Alimentazione e sport in età pre-puberale e post-puberale: valutazione delle abitudini ali-mentari in diverse tipologie di sport

Laura Stefani

Laura Stefani
Medicina dello Sport e dell’Esercizio, AOU Careggi, Firenze; Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli Studi di Firenze

 

 

Goffredo Orlandi, Samuele Inglima, Giovannino Polara
SOD Medicina dello Sport e dell’Esercizio, AOU Careggi, Firenze

Francesco Sofi
Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli Studi di Firenze; SOD Nutrizione Clinica, AOU Careggi, Firenze


Alimentazione e sport sono aspetti fortemente legati e indirizzati alla ricerca e ottimizzazione della performance dell’atleta. Scopo di questo studio è stato valutare le abitudini alimentari in un gruppo di sportivi di sesso maschile, suddivisi in due sottogruppi (età pre-puberale e post-puberale) con l’obiettivo di analizzare anche la correlazione tra alimentazione e performance sportiva.

 

Parole chiave:

alimentazione, sport, performance sportiva

Introduzione

Alimentazione e sport hanno rappresentato da tempo aspetti fortemente legati e indirizzati alla ricerca e ottimizzazione della performance dell’atleta. La nutrizione costituisce il fondamento per la prestazione fisica fornendo il substrato energetico per il lavoro biologico-muscolare e le specie chimiche per l’estrazione e l’utilizzo del potenziale energetico contenuto negli alimenti. Una corretta alimentazione rappresenta la fonte degli elementi essenziali e dei costituenti di base per la conservazione della massa magra, la sintesi di nuovi tessuti, l’ottimizzazione della struttura scheletrica, nonché la riparazione delle cellule esistenti, la migliore efficienza nel trasporto e uso dell’ossigeno, il mantenimento dell’equilibrio idrosalino ideale e la regolarizzazione di tutti i processi metabolici.

Gli adattamenti cardiovascolari all’attività fisica regolarmente svolta presuppongono un adeguato apporto alimentare. Accanto alle modificazioni inevitabili della morfologia e funzione contrattile cardiaca e alla fisiologica risposta dell’apparato respiratorio a tali adattamenti, c’è necessità di un adeguato supporto energetico ai fini del miglioramento dell’efficienza.

Le richieste di una corretta alimentazione nello sportivo rispondono a diverse esigenze tra le quali:
• sviluppo e accrescimento corporeo;
• prevenzione di sovraffaticamenti e infortuni;
• miglioramento delle performance;
• benessere psico-fisico.

L’alimentazione in età adolescenziale è stata fino a ora poco studiata. Non ci sono evidenze in letteratura di una costante attenzione a questo aspetto soprattutto all’interno di squadre o realtà sportive giovanili dove gli allenamenti sono invece orientati a una grande ricerca della performance.

Scopo di questo studio è stato quello di valutare le abitudini alimentari in un gruppo di sportivi di sesso maschile, suddivisi in due sottogruppi (età pre-puberale e post-puberale) con l’obiettivo di analizzare anche la correlazione tra alimentazione e performance sportiva, focalizzandosi in particolare sull’idratazione e il pasto pre-gara, sul pasto successivo alla performance atletica e sull’eventuale educazione alimentare praticata dagli allenatori.

Materiali e metodi

È stata studiata una popolazione di 40 soggetti sani, di sesso maschile, afferenti alla SOD Medicina dello Sport e dell’Esercizio dell’AOU Careggi per la visita di idoneità sportiva, con età media di 13,5 ± 4,5, peso medio 50 ± 13,2 kg e body index mass (BMI) medio 21 ± 3,5 kg/m2.

Tutti i soggetti sono stati sottoposti a:
• colloquio e indagine anamnestica;
• visita medica;
• misurazione dei parametri antropometrici: peso, altezza, circonferenza vita e fianchi;
• spirometria;
• esame completo delle urine;
• elettrocardiogramma sotto sforzo;
• misurazione della pressione arteriosa prima e dopo il test da sforzo.
Sono stati considerati i seguenti parametri:
• peso (kg);
• altezza (m);
• BMI = peso (kg)/ altezza2 (m2);
• analisi della composizione corporea attraverso metodica bioimpedenziometrica (BIA);
• circonferenza vita e fianchi;
• elettrocardiogramma sotto sforzo: il test da sforzo (o test ergometrico) è stato eseguito con carichi incrementali di 25 W fino al raggiungimento della frequenza cardiaca (FC) massimale all’85% di quella predetta per età;
• spirometria: sono stati misurati la Capacità Vitale (VC), la Capacità Vitale Forzata (FVC), il Volume Espiratorio Forzato (FEV) all’intervallo di 0,5, 1 (FEV1), 2 e 3 secondi, il Flusso Espiratorio Forzato al 25-75% (FEF 25-75) e la Massima Ventilazione Volontaria (MVV);
• questionario sulle abitudini alimentari: sono state somministrate domande specifiche e incentrate su alimentazione e sport attraverso l’utilizzo di un questionario creato ad hoc che prevedeva 20 domande inerenti sport, alimentazione ed educazione alimentare. Le prime domande sono servite a diversificare i pazienti in base a età, sport praticato, numero di sedute e durata degli allenamenti settimanali. La seconda parte è stata volta ad analizzare la modalità di assunzione del pasto e l’idratazione postgara con l’obiettivo di capire la percezione che avevano i giovani atleti sull’argomento e l’importanza attribuita a questi aspetti. Sono state indagate le abitudini alimentari di ogni singolo atleta, in particolare il rapporto con colazione, frequenza di consumo settimanale delle diverse tipologie di alimenti (cereali raffinati, legumi, verdure, frutta, carne, pesce), aggiunta di sale ai cibi pronti e assunzione di integratori. L’ultimo aspetto analizzato ha riguardato l’educazione e i consigli alimentari ricevuti dall’allenatore e l’importanza attribuita (tramite scala lineare) all’alimentazione e all’incidenza che ha quest’ultima sulle performance sportive.

Risultati

In relazione alle conoscenze alimentari abbiamo potuto riscontrare come molto spesso il significato della parola “dieta” venga confuso e associato semplicemente a un meccanismo che porta alla perdita di peso. In realtà la definizione comprende una vasta gamma di comportamenti e buone abitudini che portano a uno stile di vita sano. Su 20 soggetti analizzati, il 35% ritiene che la dieta sia esclusivamente una manipolazione nutrizionale atta a far dimagrire, il 60% afferma di non conoscere il significato del termine dieta e solamente il restante 5% conosce il vero significato del termine.

Uno dei quesiti più peculiari presente nel questionario è stato quello relativo alle indicazioni alimentari ricevute dagli allenatori. I dati sono risultati poco confortanti, poiché 34 pazienti su 40 (85%) non ricevono nessun tipo di consiglio o indicazione nutrizionale utile ai fini sportivi. Seppur vi sia una parziale consapevolezza sull’importanza di questo aspetto, spesso esso viene ignorato o lasciato al caso. Infatti, nonostante le percentuali di allenatori che forniscono questo tipo di indicazioni siano molto basse, i ragazzi mostrano un reale interesse sull’argomento (Figura 1).

Fig 1 Stefani

Parte peculiare dello studio è stata quella di indagare le abitudini alimentari associate ad attività sportiva. Dai dati raccolti, il pasto pre-gara risulta essere poco considerato. Un buon carico di carboidrati complessi prima della gara (circa 3 ore prima) può reintegrare il notevole esaurimento del glicogeno epatico e muscolare dovuto al digiuno notturno. Più della metà dei soggetti presi in esame (n = 21) non consuma alimenti nelle ore precedenti la gara, mentre 15 soggetti consumano alimenti casualmente, a seconda della voglia o degli stimoli fisiologici. Esclusivamente 4 soggetti su 40 (10%) si preoccupano di questo aspetto (Figura 2).

Fig 2 Stefani

Nelle 24 ore precedenti la competizione bisognerebbe aumentare il consumo di liquidi, poiché l’idratazione contribuisce al miglioramento della prestazione atletica e alla completa sicurezza dell’atleta. In questo caso 16 pazienti su 40 affermano di non consumare acqua prima della gara, 16 la consumano saltuariamente, mentre solo 8 prestano attenzione a questo aspetto (Figura 3).

Fig 3 Stefani

Dai questionari effettuati per valutare l’aderenza alla dieta mediterranea sono emerse delle abitudini alimentari scorrette e un parziale disinteresse sull’alimentazione. Infatti, un’elevata percentuale di soggetti (19 su 40) ha affermato di saltare la colazione o di non farla mai. Inoltre, il consumo di frutta risulta in maniera adeguata, cioè 3 porzioni al giorno. Lo stesso comportamento è stato riscontrato per il consumo di verdura. Sono risultate basse anche le percentuali di consumo di legumi: 22 soggetti su 40 affermano di consumarli raramente o addirittura mai. Si dimostra adeguato invece il consumo di pesce, che nelle due fasce di età risulta essere adeguato: 23 soggetti consumano il pesce 1-2 volte la settimana, 11 soggetti affermano di consumarlo 2 o più volte la settimana, mentre il rimanente 30% (6 soggetti su 40) lo consuma raramente. Un dato importante e significativo è emerso dal quesito sul consumo settimanale di carne rossa: il 70% dei soggetti (28 su 40) la consuma dalle 2 alle 5 volte la settimana.

Infine, il consumo di cereali raffinati è elevato: 38 soggetti su 40 affermano di consumarli tutti i giorni o quasi.

Conclusioni

Il livello di attenzione all’alimentazione come componente fondamentale per ottimizzare la prestazione atletica si è notevolmente innalzato negli ultimi anni, ma ha riguardato sempre più soggetti di età adulta, senza approfondire in senso scientifico la valutazione tra gli adolescenti. L’alimentazione invece dovrebbe essere considerata soprattutto in fasce di età giovanili dove a questo aspetto è attribuito un ruolo di tutela della salute oltre che di aumento della performance. Lo studio condotto su due fasce di età adolescenziali di sportivi ha dimostrato come le abitudini alimentari degli sportivi in esame non siano corrette e ci siano alla base molte lacune, tra le quali:
• assenza di un’efficiente educazione alimentare, evidenziata da una scarsa conoscenza del termine “dieta” e dei consigli nutrizionali da applicare in relazione alla prestazione sportiva;
• mancanza della prima colazione;
• inadeguato consumo di frutta, verdura e legumi;
• elevato consumo di carne rossa.

In relazione ai risultati ottenuti da questa preliminare e iniziale valutazione delle abitudini e conoscenze alimentari di un gruppo limitato di sportivi in età adolescenziale possiamo concludere che è necessario migliorare l’educazione alimentare in ambito didattico e sportivo, anche garantendo una maggiore formazione dei medici deputati alle visite d’idoneità sportive.

laura.stefani@unifi.it