Lockdown, famiglie e salute mentale degli adolescenti

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Claudio Coscarella

 

Claudio Coscarella
Laureato nell’aprile del 1981 con tesi di laurea in Clinica Neurologica. Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile, Firenze 1990. Specializzazione in Psicoterapia Familiare a indirizzo relazionale e sistemico c/o ITF di Roma e c/o ITF di Firenze. Neuropsichiatra infanzia e adolescenza, Responsabile UFSMIA 
Isola d’Elba - ASL Nord-Ovest, Toscana

Elisa Casini
Psicologa e psicoterapeuta, UFSMIA Isola d’Elba

Chiara Marinari
Psicologa e psicoterapeuta, UFSMIA Isola d’Elba

Il lockdown ha inciso profondamente sullo stile di vita degli adolescenti ed ha causato un aumento delle richieste di ricovero per psicopatologie.

Tali affermazioni sono suffragate dalla Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) dell’ospedale pediatrico “Bambin Gesù” di Roma che denuncia un aumento da ottobre 2020 a febbraio 2021 degli atti autolesivi e degli accessi al Pronto Soccorso del 30%. La NPIA “Mondino” di Pavia registra nel 2020 un aumento del 50% delle richieste di ricovero per adolescenti. Un sondaggio fra gli adolescenti (12 < 17 anni) ha fatto emergere alterazioni del contenuto del pensiero, sintomi dissociativi, agitazione ansiosa, disturbi del sonno e preoccupazione per il futuro.

Il lockdown appare essere un fattore di rischio per la salute mentale, in particolare per l’età evolutiva.

Il 20% degli adolescenti soffre di un disturbo mentale e sembrerebbe naturale chiedere più posti disponibili negli ospedali (oggi largamente insufficienti) e più risorse per prevenire ed evitare situazioni di crisi. Gli interventi terapeutici e preventivi si realizzano rinforzando i servizi territoriali, pesantemente colpiti dai tagli alla sanità negli ultimi dieci anni, con più neuropsichiatri, più psicologi, più educatori, più terapisti (logopedisti e neuro psicomotricisti) per lavorare preventivamente con le famiglie e nelle scuole.

Fig 1 Coscarella

Paradossalmente il periodo di lockdown per alcuni adolescenti è stato positivo. Indagini-questionario condotte nella fascia 12-19 anni hanno posto in evidenza che questo periodo, nonostante le difficoltà, l’isolamento e le limitazioni sociali, è stato un’occasione per riscoprire l’importanza, del tempo, della cultura (canali tematici del servizio pubblico RAI) e per capire quanto davvero siano importanti per un individuo in crescita la libertà di movimento e la socialità.

I giovani si sono dedicati a loro stessi nella casa e con la propria famiglia in un risveglio della dimensione affettiva. Hanno tratto piacere dallo stare con genitori, fratelli e anche con se stessi.

I social media sono stati essenziali per i ragazzi durante il lockdown, poiché il loro utilizzo e i contatti quotidiani con i parenti hanno permesso di mantenere più basso il livello d’ansia. La realtà virtuale e le interazioni sociali in rete sono di fatto vicarianti per i rapporti e molto più emotivamente controllabili, soprattutto per adolescenti timidi, poco propositivi e magari con qualche problematica relazionale. Le generazioni dei nativi digitali vivono ed esperiscono la loro realtà come il prodotto di una continua interazione fra due mondi, l’offline e l’online, il digitale e il fisico, in una declinazione di rapporti interpersonali dal confine indistinto. Non si sentono mai da soli e annoiati, ma insieme e proattivi nella connessione in tempo reale, immersi in una “rete di opportunità”.

Altri adolescenti hanno tratto numerosi benefici dal passare più tempo in famiglia: molti hanno raccontato di essersi sentiti più vicini ai genitori e ai fratelli. Anche se non tutte le famiglie sono oasi affettive. Inoltre i problemi socio-economici hanno contribuito ad accrescere un malessere emergente, spesso già presente a livello dei genitori e che ha finito per travolgere bambini e adolescenti.

Questo dato di correlazione fra malessere familiare e disturbi psichiatrici adolescenziali rappresenta il principale fattore di criticità, poiché lascia comprendere quanto sia difficile e complesso, ma anche necessario, agire non solo per la cura dell’adolescente ma preventivamente per la cura dei contesti educativi dei minori (scuola e famiglia).

Il Comitato sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite ha messo in guardia contro i gravi effetti fisici, emotivi e psicologici della pandemia COVID-19. A fronte di un aumento della domanda, si rileva una persistente carenza di risorse ed elevata disomogeneità nell’organizzazione della rete dei servizi sanitari nelle diverse Regioni italiane.

In Toscana nelle Unità Funzionali di Salute Mentale Infanzia e Adolescenza si evidenzia una criticità di risorse che talvolta non garantisce equità di risposte. Gli utenti negli ultimi cinque anni sono aumentati esponenzialmente e tante famiglie sono costrette a rivolgersi nel privato con carichi emotivi, logistici ed economici molto rilevanti e difficilmente sostenibili.

 

claudio.coscarella@uslnordovest.toscana.it


ANCHE I RAGAZZI SOFFRONO IL COVID: IL DRAMMA DEL DISAGIO PSICOLOGICO DEGLI ADOLESCENTI

Sta diventando un problema di enorme importanza, spesso non considerato adeguatamente e quasi mai ritenuto degno di opportuna valorizzazione nelle cronache dominate dal Covid-19. Purtroppo però appare ogni giorno più evidente che la pandemia sta impattando pesantemente anche sulle fasce più giovani di popolazione, da mesi relegate in casa, private della didattica in presenza e con spazi di socialità limitati allo schermo e ai microfoni dei computer e degli smartphones.

Lo dimostrano i dati dell’AOU Meyer di Firenze, al pari di quanto registrato dalle altre grandi strutture ospedaliere pediatriche del nostro Paese.

Già durante il 2020 infatti il DEA del pediatrico fiorentino aveva segnalato un aumento di circa il 17% rispetto all’anno precedente dei casi di adolescenti visitati per problemi relativi alla salute mentale. Ulteriore conferma di questa preoccupante situazione di disagio psichico negli adolescenti è poi arrivata dal confronto con i dati dei primi due mesi del 2020 e del 2021. Se nel periodo gennaio-febbraio dello scorso anno il DEA del Meyer aveva infatti registrato un solo accesso per problemi legati a disturbi del comportamento alimentare, nello stesso periodo 2021 i casi sono diventati 21, in gran parte riferibili a problemi legati all’anoressia.

Ancora più preoccupante l’incremento delle situazioni di accesso al DEA per ideazioni suicidarie, passate dall’unico caso rilevato a gennaio-febbraio 2020 ai 10 dello stesso periodo 2021.

Simone Pancani

Fig 2 Coscarella

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