Il covid in periferia

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Occhini Fanini Magnante Scarselli Francini Milani

 

da sinistra: Occhini, Fanini, Magnante, Scarselli, Francini, Milani

Cecilia Francini, Maddalena Fanini, Francesco Magnante, Giulia Occhini
Medici di Medicina Generale, Firenze

Chiara Milani
Medico Specialista in Igiene e Sanità Pubblica, Firenze

Caterina Scarselli
Educatrice e Segretario Clinico Casa della Salute, Piagge, Firenze

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”

Articolo 2 Costituzione della Repubblica


La Casa della Salute delle Piagge (https://www.saluteinternazionale.info/2020/01/la-casa-della-salute-delle-piagge/#biblio) è situata in un quartiere della periferia ovest di Firenze, nato negli anni ’80, che in seguito all’edificazione pubblica ha concentrato nella zona famiglie in attesa di alloggio popolare e persone con disagio socio-abitativo.

Oggi la Casa della Salute rappresenta il presidio socio-sanitario di riferimento per i 6.000 residenti delle Piagge e per quelli dei borghi attigui di Brozzi, Peretola e Quaracchi. La zona ospita una popolazione giovane e multietnica dove la migrazione cinese si mescola a individui e gruppi familiari provenienti da Europa dell’Est, Asia, Africa e Sud America.

Le Piagge rappresentano l’area di Firenze con la più ampia forbice sociale e la più alta concentrazione di popolazione ampiamente deprivata, registrando tassi di mortalità femminile, ospedalizzazione e accessi al Pronto Soccorso più alti rispetto a quelli riportati per i residenti del quartiere 5.

Come gruppo di medici di medicina generale, appartenenti alla Campagna PHC Now or Never, abbiamo da poco iniziato ad abitare la struttura, abbracciando la consapevolezza che il modello delle Case della Salute declini, nel contesto italiano, i principi della Comprehensive Primary Health Care (C-PHC). Il modello si basa sul lavoro multidisciplinare, dove operatori sanitari, sociali e comunitari concorrono ad affrontare – spesso in modo creativo e sempre in una logica di rete – molteplici problemi: clinici, assistenziali, organizzativi.

Quando la pandemia si è abbattuta sul Nord Italia, la medicina di gruppo stava sperimentando l’inserimento in reti già attive da tempo nella struttura, attraverso la partecipazione a tavoli di lavoro con infermieri, assistenti sociali e servizio di salute mentale. Abitare la Casa della Salute ha permesso di usufruire non solo del supporto logistico della struttura aziendale, ma anche e soprattutto del confronto clinico e organizzativo con le altre figure professionali presenti da anni sul territorio.

Chi di noi seguiva le attività della Campagna PHC Now or Never, inoltre, ha coltivato un processo di scambio con altri colleghi sparsi su tutto il territorio nazionale. Grazie alle riflessioni di chi si trovava già in piena emergenza e al confronto con gli attori presenti all’interno della Casa della Salute è stato possibile riorganizzare e ripensare le modalità di assistenza.

Una delle prime iniziative intraprese dalla medicina di gruppo è stata raggiungere i pazienti con informazioni accurate sulle raccomandazioni igienico sanitarie e sulla riorganizzazione delle attività ambulatoriali, inviando mail a cadenza settimanale, con indicazioni scritte nelle principali lingue parlate all’interno della comunità delle Piagge. I pazienti cinesi sono stati raggiunti grazie a un canale di comunicazione social, su We Chat, sviluppato da un’associazione del territorio e su cui sono state veicolate le informazioni.

Per rispettare le normative regionali è stato creato un numero telefonico dedicato al triage degli assistiti con sintomi compatibili con coronavirus. Non avendo mezzi economici per sostenere una segreteria h12, i medici della medicina di gruppo hanno deciso di turnare sul telefono Covid e sulle richiamate attive dei pazienti con sintomi influenzali. Un data-set iniziale, successivamente adattato grazie agli scambi con altri professionisti, ha permesso di mantenere uno sguardo di insieme sulle consultazioni telefoniche effettuate e di programmare le richiamate attive. Un altro elemento importante è stata la partecipazione alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) da parte di un medico della medicina di gruppo, che ha facilitato il lavoro in rete e l’acquisizione di competenze.

Più in generale, con il passare delle settimane la situazione di emergenza ha costretto a ripensare tutte le attività cliniche, organizzandole per scopi: i momenti dedicati ai sospetti Covid, alle visite domiciliari, alle urgenze, ai pazienti cronici, alle prime visite indifferibili e settimanalmente la riunione di équipe per mantenere un dialogo costante nel gruppo e con gli altri attori della Casa della Salute.

Il potenziamento del filtro del triage si è dimostrato uno strumento utile a indirizzare in maniera mirata la presa in carico del bisogno. Una peculiarità del front-office della Casa della Salute è la presenza, alcune ore al giorno, di una collaboratrice di studio con formazione ed esperienza di educatrice in situazioni di marginalità, che si riflette nella capacità di accogliere le richieste telefoniche, decodificare il bisogno e facilitare i percorsi di presa in carico. Pur se faticosa, la suddivisione del lavoro ha reso possibile ottimizzare i tempi e ritagliare uno spazio per seguire i pazienti cronici e fragili. Infatti, impostata e avviata la gestione dei sintomatici, l’attenzione è stata rivolta alla riorganizzazione della proattività.

Con le limitazioni imposte dalla pandemia, molte situazioni di cronicità rischiavano di essere trascurate fino allo scompenso. Questo avrebbe generato una notevole difficoltà a persone in condizioni di fragilità o vulnerabilità psico-sociale nell’accesso ai servizi di salute. La creazione di un data-set di pazienti cronici, con informazioni cliniche e psico-sociali, ha permesso di suddividere la popolazione in tre codici colore in base alle condizioni di rischio.

Tutti gli assistiti individuati sono stati contattati telefonicamente grazie al contributo di studenti e medici volontari che hanno aderito al progetto. A questo proposito, la condivisione con il servizio infermieristico e sociale ha mostrato l’importanza della presa in carico in rete nella gestione della complessità. Questi interventi hanno giovato della collaborazione presente da tempo tra professionisti della Casa della Salute, in particolare medici di famiglia, infermieri, assistenti sociali e psichiatri.

Le situazioni complesse sono state gestite all’interno di “tavoli della complessità” che hanno permesso di pianificare interventi condivisi.

Fig 1 francini

Ad alcuni bisogni individuati è stato possibile dare un’iniziale risposta tramite connessioni intrecciate con volontariato e associazioni del terzo settore, come ad esempio attività di monitoraggio e assistenza domiciliari. Inoltre, un sorprendente risvolto del progetto è stato che alcuni assistiti si sono offerti per attività di volontariato nel quartiere, secondo i propri interessi e le proprie possibilità e inclinazioni. Questo ha dimostrato che le Case della Salute potrebbero diventare incubatori e connettori di buone pratiche comunitarie.

Per le situazioni di solitudine e difficoltà il ragionamento in essere è più ampio e collettivo, coinvolgendo servizi e associazioni. Sul lungo periodo, l’idea è di individuare attività di aggregazione sociale nel rispetto delle norme di distanziamento fisico, per raccogliere più sistematicamente le risorse di cui le persone già dispongono, anche e soprattutto informali, così da poterle potenziare, estendere, condividere. Il coinvolgimento di altri attori e servizi della Casa della Salute, di abitanti della comunità, del volontariato e terzo settore è inevitabile e sperato. In primo luogo, la collaborazione con la salute mentale e la figura nascente dell’infermiere di famiglia, già in corso nella Casa della Salute, vorrebbe individuare modalità di proattività, non solo verso il singolo, ma anche verso i gruppi sociali, per riempire vuoti e solitudini e stimolare risorse e autonomia.

Inserendo le esperienze descritte all’interno di una cornice internazionale, il modello di C-PHC rappresenta i principi ispiratori e la direzione del nostro promuovere un’assistenza basata sulla persona, sulle sue reti familiari, e orientata alla comunità. Crediamo che proprio nell’attivazione e nella messa in rete tra servizi e comunità risieda la risolutività delle cure primarie.

In questo senso le Case della Salute rappresentano un importante contenitore strutturale e virtuale di professionisti, un attivatore di idee e di risorse, nel rafforzamento o nella creazione di una rete di attori e servizi in un territorio.

L’esperienza che abbiamo provato a raccontare mostra come la gestione dell’emergenza pandemica, nella sua complessità, abbia favorito nel nostro territorio un dialogo tra professionisti rafforzando reti già esistenti, favorendo connessioni e stimolando l’attivazione di risorse comunitarie.

In questo contesto anche la figura del medico di medicina generale si rinnova attraverso la contaminazione con le altre figure professionali e la sperimentazione di nuove modalità di assistenza.


francinicecilia@gmail.com


“Oh, mio Dio, che tristezza vedere le strade diventare deserte! Ogni casa, ogni porta chiusa induce a sospettare: sono chiusi due negozi su tre”

Samuel Pepys, Diario della peste di Londra del 1665

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