La comunicazione nella Covid Unit dell’Ospedale Santo Stefano di Prato

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Filippo RisalitiFilippo RisalitiLaureato nel 2001 a Firenze, specializzato in Medicina Interna a Firenze nel 2006, nel 2008 dipendente del Servizio Sanitario della Toscana e, dopo una breve parentesi presso USL Grosseto, dal 2010 a Pratopresso Medicina Interna 2

 

Elettra Pellegrino, Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Direzione Sanitaria P.O. Santo Stefano, Prato

Daniela Matarrese, Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Direttore sanitario P.O. Santo Stefano, Prato e Direttore Rete Ospedaliera Azienda Usl Toscana Centro

Massimo Edoardo Di Natale, Direttore SOC Medicina Interna 2, P.O. Santo Stefano, Prato

Pamela Lotti, Dirigente Medico SOC Medicina Interna 2, P.O. Santo Stefano, Prato

Daniela Ammazzini, Direttore S.O.S. Assistenza Infermieristica di Gestione Prato

Fabrizio Chiesi, Medico in formazione specialistica Igiene e Medicina Preventiva

La comunicazione è uno strumento fondamentale per l’organizzazione e per il clima interno. Durante il periodo Covid-19 ha rivestito un ruolo importante: la comunicazione verso l’esterno è stata soprattutto di tipo divulgativo e informativo sui percorsi clinico-organizzativi, la comu-nicazione a uso interno indirizzata al personale. Si riportano alcune esperienze effettuate sul campo.

 

Parole Chiave: comunicazione, Covid-19, informazioni, organizzazione sanitaria, percorsi

 

La gravità, la diffusione e il carattere di emergenza dell’epidemia COVID-19 hanno richiesto interventi ripetuti e mirati dal punto di vista della comunicazione per una gestione ottimale dei messaggi in un contesto ospedaliero e sanitario quale è quello del Presidio Santo Stefano di Prato. In ospedale, nel periodo 15 marzo - 30 aprile, i posti letto a disposizione per la gestione COVID-19 sono stati: 40 in terapia intensiva, 138 nell’area medica e malattie infettive e 74 nel territorio.
Nella riorganizzazione dei percorsi e delle attività, l’aspetto comunicativo ha rivestito un ruolo di particolare importanza, dal momento che queste circostanze eccezionali hanno richiesto un impegno specifico e mirato, oltre che provvedimenti straordinari per la corretta gestione dei flussi delle informazioni.

In tempi remoti la mancanza di salute veniva vista come un “disordine sociale” da rimuovere e veniva relazionata alla terapia farmacologica; oggi la salute è diventata una condizione gene-rale di benessere psico-fisico e in vista del suo raggiungimento la comunicazione a più livelli in modo coordinato risulta fondamentale e merita attenzione.

In base all’esperienza maturata nella pratica quotidiana, proponiamo una distinzione della modalità comunicativa come comunicazione rivolta verso l’esterno e comunicazione a uso in-terno.

Comunicazione verso l’esterno

Secondo Peters (Peters HP, Mass media as an information channel and public arena. Risk 1994;5:241-50) la comunicazione pubblica della scienza deve essere distinta in:

All’interno di un ospedale, si può sperimentare l’importanza della comunicazione divulgativa, di tipo diretto per le autorità cittadine e di tipo indiretto per gli organi di stampa al fine di rag-guagliare a cadenze precise gli amministratori e la cittadinanza dell’andamento dell’epidemia e dei provvedimenti adottati dalle autorità sanitarie a tale proposito.

Nella gestione dell’emergenza COVID-19, questo tipo di comunicazione è risultata partico-larmente delicata per i contenuti e le modalità con cui questi venivano espressi, inoltre è stato necessario inviare messaggi univoci e non contrastanti; di conseguenza è risultato opportuno limitare al minimo il numero dei comunicati e dei soggetti autorizzati a emanarli, rendendo tale attività pienamente ed esclusivamente appannaggio della Direzione Sanitaria di presidio.

Sono state date continuamente informazioni medico-sanitarie, grazie anche all’importante rete costruita con le istituzioni locali e ai mezzi comunicativi messi a disposizione a livello aziendale.

Questa comunicazione, generalmente di tipo organizzativo, a carattere sociale, sanitario e assistenziale, è stata spesso diretta a istituzioni e forze dell’ordine piuttosto che ad associa-zioni di volontariato, con l’obiettivo di creare e migliorare una rete di servizi per la gestione e il contenimento del contagio (come ad esempio la gestione dei trasferimenti sanitari di persone e dispositivi oppure le forniture ospedaliere).

L’aspetto che ha coinvolto maggiormente il personale e l’intera organizzazione ha riguardato la comunicazione di tipo clinico relativa alle condizioni di salute dei pazienti ricoverati e ri-guardante dati sensibili. Considerata la delicatezza dei dati da trasmettere ma considerate anche la particolarità e l’eccezionalità della situazione, non si è potuto fare altrimenti che for-nire queste informazioni soprattutto per via telefonica, previ consenso e autorizzazione dei pazienti stessi, laddove fosse possibile. Il personale medico e nella fattispecie i medici di rife-rimento di ogni paziente si sono assunti l’onere di contattare quotidianamente il parente più prossimo o la persona di riferimento indicata dal paziente stesso per fornire aggiornamenti sull’evoluzione clinica e l’andamento del ricovero. Questa attività necessaria ha prodotto sui sanitari incaricati un notevole carico emotivo generato dalla straordinarietà e complessità della situazione. Per migliorare tale aspetto, grazie alla disponibilità di infermieri e medici, i reparti di assistenza COVID+ sono stati dotati di dispositivi portatili (tablet) per effettuare bre-vi videochiamate whatsapp tra pazienti e congiunti.

Le azioni che abbiamo effettuato si sono sempre basate sulla considerazione che quanto più una comunità cresce e diventa “competente” rispetto al proprio stato di salute, quanto più le attività di sua promozione saranno efficaci e i risultati di queste sostenibili, tanto più eventuali nuovi comportamenti virtuosi potranno divenire parte della cultura, permettendoci di integrarci con l’importante e complesso lavoro nel frattempo richiesto sul territorio. Questo è in linea con quanto esprime l’Unione Europea (Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 settembre 1998): “comunicazione, informazione, educazione e formazione sono mezzi che stimolano la consapevolezza ambientale e promuovono il cambiamento dei comportamenti in tutti i settori della società”, dichiarazione che evidenzia l’importanza dello scambio e dell’interazione (Decisione n. 2179/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 settembre 1998).

Comunicazione a uso interno

Accanto all’opportunità di relazionarsi verso l’esterno, si è reso necessario organizzare un’importante e pensata comunicazione interna, rivolta al personale e a tutti gli operatori coinvolti nell’assistenza.

Abbiamo potuto distinguere una modalità comunicativa:

Alcune esperienze meritano di essere menzionate:

Per concludere, a posteriori le scelte organizzative e comunicative attuate si sono rivelate pertinenti ed efficaci rispetto a un evento poco conosciuto; i percorsi hanno tenuto conto dell’urgenza di cercare un equilibrio fra corretta informazione, tutela della collettività e incer-tezza sull’evento futuro. La collaborazione con i media, le autorità competenti e il personale ha permesso il veicolo di informazioni semplici, essenziali e chiare.

filippo.risaliti@uslcentro.toscana.it

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