COVID-19: esperienze e riflessioni dal DEA e dalla Medicina Ospedaliera

Carlo NozzoliCarlo NozzoliDirettore DEA e Direttore Medicina Interna 1 AOU Careggi, Firenze. Laureato presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1981. Specialista in Medicina Interna. Ha lavorato per molti anni al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Careggi per poi diventare direttore di una Unità Operativa di Medicina Interna del medesimo ospedale nel 1999. Dal 2007 dirige il DEA dell’AOU di Careggi

 

Ombretta Para, Medicina Interna 1 AOU Careggi, Firenze

 

19 febbraio 2020: la rivoluzione del COVID-19 ha inizio. Da questo momento in poi i nostri ospedali non sarebbero più stati gli stessi. Nel giro di poche settimane interi reparti sono stati rivoluzionati, smembrati, riorganizzati.

Entrati nella cosiddetta Fase 2, superata la criticità di una pandemia così rapida, si rende necessario un cambiamento profondo nelle nostre abitudini, negli spazi, nella nostra realtà lavorativa. Come possiamo ripartire con uno sguardo nuovo sul futuro, dopo aver imparato la dura lezione impartita da un virus così subdolo?

Il punto di partenza è sicuramente la riorganizzazione dei servizi territoriali e del Pronto Soccorso. Quest’ultimo non potrà più essere quello di prima, luogo di sovraffollamento e “assembramento forzato”. Tutta la casistica minore dovrà essere gestita dalla sanità territoriale e dai medici di famiglia, creando poi connessioni più strette e dirette con le attività ambulatoriali specialistiche degli ospedali. L’uso appropriato del Pronto Soccorso significherà tutela dei pazienti e degli operatori e quindi maggiore sicurezza per tutti i cittadini.

A livello dei DEA sarà necessario mantenere percorsi adeguati e differenziati per i pazienti con basso e alto sospetto di COVID-19 avvalendosi di una postazione di pre-triage dove individuare il paziente “sospetto-COVID-19” sulla base della presentazione clinica e dei sintomi riferiti, indipendentemente dal motivo della presentazione. I pazienti non sospetti potranno proseguire un percorso separato, mentre i pazienti sospetti verranno trasferiti in un’area dedicata per il successivo iter.

È indicata l’esecuzione del tampone rinofaringeo in tutti i casi sospetti e in tutti i pazienti che devono essere ricoverati in ospedale. Sicuramente sarà fondamentale elaborare tamponi rapidi e accurati, in modo che i pazienti sospetti possano sostare il minor tempo possibile nel dipartimento di emergenza. Nella fase di inquadramento i pazienti sospetti devono necessariamente permanere in ambienti specifici ed essere isolati e comunque anche tutti gli altri dovrebbero essere collocati in postazioni con adeguato distanziamento. Nessun paziente potrà più varcare la porta dell’ospedale privo di mascherina chirurgica e guanti.

Nell’ottica di una corretta gestione dei dispositivi di protezione individuale e di una riduzione dell’esposizione sia del personale sanitario che dei pazienti, sarà necessario inoltre riorganizzare l’attività del nostro luogo di lavoro. La classica attività mattutina con medici, specializzandi e studenti che si alternano nella visita del paziente probabilmente andrà rivista e riorganizzata. Sarà necessaria una ridistribuzione di compiti, partendo dall’individuare e diversificare le competenze di ciascun professionista. Fondamentale implementare l’utilizzo dell’ecografo in corsia, il nostro nuovo fonendoscopio, con l’istituzione di percorsi formativi e la disponibilità di dispositivi portatili e affidabili, in modo da ridurre gli spostamenti del malato ed eventuali esami ridondanti e spesso forse poco utili.

Un altro punto estremamente delicato, ma cruciale, è la gestione dei familiari. L’emergenza COVID-19 ha lasciato intorno a sé una solitudine disarmante.

Gli smartphone e le videochiamate in corsia hanno provato ad accorciare quella distanza, ad abbattere quel muro di solitudine, ma senza il calore di una reale umanità. Il passaggio da un ospedale aperto 24 ore su 24 a una totale chiusura non è stato facile da affrontare. In futuro dovrà comunque essere mantenuto un maggiore controllo sull’accesso dei familiari, organizzando accessi differenziati per orario e mantenendo in parte la modalità di colloquio per via telefonica come sperimentato in questa fase.

La sfida lanciata dal COVID-19 è soltanto all’inizio: spetta a noi clinici costruire il futuro dei nostri ospedali dialogando con le istituzioni. Perché dalla macerie rinasca una nuova idea di sanità, in grado di reggere anche allo sconvolgimento esistenziale di una pandemia.

nozzolic@aou-careggi.toscana.it