COVID-19: esperienze e riflessioni dall’Azienda USL Toscana Sud-Est

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Simona DeiSimona DeiMedico del Servizio Sanitario Regionale Toscano. Specialista in Scienze Neurologiche, ha lavorato come Direttore di Dipartimento delle Cure Primarie nella ASL 18 di Empoli fino al 2010, dal 2011 al 2014 Direttore Sanitario della ASL 5 di Pisa, dall’ottobre 2014 al giugno 2015 Direttore Sanitario della ASL 7 di Siena, dal marzo 2016 a oggi Direttore Sanitario della ASL Toscana Sud-Est

 

 

Lo tsunami coronavirus, partito dalla città di Wuhan nel dicembre 2019 e giunto a 2.810.325 casi nel mondo (dati del 27 aprile 2020), è approdato sulle coste dell’Azienda USL Toscana Sud-Est il 26 febbraio 2020: nel cuore della notte, da un paese dell’Amiata Val d’Orcia, il primo positivo Covid viene trasferito presso l’Azienda Ospedaliera di Siena. Da allora a oggi abbiamo raggiunto i 1.418 casi totali, su una popolazione di 831.480 abitanti (Tabella I).

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La risposta

L’azienda ha messo in moto tempestivamente profonde azioni di riorganizzazione.

Sul fronte ospedaliero sono stati individuati due Ospedali destinati a malati Covid: il Misericordia di Grosseto e il San Donato di Arezzo, in ognuno dei quali sono state create due aree COVID, di media intensità con équipe di malattie infettive e pneumologia, e di alta intensità con équipe di rianimatori e cardiologi (Tabella II). Innovativa è stata anche l’idea delle “tende filtro” davanti a ogni Pronto Soccorso aziendale: tende di pre-triage per intercettare i pazienti positivi, accanto alle quali sono state attivate 13 aree OBI-Covid, dedicate ai (sospetti) positivi in attesa di diagnosi.

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Per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale, sono state attivate 17 micro équipe, almeno una in ogni zona, costituite da infermiere e medico di continuità assistenziale, le Unità Speciali Continuità Assistenziale (USCA): seguono tuttora i positivi domiciliari, insieme a pneumologi e geriatri, con un occhio particolare alle strutture per anziani e disabili, coordinati da una centrale organizzativa su piattaforma informatica (Tabella III).

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Un problema registrato da subito è stata la difficoltà di interazione paziente-familiare-medico, intrinseca alla nuova organizzazione, nei confronti della quale è venuta in aiuto la “tecnologia utile”, ovvero 27 dispositivi tablet suddivisi tra rete ospedaliera, RSA e cure palliative, che ha permesso di mantenere comunque alto il livello di umanizzazione delle cure. I professionisti hanno lavorato anche nell’ambito della ricerca, su quattro protocolli sperimentali: con l’antivirale Remdesivir, con il farmaco antinfiammatorio Tocilizumab (studio sperimentale Spallanzani TOCIVID-19), con il farmaco Baricitinib, con plasma iperimmune (studio multicentrico nazionale Tsunami). Inoltre è in avvio lo studio GEN-COVID, in collaborazione con l’AUOS, sulle varianti genetiche determinanti la risposta al virus: a oggi sono 37 i pazienti seguiti con modalità innovative.

Da subito ogni azione è stata monitorata dal Rischio Clinico Aziendale, attraverso la stesura e la condivisione con i professionisti interessati di semplici e chiare procedure e istruzioni operative per lavorare nella piena sicurezza di operatori e pazienti, sia organizzativa che strutturale (DPI, sorveglianza operatori, percorsi…). In ogni presidio ospedaliero e territoriale la cura ha subito profondi cambiamenti: check point agli ingressi per filtrare le persone, riduzione degli accessi limitando questi a bisogni urgenti o non prorogabili, passaggio a televisite e teleconsulti nei casi in cui risulta possibile. Azioni indispensabili per garantire continuità di cura in un periodo di emergenza straordinaria.

Sul fronte della prevenzione è sempre stata alta l’attenzione alla sorveglianza epidemiologica, alla ricerca dei contatti, all’isolamento per spengere focolai e individuare catene di contagio il prima possibile: siamo arrivati a 5.364 positivi e loro contatti in sorveglianza attiva a domicilio.

I nostri risultati sono evidenti nei numeri:

la % di ricoverati sul totale dei malati è stata sempre inferiore al 20% dei positivi;

la % di ricoverati in Terapia Intensiva sul totale dei ricoverati è stata sempre inferiore al 20% dei positivi;

la letalità è stata la più bassa delle Aziende Toscane, attestadosi intorno ai 5 decessi per 100 casi (Figura 1).

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Tutto questo grazie a una squadra che è riuscita in pochissimi giorni a riscrivere completamente in modo unico e condiviso l’organizzazione di un’azienda estesa su metà territorio regionale, seguendo direttrici inderogabili: umanizzazione, innovazione, semplificazione, sicurezza e team building.

Le stesse direttrici che ora ci guidano verso la fase post-COVID (con il COVID presente): non un ritorno al passato, ma la conquista di un nuovo scenario della risposta sanitaria in terra Sud-Est, all’interno di un saldo contesto regionale (Tabella IV).

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simona.dei@uslsudest.toscana.it

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