Stress traumatico secondario e burnout negli operatori sanitari durante la pandemia

Graziella Orrù

 

Graziella Orrù
Ricercatrice presso il Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica dell’Università degli Studi di Pisa. Ha lavorato presso il King’s College e l’UCL di Londra. Nel 2013 ha ricevuto il Premio Internazionale Don Luigi Di Liegro per la ricerca, la promozione dei diritti umani, la comunicazione e la diffusione dell’informazione scientifica

Ciro Conversano, Angelo Gemignani
Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica, Università degli Studi di Pisa

“Il chirurgo ferito maneggia l’acciaio che indaga la parte malata; sotto la mano insanguinata sentiamo la compassione tagliente dell’arte di chi guarisce e scioglie l’enigma del diagramma della febbre. Nostra sola salute è la malattia se obbediamo all’infermiera morente la cui costante cura non è di piacere ma di ricordarci la nostra maledizione e quella di Adamo e che per guarire la nostra malattia si deve aggravare”

Thomas S. Eliot, da Four Quartets


Introduzione

Lo studio pubblicato sul Journal of Environmental Research and Public Health intitolato Secondary traumatic stress and burnout in healthcare workers during COVID-19 outbreak è stato condotto mediante una survey online, nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 15 giugno 2020, coinvolgendo un campione di 184 professionisti sanitari provenienti da 43 Paesi e 5 continenti diversi. Lo studio si è proposto di indagare i seguenti obiettivi: 1) i livelli di burnout professionale; 2) lo stress traumatico secondario nel personale sanitario; 3) i potenziali rischi o eventuali fattori protettivi.

L’attuale emergenza sanitaria ha avuto e continua ad avere delle ripercussioni considerevoli sul benessere psicologico ed emotivo della popolazione generale e sul personale sanitario. I risultati, derivanti da precedenti ricerche condotte in periodi analoghi (epidemie SARS e MERS), hanno evidenziato elevati livelli di stress, ansia, sintomi depressivi, disturbo post-traumatico da stress esperiti dai professionisti della salute impegnati in prima linea rispetto a coloro che hanno svolto ruoli assistenziali secondari.

Razionale dello studio

Gli operatori sanitari impegnati in prima linea nella gestione dell’emergenza sanitaria sembrerebbero a rischio di sviluppare, oltre al distress psicologico, un disturbo da stress traumatico secondario, come confermato da studi condotti durante precedenti epidemie. Infatti, l’esposizione diretta ad alti livelli di distress durante la pandemia sembrerebbe predisporre a significative conseguenze a lungo termine, quali stress post-traumatico, sintomi depressivi e burnout. La differenza principale tra burnout e stress traumatico secondario consiste nel fatto che il primo emerge in modo graduale e progressivo, come risultato dell’utilizzo di strategie di coping disfunzionali, mentre il secondo rappresenta una risposta di stress acuta, secondaria alla relazione con un paziente traumatizzato.

Tali condizioni potrebbero avere delle conseguenze altamente negative per l’intera organizzazione sanitaria.

Materiali e metodi

La presente ricerca è stata condotta mediante il reclutamento di personale sanitario durante l’emergenza COVID-19 al fine di valutare, mediante specifiche scale psicometriche, la presenza di distress psicologico, stress traumatico secondario e burnout professionale. In linea con gli obiettivi della ricerca, sono stati raccolti dati sociodemografici e altre informazioni riguardanti l’esperienza personale e professionale durante la pandemia ed è stato chiesto di valutare come l’emergenza è stata gestita dall’organizzazione di appartenenza e il livello di emergenza percepito.

Risultati

I partecipanti sono stati 184, provenienti da 45 diversi Stati. Il 75% dei partecipanti erano medici, 5,4% infermieri, 1,6% chirurghi, 1,1% psicologi e 16,8% altri professionisti sanitari. Il 64% dei partecipanti erano operatori sanitari coinvolti in prima linea nella gestione dell’emergenza. I risultati principali rilevano quanto segue:

• una percentuale considerevole di operatori sanitari presentava sintomi di stress traumatico secondario (41,3%), esaurimento emotivo (56,0%) e depersonalizzazione (48,9%);
• la prevalenza di stress traumatico secondario era del 47,5% per gli operatori sanitari coinvolti in prima linea nella gestione della pandemia; negli operatori sanitari impegnati in altre unità (non Covid-19) era del 30,3%, del 67,1% per gli operatori sanitari esposti alla morte dei pazienti e del 32,9% per gli operatori sanitari non esposti alla stessa condizione;
• negli operatori sanitari in prima linea nella gestione della pandemia, i fattori predittivi di stress traumatico secondario sono risultati essere lo stress percepito, l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione, il genere femminile e l’esposizione alla morte.

Discussione e conclusioni

Lo studio ha messo in evidenza una prevalenza di sintomi associati allo stress traumatico secondario in una significativa porzione dei partecipanti (oltre il 40%), interessando le donne in misura maggiore rispetto agli uomini, gli operatori impegnati in prima linea e coloro i quali erano maggiormente esposti alla sofferenza dei pazienti e alla loro morte.

Le limitazioni dello studio sono state: 1) campione limitato; 2) complessità della survey online; 3) mancanza di inferenze di causalità tra le variabili prese in considerazione; 4) eventuali differenze tra i diversi servizi sanitari di appartenenza; 5) eterogeneità delle misure restrittive dei diversi Paesi.

Sono necessari quindi ulteriori studi, in particolare di tipo longitudinale, al fine di:

• osservare la prevalenza di sintomi da stress traumatico secondario negli operatori sanitari e i cambiamenti nel loro benessere psicologico;
• analizzare in maniera più approfondita le differenze di genere osservate;
• chiarire gli effetti del trauma e il manifestarsi di conseguenze psicopatologiche a lungo termine;
• identificare i professionisti maggiormente a rischio che avrebbero bisogno di interventi psicologici specifici al fine di prevenire conseguenze psicopatologiche a lungo termine;
• indagare in maniera approfondita le eventuali ricadute dello stress traumatico secondario sulla qualità delle cure offerte e all’interno del sistema sanitario.


graziella.orru@unipi.it

Fig 1 orrù


“Una patologia che stava rapidamente trasformandosi in una epidemia nascosta. Anthony veniva classificato come medico deteriorato, quello che qualche psichiatra aveva definito un ‘guaritore ferito’. ‘Sono internista’ cominciò Anthony ‘credo di essere un padre decente ed un marito affettuoso. Non esistono motivi esteriori di non essere soddisfatto della mia vita. Ho simpatia per i miei malati e mi dedico appassionatamente a loro’. ‘Deve essere stressante’ suggerì Barney ‘soprattutto con i pazienti terminali’ … ‘temo di portarmi dietro sempre i loro problemi e ho scoperto che avevo bisogno di una stampella che mi sorreggesse per tutta la giornata: prendo un sacco di tranquillanti’”

Eich Segal, Dottori, Ed. Sperling e Kupfer 1998