I bisogni delle neo-mamme: estratto di ricerca

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La gravidanza è un processo che invita a cedere alla forza invisibile che si nasconde nella vita.
Judy Ford

Eleonora Campolmi

 

di Eleonora Campolmi
Psicologa, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica. Ricercatrice associata e docente del Centro di Terapia Breve Strategica del professor Nardone, Arezzo. Formazione in Ipnosi Medico Rapida. Ha lavorato presso il Centro MTS di Firenze e presso il CIDEBIP (UNIFI). Ha lavorato in ambito psiconcologico presso il Centro di Riferimento Regionale per il Melanoma

Lindita Prendi
Psicologa Psicoterapeuta Breve Strategico

Paolo Cortini
Psicologo Specialista in Psicologia della Salute

Paolo Gacci
Responsabile Ostetricia Santa Maria Annunziata USL Toscana-Centro

Alberto Mattei
Direttore SOC Ostetricia e Ginecologia Ospedale Santa Maria Annunziata, USL Toscana-Centro

La gravidanza è un momento di profonda trasformazione sia fisica che mentale. Molte evidenze mostrano un’influenza negativa sulla madre e sul bambino della depressione post partum. Lo studio condotto dimostra l’importanza del supporto psicologico per le donne dall’inizio della gravidanza per supportare i soggetti a rischio di sviluppare problematiche psicologiche nel post partum.

 

Parole chiave:
depressione post partum, supporto psicologico, gravidanza, maternità, puerperio

La gravidanza e i primi mesi del post partum rappresentano due momenti particolarmente delicati per la donna e in generale per la coppia.

È un evento naturale, spesso medicalizzato senza reali motivi clinici, che può determinare nella donna forte stress ed emozioni negative che limitano la madre nel costruire il rapporto con il suo bambino.

Diversi sono i cambiamenti, a partire dal corpo femminile, che muta rapidamente forma, generando spesso preoccupazioni rispetto al poter “tornare come prima” e al continuare a piacere.

Ma queste non sono le uniche preoccupazioni che prendono spazio: sono molte le paure legate alla salute del bambino, al momento del parto (dolore, complicazioni, morte), a come svolgere il ruolo di genitore, a come la nascita potrà cambiare la coppia.
La gravidanza è un momento di cambiamento mentale, in quanto la donna si prepara sia fisicamente che mentalmente ad accogliere il nascituro e questo richiede una consapevolezza di maggiore responsabilità.

Molte ricerche hanno dimostrato che nel corso della gravidanza nella mente di una donna si osservano cambiamenti a livello biochimico, per favorire una preparazione fisica e mentale allo stato di maternità.

La sensibilità acquisita è spesso accompagnata da cambiamenti d’umore che dovrebbero essere dotati di significato e non sminuiti o trascurati. Nella maggior parte dei casi, infatti, celano disagi. Proprio per questo è opportuno offrire alle donne uno spazio dove poter parlare e affrontare le proprie paure, esprimere dubbi circa il bambino che arriverà e circa la propria condizione di madre e di donna/compagna.

Analizzare la situazione psicofisica delle donne al termine della gravidanza e nel primo anno di vita del bambino può fornirci una fotografia di un campione della popolazione femminile e ottenere informazioni riguardanti i loro vissuti, il tono dell’umore, la qualità delle relazioni e le loro percezioni della propria qualità di vita. Contemporaneamente indagare quanto un aspetto di tipo ansioso depressivo possa influenzare la percezione materna del bambino nei primi mesi di vita è fondamentale per prevenire quadri depressivi altrimenti misconosciuti o diagnosticati tardivamente.

Hanno preso parte allo studio 57 donne afferenti al percorso nascita dell’Ospedale Santa Maria Annunziata dell’USL Toscana-Centro (età media = 34,1; DS = 4,45).

L’indagine è stata proposta a tutte le donne reclutate negli ambulatori ASO (ambulatorio controllo gravidanza a termine) e APO (ambulatorio patologia ostetrica). La partecipazione è stata volontaria e anonima. Le madri che non hanno aderito al progetto sono state 8.

Sono state presentate 4 scale autosomministrate: Scala Edimburgo, Maternity Social Support Scale, Zung Ansia, Zung Depressione.

Le donne, reclutate in sala d’attesa, hanno ricevuto una spiegazione del progetto, è stata loro richiesta l’autorizzazione alla partecipazione e sono stati consegnati i test in seguito al consenso informato.

Tra le 57 partecipanti, 3 hanno restituito il questionario parzialmente compilato. Le analisi dunque sono state condotte su un totale di 54 soggetti.

Complessivamente il gruppo di partecipanti in analisi mostra valori medi sulle dimensioni considerate, indicativi di una condizione di buon equilibrio psico-emotivo, senza particolari sintomi depressivi né importanti elementi che indichino la presenza di ansia. Le relazioni affettive sono descritte come soddisfacenti, i partner e i familiari come figure in grado di dare il giusto supporto.

Nonostante questo, un sottogruppo del campione costituito da 16 donne mostra un aumento dei livelli d’ansia che risultano correlati a problematiche di tipo fisico e a vissuti di tipo catastrofico verso un’attesa percepita come difficile e impegnativa. Questo si manifesta anche nella scala della depressione dove emerge la sfiducia nei confronti del futuro e la percezione di sentirsi fisicamente disarmate nell’affrontare il ruolo di madri.

Nei soggetti che presentano questi innalzamenti dei valori si riscontra anche un peggioramento nella qualità del sostegno percepito. La rete di supporto sembra essere percepita non più come una risorsa.

Questa parte del campione manifesta l’aumento di pensieri legati all’attesa catastrofica e a un futuro negativo. Il sentirsi sole amplifica la percezione di paura con conseguenti riflessioni e vissuti negativi quali un senso di abbandono e sfiducia verso ciò che dovrà essere affrontato.

Fig 1 Campolmi

Le 16 donne in esame sono un sottogruppo a rischio di problematiche depressive che rappresenta il 30% del totale delle donne sottoposte allo studio, evidenziando aspetti a livello emotivo-psicologico che sarebbe opportuno monitorare ed eventualmente supportare con interventi dedicati onde evitare il loro deteriorarsi.

Fig 2 Campolmi

Il sostegno psicologico in gravidanza costituisce un valore aggiunto per la madre e il futuro bambino. Alla presentazione del progetto molte donne hanno espresso entusiasmo e pareri che hanno sottolineato la necessità e l’utilità di ricevere un supporto.

Colpisce che quanto dichiarato verbalmente non rispecchia del tutto i risultati dei test dove in fondo per la maggior parte delle donne tutto appare in equilibrio, motivo per cui è possibile che quanto rilevato dallo studio sia persino una sottostima.

È stato possibile individuare un campione (quasi un terzo delle donne osservate) in cui sarebbe stato necessario fin da subito fornire un sostegno adeguato a riconoscere e valutare strategie di gestione delle difficoltà, canalizzare ansie e paure correlate, aiutare nella gestione di emozioni che conducono verso meccanismi depressivi.

Introdurre il supporto psicologico durante la gravidanza può diventare una reale risorsa per le neo-mamme ed è opportuno sensibilizzare sanitari e popolazione generale a questa tematica.

e.campolmi@gmail.com

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