2 dell’epidemia e in che modo potrà influenzare in futuro la nostra pratica clinica; da medici dei bambini (che fondano gran parte della propria attività sulla prevenzione) crediamo che sarà necessario un ulteriore sforzo nel momento in cui si verificherà, complice il rallentamento della campagna vaccinale, il rebound della patologia infettiva.

Sicuramente si aprirà una nuova prospettiva, in cui l’integrazione tra la medicina del territorio e quella ospedaliera sarà determinante nella presa in cura globale del bambino e solo privilegiando la qualità del servizio sulla quantità delle prestazioni l’assistenza pediatrica saprà rispondere al meglio alle esigenze dei pazienti garantendo il miglior livello di cura possibile restando al servizio dei bambini.

elisabetta.grande@uslsudest.toscana.it