Scienza e incoscienza al tempo del Covid-2

Libertario Donato RaffaelliLibertario Donato RaffaelliSpecialista ambulatoriale di Urologia, Azienda USL Toscana Centro e Presidente @IMUT (Accademia Italiana Multidisciplinare per l’Urologia territoriale)

 

 

 

“Tutti si lamentano di avere poca memoria, nessuno si lamenta di avere poco giudizio” 

Francois La Rochefoucauld, Riflessioni e Sentenze, 1665

 

Se oggi la “Scienza” (?) la conosciamo attraverso le diatribe e le furibonde discussioni di “scien-ziati” (?) in TV nei vari momenti dell’arrivo in Italia del Covid-2, è giunta l’ora di riaffermare il pri-mato della “Coscienza” nelle scelte di un professionista attraverso strumenti nuovi come la medicina narrativa e la medicina personalizzata che parte dall’analisi di casi clinici.In questo ar-ticolo il caso clinico è un medico urologo fiorentino, il sottoscritto! Scopriremo che la “Coscienza” corrisponde alle regole cliniche e scientifiche del buon senso, spesso animata dalla medicina di-fensiva come valore aggiunto, funziona secondo funzioni quantistiche ancora tutte da esplorare ma funziona.

 

Parole chiave: Covid-2, medicina personalizzata, medicina narrativa, neurobiologia quantistica, tampone Co-vid-2, idoneità Covid

 

Passeggiando nel freddo febbraio verso la stazione del Serraglio, piacevolmente stanco dopo una giornata di visite, riflettevo su quello che diceva mio padre: “pensare sempre con il proprio cervel-lo”.

Il Babbo, un grande Babbo, è scomparso un anno fa ma rimane questo insegnamento filosofico di origine illuminista, la cosa più importante che mi ha lasciato.

Attraverso dunque Prato illuminata di sera, bella, fiera, elegante con la sua piazza Duomo, ma non mi abbandona un’inquietudine che pare abbia solo io: arriverà anche qui a Prato il Covid-2?

Dai monumenti illuminati dalle magiche luci della sera passo a concentrarmi sulle facce della gente che a quest’ora riempie il corso, la piazza del Comune, le viuzze del centro storico e allora l’inquietudine esplode: ma dove sono tutti i cinesi?
La prima riflessione va alla paura che i cinesi stessi potrebbero avere di farsi vedere in giro, maga-ri di essere insultati come untori anche se il virus in Italia non è ancora ufficialmente arrivato da Wuhan. La cosa però mi intriga, devo informarmi meglio…

I cinesi sono in autoquarantena – tutti –, sia quelli residenti sia quelli rientrati dalla Cina mi dice al telefono un amico – è nella loro mentalità, è un problema di coscienza –. Ma come dico io, la “Scienza” ci tranquillizza, non c’è ancora nessun allarme, perché? È una razza che ha una “Co-scienza” mi rispondo da solo.

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Marzo malandrino, da qualche giorno ho una tosse stizzosa, un mal di gola che mi impedisce per-fino di parlare, un po’ di difficoltà a deglutire, una “squinanzia” a fare proprio l’erudito. Non ho la febbre, non ho nulla secondo le raccomandazioni OMS degli inizi di marzo.

Domani che farò a lavoro se non posso parlare per bene? Mah.

In sogno di notte lo vedo, è il Babbo: Libe non fare il biscaro…

Non sto male fisicamente ma cosa vuole dirmi il Babbo? Mi rendo conto che la cosa non riguarda solo me ma anche il mio lavoro e che quindi è una cosa seria, anche in Toscana è arrivato il virus, quindi potrei averlo preso dopo una lunga incubazione o magari no e chi lo sa, è un virus scono-sciuto di cui la “Scienza” però sembra sapere tutto e tutti i giorni sforna linee guida, talk show ras-sicuranti – sempre a inizio marzo –, quindi anche io come medico, se non ho la febbre, devo an-dare, devo curare, vedere i miei pazienti, lavorare insomma. No la mascherina – si dice – non serve, spaventate i pazienti sempre si dice all’inizio di marzo. Semmai la distanza fisica, perché la chiamano tutti distanza sociale? Pensieri naïve, pensieri veloci e liberi, libertari.

Ma il mio Babbo si riferiva forse proprio ai miei pazienti, molti sono ormai amici e la loro prostata è cresciuta insieme alla mia negli anni.

Molti sono fragili, vere farmacie viaggianti, molti stanno nelle RSA, nelle case di riposo, molti li vedo a domicilio.

E se IO fossi infetto?

Sono proprio loro, i miei pazienti, che ne pagherebbero le conseguenze.

La decisione è presa: il dubbio mi attanaglia e la mattina presto mi metto al telefono e a scrivere mail: chiamo i miei responsabili, i numeri verdi, il mio medico di famiglia: non sto male ma vorrei fare il famoso tampone per sicurezza.

La “Scienza”, le raccomandazioni, le linee guida però mi si parano davanti come baluardi insor-montabili: perché il tampone lo fanno solo se hai la febbre, al massimo mettiti in malattia per 3 giorni poi si vedrà. Va bene e devo dire che non c’è un solo collega che mi sprona a venire a la-vorare, sembra che le linee guida siano dubbie anche per loro, meno male.

Passa una settimana e anche se sto molto meglio con cure indicibili, “antiscientifiche” per i più (vitamina D e il glutatione di Luc Montagner) e certo non consigliabili per non andare sotto pro-cesso…, il tarlo del tampone continua ad assillarmi, anche 10 giorni dopo la totale scomparsa della squinanzia.

Impossibile avere una proroga della malattia: ma come per un mal di gola a casa un mese? Non ha tutti i torti il mio medico di fiducia e allora ripensando al Babbo mi incaponisco: va bene vuol dire che mi metto in “autoquarantena” senza stipendio e a mio rischio e pericolo, ma in fondo è solo un artificio di medicina difensiva meno costosa che andare in giro per le RSA a infettare la gente per poi essere processati a posteriori naturalmente!

Passa un mese e finalmente in forze e con la mia voce ritrovata ma senza quarantena “ufficiale” e senza tampone sono abbastanza disperato e applico il manuale da guerra della medicina difen-siva: mail a tutti i miei referenti: VOGLIO una “idoneità Covid-2 free” per rientrare al lavoro o #iore-stoacasa sul serio e andrà tutto bene…

È la medicina preventiva della nostra ASL che prende sul serio questa “strana” “antiscientifica” ri-chiesta forse un po’ per dubbio, un po’ perché rompo e quindi mi mandano due infermiere bardate come marziani a casa. Sto bene ormai da quasi un mese, i miei familiari stanno bene: sarò alla fine negativo no? Le faremo sapere…

La notte prima dell’esame come in un film risogno la voce del mio Babbo: Libe preparati sei nel club! Sei POSITIVO!!!

Al mattino puntuale la conferma telefonica ma per quanto mi riguarda da uno stato di inquietudi-ne mi ritrovo sollevato: avevo visto giusto: era giusta la mia “Coscienza” attraverso il portale del sogno, giusta e tranquilla perché i miei familiari devono aver avuto contatto col Covid-2 ma non si sono ammalati, giusta perché quanti pazienti anziani e fragili avrò salvato dal CoviD-2?!, giusta perché non dovrò soccombere a eventuali indagini della Magistratura nelle RSA.

Una vittoria, un grazie al mio Babbo, un grazie ai neurobiologi della medicina quantistica e della teoria quantistica delle funzioni intuitive del cervello, un grazie alla Fede, un grazie al metodo della medicina narrativa e personalizzata, un grazie ai veri esperti della pandemia: gli specialisti di igiene e medicina preventiva!

Ma iniziano gli arresti domiciliari per tutta la famiglia per 60 giorni fino a che il 5° e il 6° tampone sono negativi, il bimbo ha il tampone negativo e la moglie quarantenata abbondantemente oltre i 14 giorni prescritti dalla “Scienza”, però alla fine tutti certificati a uscire a riprendere l’aria.

Morale della favola:

  • il virus può risiedere ben più di 14 giorni;
  • sulla prevenzione aveva ragione Luc Montagner per me, ma per “gli altri” ancora non ci sono le prove… le cercheremo…;
  • altro che scudo penale per il Covid-2! Meglio la medicina difensiva appena c’è un minimo dub-bio: #iorestoacasa senza tampone.

La Coscienza dunque è uno strumento fondamentale per darsi delle risposte che la Scienza non ci può dare sia perché mancano evidenze solide sia perché la Scienza è spersonalizzata e ci dà il quadro ma non il dettaglio sulle persone.

La medicina personalizzata in fondo è ricaricare la Coscienza nella Scienza del particolare inde-terminato.

Se hai una suocera con gravi problemi respiratori e sei un medico che ci convivi con questa suo-cera è meglio usare il buon senso della Coscienza e non tornare a casa se lavori al Pronto Soc-corso in Covid time, e questo non è detto né sulle raccomandazioni del CDC di Atlanta né sui consigli dell’OMS, ha scritto il Dr. Christian Rose sul The New England Journal of Medicine del 30 aprile, un capolavoro di letteratura di medicina narrativa e personalizzata per il medico nel tempo del Covid-2.

Ma cos’è la Coscienza se non una modalità della Scienza regolata da funzioni quantistiche a volte paradossali proprio come in fisica quantistica il principio di indeterminazione di Heisenberg, il paradosso del gatto di Schrödinger o il fenomeno dell’Entanglement? Tutti concetti a noi medici misteriosi e sconosciuti, ma che dovremo studiare perché applicabili alla biologia quantistica e al-la neurobiologia quantistica che studia la coscienza e il sogno.

Gli antichi parlavano di Scienza e Coscienza. Oggi sembra si parli solo di Scienza.

La medicina basata sull’evidenza ci spinge a non trascurare la Coscienza, che deve essere ba-gaglio deontologico di ogni medico prima ancora che oggetto di nuovi promettenti studi scientifici.

urolive@outook.com