Medicina di Genere e Mutilazioni Genitali Femminili

Lucrezia CataniaLucrezia CataniaSpecializzata in Ginecologia e Ostetricia nel 1986, perfezionamento Sessuologia Clinica all’Università degli Studi di Pisa nel 1998 e di Firenze nel 2003. Docente con incarico Master di Medicina Tropicale e Cooperazione Sanitaria, Scienze Ostetriche all’Università degli Studi di Firenze, nei corsi di formazione Centro di Salute Globale Firenze, e on line ag. Formas

Nicole VispiNicole VispiStudentessa al V anno di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze, con tesi di laurea su: “Le Mutilazioni Genitali Femminili nel diritto internazionale”

 

Jasmine AbdulcadirJasmine Abdulcadir, Responsabile dell’Unità di Urgenze Ginecologiche e Ostetriche. Responsabile dell’ambulatorio MGF. Dipartimento di Pediatria, Ginecologia e Ostetricia, Ospedale Universitario di Ginevra

 

Le Mutilazioni Genitali Femminili violano i diritti delle donne: all’integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti.

 

Parole chiave: Mutilazioni Genitali Femminili, rimozione genitali, strutture erettili femminili, deinfibulazione, violenza di genere, Legge 7/2006

 

Sono definite Mutilazioni dei Genitali Femminili (MGF) la rimozione di una parte o di tutti i genitali esterni e qualsiasi lesione, anche minima, condotta su di essi per motivi sociali e culturali, quindi non terapeutici (OMS, UNICEF, UNFPA 2007).

Le forme, le caratteristiche, i significati, le credenze, la gravità e il tipo di complicanze differiscono grandemente tra donna e donna e tra le diverse culture interessate.

Vi sono moltissime tipologie di MGF. L’OMS ha introdotto una classificazione schematica in 4 tipi con relativi sottotipi: rimozione parziale o totale della parte esterna della clitoride e/o del prepuzio (tipo 1, clitoridectomia); rimozione parziale o totale della parte esterna della clitoride e delle piccole labbra con o senza la rimozione delle grandi labbra (tipo 2, escissione); restringimento dell’orificio vaginale attraverso la sutura delle piccole e/o delle grandi labbra asportate, con o senza l’escissione della clitoride (tipo 3, infibulazione); altre procedure più o meno dannose sui genitali (tipo 4, come punture, piercing, incisure, scarificazioni e cauterizzazioni). Anche lo stretching delle piccole labbra con la loro elongazione è considerato MGF (tipo 4).

Lo studio dell’embriologia delle strutture erettili femminili e gli studi condotti con risonanza magnetica dell’anatomia della clitoride rispettivamente in un gruppo di donne con MGF e di donne intatte hanno chiarito che la zona clitoridea asportata (genericamente definita escissione della clitoride) è la parte più esterna e visibile dell’organo, che non potrebbe essere estirpato nella sua totalità senza provocare la morte della bambina. Per questo motivo, nelle donne con MGF, la clitoride è nella maggior parte della sua estensione intatta, al di sotto della cicatrice, con possibilità funzionale pienamente recuperabile durante eventuali trattamenti per disfunzioni psicosessuali.
Le MGF sono un problema che riguarda tutto il mondo ed è in continua evoluzione. Le ultime stime (UNICEF 2020) parlano di circa 200 milioni di ragazze e donne che vivono con gli esiti di una qualunque forma di MGF e, ogni anno, oltre 4 milioni di ragazze sono a rischio di subire MGF.

I dati disponibili (UNICEF 2020) mostrano che la pratica delle MGF è fortemente concentrata in una fascia di Paesi dalla costa atlantica al Corno d’Africa, in aree del Medio Oriente come l’Iraq e lo Yemen e in alcuni Paesi dell’Asia come Indonesia e Maldive, con ampie variazioni di prevalenza. La pratica è quasi universale in Somalia, Guinea e Gibuti, con livelli intorno al 90%, mentre colpisce non più dell’1% delle ragazze adolescenti in Camerun, Maldive e Uganda dove la prevalenza riguarda solo specifiche aree regionali.

In Occidente e nei Paesi ad alto reddito, negli ultimi decenni, a causa dei nuovi scenari multietnici che si sono disegnati, è cresciuta in modo esponenziale la presenza di donne e bambine affette da MGF o a rischio di esserlo. Non è raro incontrarle nei nostri ambulatori, in contesti sociali (scuola, lavoro) e affettivi (coppie miste, parentele acquisite, bambine con MGF adottate da Paesi con tradizione escissoria). In Italia, su 76.040 ragazze di età compresa tra 0 e 18 anni provenienti dai Paesi interessati, le stime parlano di rischio di mutilazione nel 15-24% dei casi (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere EIGE, 2017-2018).

Nei Paesi d’origine tali tradizioni sopravvivono da tempi immemorabili, nonostante ci siano campagne di sensibilizzazioni e leggi che le vietano.

Le ragioni che contribuiscono a mantenerle sono le più disparate, da appartenenza e inclusione sociali, a errate credenze sul concetto di purezza e decoro femminile, da tabù sul corpo e sulla sessualità “incontrollabile” della donna senza MGF, a paura di esclusione ed emarginazione dal proprio contesto sociale e perdita della propria identità di appartenenza al genere femminile. È l’etnia di appartenenza che mantiene tradizioni antiche e dannose per la salute della donna. Molti pregiudizi e credenze errate hanno contribuito a rispettare questa pratica come l’idea di eliminare la parte maschile o impura dei genitali femminili per la la tutela della verginità e il mantenimento della castità in preparazione al matrimonio.

Tuttavia, qualcosa sta cambiando e, nel complesso, la pratica delle MGF è in declino e divenuta illegale in molti Paesi ad alta prevalenza negli ultimi 30 anni. L’UNICEF riporta che nei 31 Paesi interessati circa una su tre ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni ha subito una MGF contro una su due di 30 anni fa (Figure 1, 2).

percentuali ragazze mgf

paesi mgf

Purtroppo non tutti i Paesi hanno fatto progressi in questo senso e il ritmo del declino non è stato uniforme; è stato rapido tra le giovanissime in Paesi dove un tempo la pratica era quasi universale, come Egitto e Sierra Leone, e in Paesi in cui era limitata a piccole aree interne come Benin e Maldive (Tabella I).

Tab1 Catania

Anche l’età in cui viene praticata la MGF varia: da pochi giorni dalla nascita ai 15 anni, di solito prima del menarca.

Nessuna religione prescrive una mutilazione genitale femminile e le donne mutilate appartengono a tutte le fedi (cristiana, ebrea, islamica, animista), spesso loro stesse credono erroneamente che sia una prescrizione religiosa. Per tale motivo i leader religiosi hanno il dovere morale, civile e legale di dare le giuste informazioni a questo proposito nelle loro comunità.

I danni alla salute sono dovuti soprattutto all’escissione e all’infibulazione. Sono frequenti i problemi psicosessuali (dispareunia), genito-urinari (infezioni genito-urinarie, cisti, neurinomi post traumatici), ostetrici (lacerazioni perineali, distocia, monitoraggio del travaglio difficoltoso e ricorso a tagli cesari senza reale indicazione, che nelle donne infibulate potrebbero essere evitati con l’intervento di deinfibulazione).

La deinfibulazione è l’apertura della cicatrice di infibulazione con la ricostruzione delle labbra. L’intervento migliora il flusso urinario e mestruale, riduce la dismenorrea, cura la dispareunia, risolve i problemi di infezioni urinarie e vaginali, permette l’esecuzione degli esami strumentali transvaginali, le visite ginecologiche e l’espletamento del parto per vie naturali.

L’acquisita consapevolezza dei danni, spesso molto gravi e a volte mortali, provocati dalla pratica ha fatto emergere una tendenza allarmante: circa 52 milioni di ragazze mutilate in tutto il mondo (1 su 4 ragazze e donne con MGF) sono state mutilate da personale sanitario. Questa percentuale è doppia nelle bambine rispetto alle adolescenti, indicando una crescita nella medicalizzazione della pratica (UNICEF 2020).

Oltre ai danni fisici e psicologici che possono affliggere donne e bambine con MGF, è da segnalare che la MGF è, in tutte le società in cui si verifica, una manifestazione di disuguaglianza di genere radicata in cui le disparità di genere iniziano già nell’infanzia.

Dal report UNICEF 2020: “Sebbene le bambine abbiano un tasso di sopravvivenza più elevato alla nascita e le ragazze che riescono a frequentare la scuola tendano ad avere risultati superiori ai ragazzi in tutti i Paesi in cui sono disponibili dati, l’inizio dell’adolescenza può portare ostacoli significativi al benessere delle ragazze. Le norme di genere e la discriminazione aumentano il rischio di gravidanze indesiderate, AIDS e malnutrizione. Soprattutto in situazioni di emergenza e in luoghi in cui le mestruazioni rimangono tabù, le ragazze sono tagliate fuori dalle informazioni e dalle forniture di cui hanno bisogno per rimanere in salute e al sicuro. Nella sua forma più insidiosa, la disuguaglianza di genere diventa violenta. Circa 1 su 20 ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni – circa 13 milioni – ha avuto rapporti sessuali forzati. In tempi sia di pace che di conflitto, le ragazze adolescenti affrontano il più alto rischio di violenza di genere. Centinaia di milioni di ragazze in tutto il mondo sono ancora soggette al matrimonio infantile e alle Mutilazioni Genitali Femminili, anche se entrambi sono stati riconosciuti a livello internazionale come violazioni dei diritti umani.
È fondamentale che la presa in carico di pazienti così speciali sia multidisciplinare, competente, rispettosa e sensibile. Solo così potremo curare in modo efficace le donne già mutilate e fare una prevenzione primaria accurata nelle loro bambine.

L’Italia, attraverso la Legge 7/2006, ha introdotto nel Codice penale gli articoli 583-bis e 583-ter.

Il primo dei due articoli vieta “a chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche” non solo ogni tipologia di mutilazione genitale femminile riconosciuta, ma anche “qualsiasi altra pratica che causa effetti dello stesso tipo o malattie psichiche o fisiche”. La pena prevista per questi reati varia da 3 a 12 anni, ma è diminuibile fino a ⅔ se le mutilazioni sono di lieve entità ed aumentabile di ⅓ nel caso in cui le operazioni siano commesse a scopo di lucro o a danno di un minore. Nel caso in cui il fatto sia commesso da un genitore o da un tutore legale, la condanna comporta rispettivamente anche la perdita della responsabilità genitoriale e l’interdizione da qualsiasi ufficio attinente alla tutela. Un aspetto molto interessante dell’articolo 583-bis è il carattere di extraterritorialità: le disposizioni appena esplicate sono applicabili infatti anche qualora il reato sia commesso all’estero da cittadini italiani o da stranieri residenti in Italia e anche se eseguito su cittadini italiani o su stranieri residenti in Italia.

L’articolo 583-ter introduce una pena accessoria applicabile solo nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie: questa consiste in un’interdizione dalla professione per un periodo di durata variabile da un minimo di 3 a un massimo di 10 anni.

Sono perseguibili d’ufficio i pubblici ufficiali e coloro che hanno il compito di fornire un pubblico servizio in enti e istituzioni pubbliche qualora violino il dovere di segnalazione (artt. 361 e 362). È punito inoltre ai sensi dell’articolo 365 chi violi l’obbligo di referto: ovvero chi, esercitando la propria professione sanitaria oppure prestando la propria assistenza o opera, ometta o ritardi la comunicazione alle autorità di situazioni che possono presentare i caratteri di un delitto procedibile d’ufficio, a eccezione del caso in cui tale segnalazione rischi di esporre il paziente a procedimento penale.

lucreziacatania@yahoo.it