L’Odontoiatria al tempo del COVID

Alexander Peirano

 

Alexander Peirano
Presidente Commissione Albo degli Odontoiatri di Firenze

 


La pandemia da COVID-19 ha scoperto un Paese con un sistema sanitario fragile, impreparato all’evenienza e prevalentemente organizzato con un criterio che pone al centro l’ospedale, mentre la medicina territoriale veniva negli anni abbandonata, ponendo le basi del negativo evolversi degli eventi sanitari durante tutta la pandemia.

La salute odontoiatrica della popolazione italiana è garantita per circa il 5% dal sistema pubblico e per il 95% da un capillare e adeguato sistema privato.

Curare i denti in passato era attività lavorativa non di importanti accademici, ma di improvvisati praticoni magari esperti in tecniche di norcineria, molti erano i frati, molti i barbieri.

Solo nel 1890 venne emanato in Italia il primo decreto per regolamentare l’esercizio della professione odontoiatrica, sostanzialmente inattuato fino al 31 marzo 1912, quando il Senato approvò per legge l’obbligo della laurea in Medicina e Chirurgia e così l’Odontoiatria cominciò, fra mille sanatorie, a essere una disciplina della Medicina.

Per anni l’Odontoiatria italiana è stata considerata una figlia minore della Medicina e la cura dei denti non al pari di quella degli altri organi.

In sostanza, curare i denti era considerato un lusso al quale si poteva ovviare facilmente con un’estrazione.

L’Odontoiatria privata riscattava velocemente questo handicap culturale, imponendo un modello di efficienza scientifica e organizzativa capillare grazie alla crescita della consapevolezza di un’intera generazione di medici-odontoiatri che ne hanno guidato lo sviluppo, imponendosi per competenza e serietà in tutto il mondo medico e accademico.

Dunque, il sistema privato odontoiatrico da tempo si era preparato ad affrontare le criticità sanitarie. Eravamo pronti, dopo la terribile ondata dell’HIV, per tutte le forme di epatite che avessero potuto presentarsi nei nostri studi, eravamo preparati con protocolli di sterilizzazione e disinfezione dei locali alla raccolta di dati e alla gestione e protezione del personale con l’uso di guanti e mascherine; la professione aveva già negli studi mascherine e camici monouso, mentre la sanità pubblica ne sembrava sprovvista.

I nostri studi sono dunque rimasti aperti, anche se limitatamente agli interventi urgenti e inderogabili, e questo è servito a non intasare i Pronto Soccorso degli ospedali, già sottoposti a uno stress test imponente, ma soprattutto a dare una continuità assistenziale importante e non facilmente sostituibile.

Con un atto significativo di solidarietà, nel periodo di sospensione dell’attività, gli odontoiatri hanno vuotato i loro magazzini di guanti e mascherine per donarli agli operatori medici che ne erano sprovvisti.

Gli studi odontoiatrici hanno visto ridurre i loro fatturati e hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione, spesso anticipandola ai propri dipendenti. Hanno affrontato un aumento sconsiderato delle spese – una scatola di guanti costa quattro volte il prezzo di 20 giorni prima dell’inizio della pandemia – senza poter nemmeno ricorrere ai cosiddetti ristori.

L’Enpam è riuscita a trovare importanti fondi e, sostituendosi allo Stato, è diventata la principale fonte di aiuto e di solidarietà per i liberi professionisti.

Ma la diffidenza verso gli odontoiatri anche in questo periodo non si è fatta negare e non senza fatica siamo riusciti a far detassare l’importo erogato da Enpam per gli aiuti.

Nemmeno il rapporto con gli enti pubblici è stato in questo periodo particolarmente facile, perché talora sono prevalse incomprensioni che ricordano il vecchio retaggio culturale che vedeva l’Odontoiatria figlia di un Dio minore.

Gli odontoiatri, con pazienza e raccogliendo una straordinaria solidarietà in tutta la classe medica, sono riusciti a cambiare radicalmente alcune iniziative dei nostri amministratori.

Aver avuto al fianco i colleghi medici e aver condiviso con gli altri liberi professionisti – che sono i nostri principali alleati, perché con noi condividono le difficoltà della libera professione –, ci ha aiutato e ha segnato, con un tratto molto netto e chiaro, la via per il futuro.

È rientrata l’ordinanza della Regione Toscana che considerava gli studi odontoiatrici non come ambienti sanitari, ma come un’attività economica tipo ristorazione, e c’è voluto un intervento forte per far capire all’Istituzione cosa fosse il lavoro e l’impegno di un odontoiatra.

Abbiamo ottenuto che gli odontoiatri fossero abilitati a eseguire test rapidi per COVID-19 ricevuti gratuitamente dalla Regione, inserendone il risultato nell’apposito sito del Sistema Sanitario Regionale.

Ma, la più importante “battaglia” l’abbiamo fatta – in strettissima collaborazione con tutti i medici – per aver il riconoscimento al diritto di essere vaccinati in quanto operatori sanitari che, al pari di tutti gli altri operatori del settore, dovevano essere messi in condizione di garantire l’assistenza. Non è stato semplice, anche perché la Regione Toscana doveva operare in deroga al piano nazionale vaccini.

Dunque, una nuova fase nei rapporti tra medici e odontoiatri, e in quelli tra odontoiatri e istituzione regionale, potrebbe aprirsi. Verso i medici occorre una paziente opera di collegamento, partendo da coloro che esercitano la libera professione.

Verso le istituzioni regionali ordinistiche, la nostra centralità geografica ci aiuta a gestire un rapporto, ma sicuramente il contributo di tutte le province toscane sarebbe utile al raggiungimento di una maggior collaborazione tra l’ordine, che è un organo sussidiario dello Stato, e la Regione. Questo incontro, sulla base di regole certe e rinnovate, è necessario ancorché complesso.

Non mancano temi significativi di confronto con la Regione, dalle autorizzazioni alla pubblicità, dai controlli sulle società di capitale che esercitano l’Odontoiatria, alla prevenzione e alle visite a domicilio, dai lea, alla possibile integrazione tra pubblico e privato.

Rappresentare le problematiche complesse di una categoria deve essere un’azione continua e coordinata da parte di tutte le componenti sindacali e ordinistiche e una rappresentanza adeguata è oggi sempre più importante. Il vantaggio di appartenere a un gruppo forte e rappresentativo è più che mai fondamentale per poter esercitare in relativa serenità la nostra professione.

I tempi a venire non sono di facile prevedibilità e dunque agire con attenzione è ancora una raccomandazione vincente, ma la nostra professione cambierà di sicuro e dobbiamo avere accanto istituzioni e organizzazioni sindacali che ci aiutino a capire e a fare le scelte corrette.


alexpeirano@libero.it

Fig 1 peirano


“Gli habitatori la pestilenza mortale fuggendo, per le sparte ville ridotti, parte morti, parte in sul morire, in modo che le cose presenti ci offendono le future ci minacciano e così nella morte si soffre e nella vita si teme”

Niccolò Machiavelli, Epistola sulla peste