Dopo la pandemia il ritorno della medicina politica

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Un’epidemia è una questione politica con risvolti medici

Rudolph Virchow, Relazione sul tifo in Prussia, 1848


Rispetto a ogni precedente catastrofe sanitaria abbiamo assistito a una sorta di medicalizzazione globale della lotta alla pandemia. Mai la scienza ha assunto un ruolo così preponderante; le decisioni si sono affidate ai dati degli epidemiologi e alle conoscenze dei virologi. La medicina è apparsa quasi custode della salute dell’umanità e garante delle scelte politiche.

Oggi tutti sostengono che non si può tornare al passato e che occorre cambiare molte cose, rimediare a molti errori, garantire i principi fondanti della sanità universale e pubblica, rendendola adeguata alle sfide che incombono.

In realtà le sfide preesistevano alla pandemia ma la società e i governi avevano deciso di far finta di niente. Adesso i fatti costringono a riflettere e a prendere decisioni efficaci che, però, riguardano interventi diretti alla collettività e, per questo, talora limitativi della libertà individuale.

Occorre ricomporre i due aspetti fondamentali della medicina, quella clinica, individuale, e quella sociale, comunitaria o di popolazione: “la Repubblica tutela la salute” come “diritto dell’individuo e interesse della collettività”; diritti e interesse sono posti sullo stesso piano. Altresì l’individuo si connette con la collettività mediante la solidarietà la cui doverosità la stessa Costituzione sancisce.

La questione della medicina sociale, da Ippocrate a Ramazzini a Virchow, attraversa tutta la medicina che, tuttavia, negli ultimi decenni si è volta più alla cura di target di popolazione sempre meno numerosi con oneri sempre maggiori.

Alla fine del secolo XIX le vittorie della medicina sociale facevano sperare in un futuro volto al benessere di ogni uomo all’interno di comunità sane. “La clinica e l’igiene, costituenti insieme la Medicina Politica, cooperano alla soluzione dei più grandi problemi che si affacciano del pari alla mente del medico e del moderno uomo di Stato”: la frase di Giulio Baccelli apparsa sul Lavoro del 1/11/902 (citata da G. Cosmacini nella sua Storia della Medicina in Italia) sintetizza questa speranza e introduce la riflessione sul momento storico che stiamo vivendo.

Oggi la pandemia ha richiamato con forza i problemi sanitari della collettività la cui terapia, fermo restando la cura dei singoli pazienti, è quasi del tutto riposta nei provvedimenti di sanità pubblica, oltre che in un’altra terapia sociale, il vaccino. La medicina clinica e quella sociale sono inscindibili e la medicina tutta non può non essere che politica. E una politica forte perché incide sull’economia.

La medicina non è soltanto storia della relazione coll’individuo e della tutela dei suoi diritti (la centralità del paziente) ma anche storia dei grandi interventi sociali che si fondano sulla centralità della comunità dei cittadini anzi dell’intera umanità: la sanità è un bene comune perché fruibile da chiunque.

Nella sanità quotidiana occorre distinguere la lesione dei diritti umani dalle limitazioni della libertà personale derivanti da un superiore interesse quale la salute di tutti, purché tali obblighi rispondano a criteri di efficacia, di proporzionalità e di legalità e rappresentino un onere equo e tollerabile.

La tensione tra “diritto” dell’individuo e “interesse” della collettività non riguarda soltanto la pandemia: i cambiamenti climatici e la pervasività della moderna tecnologia hanno condotto al cosiddetto “antropocene”, un’epoca caratterizzata dal dominio delle attività umane, in cui è necessaria una gestione “securitaria” della salute che ne inquadri i problemi globali tra le nuove ed emergenti minacce alla sicurezza collettiva, dato che la diffusione di malattie infettive altamente patogene può minare le basi politiche, economiche e sociali degli Stati.

In conclusione, le grandi sfide del cambiamento climatico e dell’aumento delle disuguaglianze devono trovare risposta a partire da una rinnovata consapevolezza e da una visione più ampia che, fatti salvi gli irrinunciabili diritti individuali, sul loro rispetto ponga le basi di una rinnovata alleanza tra medicina e società.

Antonio Panti


“La medicina è una scienza sociale e la politica non è altro che medicina su larga scala”

Rudolph Virchow