Concetti vecchi e nuovi in tema di pandemie. Dalla Yersinia pestis al coronavirus

Sandro Boccadoro

 

di Sandro Boccadoro
È stato Direttore Sanitario dell’ASL di Firenze e degli ospedali Santa Maria Nuova, Meyer, Santa Maria Annunziata

 

 

Dal passato, innumerevoli spunti per affrontare l’attuale pandemia. Tanti nostri comportamenti oggi divenuti consueti già secoli fa erano stati identificati ed empiricamente valorizzati. Le nuove metodologie dell’indagine epidemiologica possono garantire risultati di grande interesse.

 

 Parole chiave:

pandemia, COVID-19, indagine epidemiologica, tracciamento

Dal 2003 il coronavirus è entrato nel panorama mondiale con l’impeto della pandemia, rinnovando su scala planetaria le conseguenze e le paure pertinenti alle “pestilenze” dei tempi remoti e alle recenti pandemie influenzali.

Per capire l’atteggiamento da seguire in questa emergenza sanitaria lo storico della medicina Giorgio Cosmacini in una recente intervista sul quotidiano La Nazione consiglia di leggere il preambolo del Decamerone: la risorsa è la stessa di settecento anni fa, si chiama distanziamento, isolamento e il non fiatarsi l’uno sull’altro, per dirla con la prosa boccaccesca.

Dalla descrizione curata da Boccaccio della peste che colpì Firenze nel 1348 emerge in tutta la sua cruda realtà la catastrofe provocata dalla mortifera pestilenza e il suo effetto disgregante sulle famiglie e sulla società. In particolare: l’interpretazione empirica della sua origine; i segni e i sintomi della malattia; lo spettacolo apocalittico della città; il terrore della gente; i provvedimenti adottati per contrastare la diffusione; le conseguenze sul dissesto sociale con la crisi economica, la flessione demografica, la rilassatezza dei costumi, il regresso culturale.

Un racconto ricco di dettagli dal quale possiamo estrapolare alcuni concetti antesignani dell’epidemiologia e della profilassi sanitaria che oggi conosciamo.

• La virulenza della malattia: … E fu questa pestilenza di maggior forza… che s’avventava ai sani non altrimenti che faccia il fuoco alle cose secche…

• Il contagio nelle sue due modalità, diretta e indiretta: … non solamente il parlare e l’usare con gli infermi dava ai sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni e qualunque altra cosa da quegli infermi stata toccata.

• L’autoisolamento domiciliare: …senza alcun decreto governativo radunarsi in piccoli gruppi e decidere di ritirarsi in casa… e fatta lor piccola brigata, da ogni altra separati viveano, in quelle case raccogliendosi e racchiudendosi, dove niuno infermo fosse.

• I provvedimenti: … fu da molta immondizia purgata la città da oficiali sopra ciò ordinati, e vietato l’entrarvi dentro a ciascun infermo e molti consigli dati a conservazione della sanità…

Allargando l’area delle evenienze pandemiche ricorrenti nel corso dei secoli troviamo in tempi lontani le cosiddette “malattie quarantenarie”. Oltre alla peste vi sono compresi il colera, la febbre gialla, il tifo esantematico, il vaiolo. Sono malattie altamente contagiose che si manifestano spesso come pandemie perché capaci di diffondersi in poco tempo su vasti territori. La definizione deriva da un termine anacronistico, “quarantena”, che sta a indicare il periodo di isolamento forzato, della durata di quaranta giorni, cui venivano sottoposti nel porto di arrivo i passeggeri delle navi provenienti da paesi con epidemie in corso. In mancanza di qualsiasi elemento di valutazione scientifica circa la pericolosità delle persone sospette si riteneva necessario tenerle isolate e sotto sorveglianza per un lungo periodo di tempo durante il quale l’effetto dell’eventuale contagio si sarebbe manifestato con la malattia oppure si sarebbe esaurito in assenza di sintomi.

La “contumacia sanitaria” è oggi il provvedimento corrispondente, basato su precise cognizioni in merito alla durata dell’incubazione, che viene applicato alle persone non ancora malate ma sospettate di essere state contagiate.

In passato con il termine di “pestilenza” si indicavano genericamente tutte le malattie che presentavano rapida diffusione ed elevata mortalità. Malattie che incutevano terrore perché non si sapeva come evitarle e come curarle. I malati avevano, oltre alla paura della morte, anche la paura di essere trasportati nei “lazzaretti”. Questi lugubri luoghi di isolamento nel corso di una epidemia erano sovraffollati. I ricoverati si trovavano in situazioni di promiscuità e in condizioni di igiene, ambientali e personali molto precarie. La scarsità di risorse finanziarie e umane rendeva difficile la gestione organizzativa e la vita sia dei malati che degli operatori.

Nei secoli remoti l’infezione era interpretata come la trasmissione delle malattie per mezzo di un miasma. Il contagio era un concetto empirico perché connesso soltanto all’effetto prodotto e veniva attribuito a esalazioni di aria nociva, a effluvi mortiferi. L’alito veniva considerato veicolo di contagio, per cui era consigliato di stare lontani anche dalle persone sospette e mettersi a sopra vento. Si suggeriva inoltre di non formare gli assembramenti per evitare di ammorbare l’aria. Anche gli animali erano considerati pericolosi perché diffondevano il morbo ricettando il malefico miasma sul pelo e sulle penne.

Nel concetto di disinfezione si possono far rientrare i mezzi adottati per trattare le materie contagiose: aria, vestiti, suppellettili, ambienti. Non erano mai prese in considerazione le mani. Molto affidamento si faceva sulla capacità distruttrice del fuoco, ma anche sul fumo prodotto con grandi bracieri nelle abitazioni e negli ambienti pubblici. Erano molto usate le fumigazioni con un’ampia varietà di erbe aromatiche (alloro, ortica, salvia, lavanda, rosmarino, timo). Si riteneva inoltre che potessero giovare i prodotti che emanavano un odore più forte di quello dei materiali infetti.

I rimedi curativi, del tutto empirici e inappropriati, variavano dai prodotti purganti alle pomate miracolose, dagli effluvi ai decotti, dalle sanguisughe ai salassi.

Le Autorità preposte alla salute pubblica (magistrati, intendenti, commissari, deputati) avevano la facoltà di circoscrivere e isolare l’area colpita da una malattia infettiva epidemica per contenere la sua diffusione. In questi casi venivano istituiti i “cordoni sanitari” e la milizia aveva il compito di controllare i confini, le coste, le strade. Le drastiche disposizioni provocavano la paralisi degli scambi commerciali e delle comunicazioni.

Ogni epidemia varia dalle altre anche per il contesto storico in cui si svolge. Tuttavia, il loro studio ci consente di evidenziare qualche elemento a comune. Alcuni concetti di profilassi sanitaria, che fanno parte delle nostre scienze mediche, trovano raffronto con le rudimentali pratiche usate fin dai tempi del Medioevo. Le disastrose conseguenze che hanno avuto le grandi epidemie del passato sul piano socio-economico trovano riscontro con l’attuale pandemia da coronavirus, avendo dovuto adottare misure di contenimento, su vasti territori e anche su scala nazionale, che non erano stati mai messe in atto.

Passando ai nostri tempi sono ben noti gli eventi pandemici che abbiamo vissuto nel secolo scorso e negli ultimi decenni, dalle pandemie influenzali alla SARS 2003 fino all’attuale COVID-19.

La memoria storica delle pandemie che l’umanità ha vissuto fin dai tempi remoti serve da stimolo per approfondire la conoscenza di quella attuale, sulla quale avanzo due osservazioni. La prima è riferibile all’effetto negativo sulla diffusione determinato dalla globalizzazione dei trasporti e dei commerci. I collegamenti e gli spostamenti da un continente all’altro sono sempre più rapidi. Con il sistema tecnologico Hyperloop sarà prodotto un treno superveloce, da mille chilometri all’ora, che potrà viaggiare in trenta minuti da Roma a Milano.

La considerazione positiva è relativa al fatto che le numerose ricerche scientifiche avviate sulla pandemia in corso si avvalgono dell’apporto tecnologico per sviluppare studi clinici, accertamenti diagnostici, indagini epidemiologiche, scoperta di vaccini e farmaci nuovi.

Mi soffermo sull’influenza che le applicazioni tecnologiche hanno avuto sulla profilassi sanitaria delle malattie infettive. I canoni classici che ho appreso dal mio maestro professore Giuseppe Mazzetti e che possiamo leggere nei vecchi trattati di igiene, hanno subito nel corso degli anni aggiornamenti e modifiche inerenti l’evoluzione metodologica e applicativa. Quelli più rilevanti sono attribuibili agli accertamenti diagnostici, grazie al progresso scientifico, e alle indagini epidemiologiche, grazie all’apporto delle tecnologie. Orbene, dalle ricerche effettuate su scala internazionale per lo studio del COVID-19 possiamo dedurre che le applicazioni innovative delle tecnologie informatiche hanno modificato i canoni tradizionali della profilassi sanitaria.

Le ricerche della Comunità scientifica internazionale hanno evidenziato che il coronavirus-2 non si propaga in modo uniforme, ma attraverso contagi “a grappolo” (cluster) con eventi di alta diffusione che danno luogo alle “catene d’infezione”. La caratteristica della sua propensione a colpire per cluster può spiegare la diversa diffusione del virus nei territori colpiti dalla pandemia.

La nuova metodologia assume un ruolo preminente nella lotta alla pandemia, che viene fronteggiata con un diverso approccio strategico. Identificando un cluster mediante il “tracciamento retrospettivo” dei contatti è possibile individuare precocemente la fonte d’infezione e i fattori di rischio connessi a varie situazioni. Ma anziché tracciare le persone con cui il soggetto infetto è venuto a contatto dopo aver contratto il contagio, come avviene tradizionalmente, oggi è anche possibile procedere a ritroso identificando il “superdiffusore” da cui è partita una catena d’infezione.

Il tracciamento retrospettivo permette di adottare provvedimenti meno restrittivi. Si può individuare i luoghi a rischio evitando di chiudere indistintamente gli esercizi commerciali. Si può ricercare gli spostamenti e i contatti dei soggetti portatori del virus durante il periodo che precede il contagio. Si può avvertire le persone che hanno avuto un’esposizione al rischio.

In funzione di queste ricerche il Governo ha emanato un decreto convertito in legge che istituisce una “piattaforma digitale” per il tracciamento dei contatti. Nel dispositivo sono presi in considerazione anche i criteri generali per valutare la sua legalità per quanto attiene la tutela della privacy e gli aspetti giuridico-costituzionali.

Fig 1 Boccadoro

Mi preme ribadire che queste indagini di monitoraggio mirato, rese possibili dal progresso scientifico e tecnologico, superano il concetto e i contenuti dell’inchiesta epidemiologica intesa secondo i canoni tradizionali della profilassi sanitaria. Infatti, l’indagine epidemiologica per la ricerca dei contatti che veniva condotta tradizionalmente nei confronti delle persone con cui un soggetto aveva avuto contatto “dopo” aver contratto la malattia oggi viene applicata con un tracciamento a ritroso per la ricerca delle persone che possono aver avuto contatti “prima” che il soggetto abbia sviluppato la malattia (Figura 1).

Boccadoro riempitivo

sandro.boccadoro@virgilio.it