Il Meyer guarda già al 2023

Alberto ZanobiniAlberto Zanobini, Direttore Generale AOU Meyer, Firenze

 

 

 


Il triennio che aspetta l’Ospedale Pediatrico Meyer è un triennio decisivo per la sua storia. Siamo infatti alla vigilia di un ampliamento epocale del suo lungo percorso che nel 2021 porterà al compimento del 130° anno. Una storia intrecciata con la storia del nostro Paese e della città di Firenze.

Sono stati tanti i momenti salienti a partire dal suo primo giorno di apertura nel febbraio del 1891 in via Luca Giordano.

Abbiamo assistito ad ampliamenti dell’ospedale sia negli anni ’20 che negli anni ’50 fino alla strategica decisione presa dalla Regione Toscana negli ultimi anni del secolo scorso di trasferire l’ospedale e di costruire il Nuovo Meyer, aperto poi nel dicembre del 2007.

Il Meyer 2023 è il sogno di un Meyer che non si ferma e come sempre cerca di continuare a migliorarsi: “stando fermi si torna indietro”.

L’ospedale vedrà infatti un ampliamento da 30.000 a 40.000 metri quadri con tre nuove strutture: una dedicata alla accoglienza (Family Center), una dedicata alla formazione e alla parte accademica (Meyer Health Campus) e una dedicata all’attività ambulatoriale e alla Neuropsichiatria Infantile (Parco della Salute).

Ma in parallelo nel prossimo triennio la programmazione della direzione, in sinergia con l’Ateneo fiorentino e la Regione Toscana, sarà indirizzata prioritariamente verso la Ricerca. Nuove infrastrutture, nuovi laboratori, nuovi ricercatori e nuove piattaforme di supporto. La ricerca è la medicina del futuro e mai come oggi possiamo capire quanto investire in ricerca pubblica nelle scienze della vita e in Pediatria sia un bene sociale che crea valore per la collettività.

Nei momenti di crisi dobbiamo guardare lontano con coraggio e umiltà. Vivere alla giornata in sistemi complessi come la sanità pubblica porta alla frantumazione e alla depressione delle organizzazioni. La sanità pubblica mai come adesso ha bisogno di investire in nuove infrastrutture e tecnologie, in ricerca e in nuove competenze, nei giovani che altrimenti se ne vanno all’estero. Ma ha bisogno di investire anche nella bellezza degli ambienti di lavoro e nella sicurezza e qualità dei processi. La ricerca è un grande motore di progresso perché porta con sé anche l’innalzamento della qualità delle cure, introduce innovazione ed è potente fattore di motivazione dei professionisti.

Noi del Meyer intendiamo accettare queste sfide! Potenziando l’interdisciplinarietà, accelerando il trasferimento tecnologico, potenziando le nostre partnership internazionali, sviluppando nuove leadership professionali nella parte accademica, supportando nuove terapie, investendo nelle malattie rare. Ma intendiamo fare tutto questo con un forte coinvolgimento della comunità attraverso quello che si chiama efficacemente public engagement.

Con questi confini vogliamo disegnare il Meyer del futuro, per farlo diventare sempre più un grande posto in cui lavorare per i nostri operatori, ma soprattutto un luogo che per i bambini e per le famiglie sia uno spazio di salute e di cura, di vita e di speranza.

giovanni meyer