I medici di medicina generale e la pandemia

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Giuseppe Paladino

Giuseppe Paladino
Specialista in Anestesia e Rianimazione.Medico di Medicina Generale, Animatore di formazione per la Regione Toscana, tutor e docente per la formazione in Medicina Generale. Formatore e Istruttore di corsi per Pronto Soccorso Aziendale. Medico formato per la sperimentazione clinica dei farmaci in fase IV. Già coordinatore AFT di Sesto Fiorentino

Alessandro Bussotti

 

Alessandro Bussotti
Medico di Medicina Generale dal 1979 al 2009. Responsabile dell’Agenzia di Continuità Ospedale Territorio della AOU Careggi dal 2009 al 2019

1. Non essere povero. Se puoi smetti. Se non ci riesci, cerca di non essere povero per molto tempo.
2. Non vivere in un’area misera: se puoi trasferisciti altrove.
3. Non essere disabile o non avere un figlio disabile.
4. Non fare un lavoro manuale, malpagato e stressante.
5. Non vivere in una casa umida, di bassa qualità e non essere un senza tetto.
David Gordon, Regole d’oro per star bene


Dal febbraio-marzo 2020 si è diffusa in Italia l’infezione da virus SARS-CoV-2: fin dall’inizio è risultato evidente ed estremamente pubblicizzato sui mass media l’impegno ospedaliero, sia dei Pronto Soccorso, sia dei reparti di degenza (in particolare di Malattie Infettive, di Medicina Interna, di Pneumologia) sia, soprattutto, delle Terapie Intensive.

L’attenzione sulle difficoltà ospedaliere si è riaccesa, con numeri e toni apocalittici, con la cosiddetta seconda ondata: in effetti i casi gravi di COVID-19 stanno mettendo in grave crisi gli ospedali e se ne è data sempre di più, mano a mano che il tempo passa e l’epidemia non tende a ridursi, la responsabilità al “territorio”. È sicuramente vero che i Dipartimenti di Sanità Pubblica non hanno retto l’impatto dei grandi numeri di persone infette, ma sono soprattutto i medici di medicina generale (MMG) a essere stati definiti come l’“anello debole” della catena e accusati da più fonti, anche governative, sia nazionali che regionali, di non riuscire a fare filtro e quindi non curare a domicilio i pazienti che non necessitano di ospedalizzazione (1 su tre infetti secondo il recente servizio televisivo del Dataroom di Milena Gabanelli, 9 novembre 2020).

Non ci sono davvero dubbi che sempre più negli anni il sistema delle Cure Primarie è diventato la Cenerentola del nostro sistema sanitario, sia in termini organizzativi che di finanziamento, e non ci sono dubbi che i medici di medicina generale sono stati lasciati spesso soli e disarmati di fronte alle situazioni critiche, come la pandemia in atto (basti pensare al numero di medici di medicina generale deceduti). Ma è vero che i medici di medicina generale non fanno e non hanno fatto nulla per i loro assistiti riguardo all’infezione da coronavirus?

Dobbiamo ammettere che, nella follia di numeri che ci sono stati forniti quotidianamente (e non di rado di significato e utilizzo non chiarissimo), i medici di medicina generale non hanno numeri da mostrare nei telegiornali e nei talk show televisivi e questa è sicuramente una debolezza che dovrà essere colmata: ma questo non significa automaticamente che i medici di medicina generale siano stati con le mani in mano.

Per dare un’idea del lavoro fatto durante i mesi della pandemia, i medici di medicina generale che fanno parte della AFT di Sesto Fiorentino si sono sottoposti spontaneamente a una revisione del loro lavoro nella prima metà di novembre 2020: si parla di 10-12 ore di lavoro al giorno, con 10-20 visite ambulatoriali (adeguatamente contingentate per misura di sicurezza) e domiciliari, ma con una frequenza incredibile di telefonate (oltre 100 al giorno). Poi 30-35 mail con esami, consigli, controlli, indicazioni terapeutiche, pazienti cronici da ricontrollare, messaggi whatsapp in numero incalcolabile, controlli su SISPC anche da casa e nei periodi di assenza dal lavoro (la sera dopo le 20 e nel fine settimana). L’attività programmata (ADI e ADP) è stata in gran parte conservata. Senza considerare che in questo periodo sono state anche fatte le vaccinazioni antinfluenzali, anche queste con qualche difficoltà. I pazienti SARS-CoV-2 positivi sono stati seguiti telefonicamente (anche con 2-3 telefonate al giorno per ciascun paziente), qualche volta di persona e spesso in collaborazione con le USCA.

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Le cose sono state ulteriormente complicate dalla scarsa chiarezza sulle procedure (certificati e protocolli, quarantene che non arrivano, provvedimenti di liberatoria che a volte vengono emessi e a volte no) e dalla mancanza di direttive che uniformino le risposte e il lavoro, pur in presenza di un numero impressionante di delibere, decreti, procedure, alle quali è veramente difficile star dietro da parte di professionisti il cui lavoro dovrebbe essere essenzialmente clinico.

Nella Tabella I sono riportati i dati dei pazienti SARS-CoV-2 positivi seguiti nei primi quindici giorni di novembre: su una popolazione totale assistita di oltre 34.000 persone, i pazienti seguiti a domicilio positivi per SARS-CoV-2 sono stati 703 e solo 41 (5,8%) sono stati ospedalizzati. In altre parole, è stato seguito e curato a casa oltre il 94% dei pazienti positivi.

Anche se non hanno partecipato alla rilevazione dei dati tutti i medici di medicina generale di Sesto Fiorentino, risulta abbastanza evidente che il SARS-CoV-2 non è stato affrontato con grande sacrificio solo dai Pronto Soccorsi, dai reparti di Medicina Interna e dalle Terapie Intensive degli ospedali, ma anche i medici di medicina generale, pur privi di una organizzazione logistica e strumentale oltre che di personale, se si esclude la preziosa collaborazione delle USCA, hanno notevolmente contribuito a “tenere” la situazione evitando il ricovero e non lasciando soli i pazienti ai loro domicili. Del resto, i dati pubblicati da ARS sulla seconda ondata dimostrano che la Toscana è una delle regioni con il tasso di ricovero più basso.

Per fortuna ora anche sui mass media si comincia a descrivere in modo critico il sistema ospedalocentrico, sviluppato per esempio in Lombardia, e a parlare dell’importanza di un sistema di Cure Primarie efficiente che veda come responsabile clinico del cittadino il suo medico di medicina generale all’interno di un team organizzato. Solo così potremo prendere in carico realmente i malati cronici e solo così saremo in grado di far fronte a eventi eccezionali, come l’attuale pandemia.

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dr.giuseppe.paladino@gmail.com

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