Nelle RSA tra sicurezza e affetto

Serena Spinelli

 

Serena Spinelli
Assessora Politiche Sociali, Edilizia Residenziale e Cooperazione Internazionale Regione Toscana

 

La scienza è una infrastruttura della democrazia
Ezio Mauro, Riparte l’Italia, 23/03/1921

“Buongiorno carissimi. Questa forzata clausura mi porta a pensieri e riflessioni non confortanti. Penso ai tanti conoscenti che stanno attraversando momenti di ansia, difficoltà e con la prospettiva che il futuro sarà peggiore come, ad esempio, alle 5 donne che avevano un contratto stagionale con il residence di cui 2 separate con i figli a carico. La frase ‘andrà tutto bene’ 30 giorni fa mi esaltava, ora invece mi graffia l’anima. Voglio credere, da laico, che questa Pasqua sia di rinascita, di riscoperta del senso di comunità”
Giorgio, Graffiti, 2020

 

Le Residenze Sanitarie Assistite (RSA) hanno sicuramente rappresentato anche in Toscana uno dei fronti più difficili nella lotta al COVID-19. Basti pensare che tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2020 siamo arrivati ad avere quasi duemila anziani positivi nelle nostre 324 residenze, mentre in base all’ultimo monitoraggio del 10 maggio siamo scesi a 76.

Un risultato che è frutto in prima battuta delle disposizioni regionali decise in autunno, con cui abbiamo puntato a favorire la massima separazione tra gli ospiti negativi e quelli positivi e a migliorare la presa in carico di questi ultimi da parte delle Asl di competenza.

A fare la differenza poi ha concorso soprattutto l’avanzamento della campagna vaccinale avviata tra gli ospiti delle RSA, a cui è stata data la priorità appena il vaccino Pfizer è stato disponibile – il 27 dicembre – e di cui si sta completando la somministrazione dei richiami.

Tra le criticità che abbiamo dovuto affrontare c’è stata inoltre quella dei casi che si sono sviluppati tra gli operatori. Anche questi sono oggi in rapida diminuzione, grazie alle vaccinazioni del personale, ma soprattutto grazie a un’aumentata sensibilità e attenzione nei confronti della pericolosità del virus e a una opportuna formazione.

A questo proposito, uno studio recente, dedicato proprio alla gestione della pandemia nelle RSA toscane e curato dall’Istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ci mostra che le RSA – così come del resto tutti noi – non erano preparate a una pandemia. La maggioranza delle strutture ha, infatti, affrontato inizialmente il COVID senza un piano per la gestione di influenze pandemiche, messo a punto via via che l’emergenza cresceva.

Un piano di riorganizzazione “sicurezza e affetto”

Come istituzione regionale e come assessore competente per le RSA è proprio sul piano organizzativo che ci siamo concentrati in autunno, nel pieno della cosiddetta seconda ondata. A novembre abbiamo infatti varato delle disposizioni che ho definito più volte “Piano sicurezza e affetto”.

Sono queste le due parole che ci hanno guidati nel definire le importanti misure volte a proteggere e a prenderci cura dei nostri anziani.

Sicurezza, innanzitutto

Il primo obiettivo, quello della sicurezza, è stato orientato a ridurre il più possibile i contagi tra gli ospiti delle strutture residenziali e tra le operatrici e gli operatori che da mesi erano sottoposti a un grande stress.

La massima e tempestiva separazione tra gli ospiti positivi e quelli negativi è stata determinante. In ogni Asl sono state individuate strutture da convertire in RSA Total COVID, nelle quali è stato aggiunto personale sanitario Asl e dove sono stati assistiti gli ospiti positivi che non necessitavano di essere ricoverati in ospedale. Le RSA, in grado di attuare percorsi separati al proprio interno, hanno continuato a operare in modalità mista COVID/No-COVID, ma sempre con il supporto del personale sanitario regionale.

È stata importante anche la definizione di una modalità di gestione dei positivi, affidata al personale di nuove USCA dedicate, insieme al medico di famiglia, agli specialisti dei gruppi territoriali e alle unità di crisi aziendali.

Insomma, sono state date disposizioni precise da parte del Servizio Sanitario Regionale per la presa in carico degli anziani che avessero contratto il virus e per garantire il livello di assistenza e cura più adeguato, in base alle condizioni di salute e alla gravità dei sintomi.

A questo si è aggiunto un monitoraggio costante sull’andamento epidemiologico attraverso i dati provenienti dalle singole RSA toscane. Sarà, inoltre, sviluppata una App che consentirà un continuo controllo della situazione di presa in carico integrata sociale e sanitaria di ciascun ospite.

C’è stato dunque un forte impegno condiviso dei soggetti gestori, delle aziende sanitarie e dei medici nell’azione di prevenzione e di contrasto del contagio, oltre a un deciso impegno formativo e di aggiornamento.

Abbiamo fatto partire, infatti, un insieme di iniziative di formazione e prevenzione rivolte alle RSA della Toscana con l’obiettivo di migliorare, a partire dall’emergenza COVID, tutta l’azione di prevenzione, di sicurezza e di gestione delle situazioni di rischio sanitario.

All’interno di questo progetto vorrei segnalare tre incontri, uno per ogni area vasta, rivolti principalmente ai referenti delle RSA per la qualità, la sicurezza e il rischio clinico. Essi nascono con l’obiettivo di sviluppare un modello organizzativo in grado di fronteggiare al meglio gli eventi critici attraverso il potenziamento del rapporto con il Centro di gestione del rischio clinico e con le figure di riferimento delle Asl e attraverso la condivisione di buone pratiche, procedure, strumenti formativi e informatici.

Siamo già partiti con l’area vasta Nord-Ovest. Gli incontri interesseranno poi l’area Centro e l’area Sud-Est e coinvolgeranno in tutto circa 500 persone. Un’ampia partecipazione, quindi, che conferma come il tema sia molto sentito dagli operatori delle RSA.

Tuttavia, sul versante della sicurezza, è importante ribadire che non possiamo assolutamente permetterci di abbassare la guardia.

La priorità va data ora alla campagna vaccinale, anche rispetto all’obiettivo di una ripresa delle relazioni tra le RSA e l’esterno, oltre che a quello di una riapertura degli ingressi dalle liste d’attesa. Per questo motivo pochi giorni fa ho inviato una lettera a tutte le RSA della Toscana, invitandole a fornire ai loro operatori tutte le informazioni e le indicazioni necessarie per poter effettuare quanto prima la vaccinazione.

Distanziamento fisico ma non distanziamento degli affetti

Dopo aver parlato tanto di sicurezza, vorrei ora dedicare spazio al secondo termine del nostro piano: affetto.

Purtroppo, la lotta al COVID nelle RSA ha richiesto un grosso sacrificio agli anziani e alle loro famiglie, quello del blocco delle visite e del totale distanziamento fisico.

Chiudere le RSA, infatti, impedendo così l’accesso ai familiari, è stata una delle misure necessarie per salvaguardare gli ospiti e gli operatori e per contrastare la diffusione del contagio, ma tale decisione ha portato con sé un pesante impatto psicologico sulla qualità della vita degli anziani ospiti e anche dei loro cari.

Un elemento di difficoltà che non abbiamo potuto trascurare e sui cui abbiamo lavorato per cercare soluzioni compatibili con le necessarie misure di prevenzione.

Abbiamo perciò stabilito le modalità e gli strumenti per garantire e favorire la comunicazione tra gli anziani nelle RSA e le loro famiglie. A questo proposito, abbiamo stanziato quasi 900.000 euro di sostegni economici alle RSA per l’acquisto o il potenziamento di una strumentazione tecnologica capace di facilitare i contatti degli anziani con l’esterno: cellulari, tablet, televisori, lavagne multimediali. In questo progetto è rientrata anche la realizzazione di spazi dedicati agli incontri in sicurezza, come le cosiddette “stanze degli abbracci”, presenti ormai in varie RSA toscane.

Insomma, il nostro obiettivo è stato quello di favorire ogni possibilità di contatto, in sicurezza o a distanza, tra gli ospiti e i loro cari, in modo che il distanziamento fisico non si traducesse in un totale distanziamento degli affetti.

Oltre la pandemia: verso un nuovo approccio per anziani e non autosufficienza

Nonostante molto sia già stato fatto, il contrasto al COVID nelle RSA non è ancora una questione chiusa. Tuttavia, oltre a tenere alta la guardia e a spingere sui vaccini, abbiamo anche il dovere di guardare oltre la pandemia, capire cosa il COVID, purtroppo, ci ha insegnato. Dobbiamo farlo, per migliorare il servizio, per evitare in futuro di commettere gli stessi errori e di trovarci di nuovo impreparati.

Ritengo che si debba tener conto anche dell’opportunità di un aggiornamento e di una ridefinizione complessiva del quadro dei servizi sociali e sanitari integrati rivolti alla terza età e alla non autosufficienza, poiché a essere cambiati e a cambiare rapidamente, anche a fronte di eventi traumatici come la pandemia, sono proprio i bisogni di una fascia di popolazione peraltro sempre più consistente. All’interno di questo quadro si collocano le RSA e i loro futuri modelli organizzativi, che andranno sviluppati insieme a tutti i soggetti coinvolti. Credo che tutto debba rispondere a un nuovo approccio, maggiormente integrato e capace di risposte trasversali, in termini di residenzialità, di assistenza e cure, di cronicità, di servizi territoriali di prossimità e di tutto quello che si può fare a livello domiciliare. È necessario ripensare e, soprattutto, potenziare ciò che per troppo tempo è stato tagliato e che ha determinato un impoverimento della capacità di risposta sul territorio ai bisogni della popolazione anziana.


serena.spinelli@regione.toscana.it